Può sembrar strano, ma il software libero non è gratuito
Spesso si fa confusione tra i due termini...per fortuna siamo italiani
Gratis è buono, di qualità è meglio
Beati noi italiani che abbiamo l'opportunità di usare due parole distinte per libero e gratuito. Gli anglosassoni purtroppo non hanno questa fortuna e usano free per entrambi i significati, e questo spiega molte cose
. Quindi i poveretti sono obbligati a spiegare ogni volte se dicono free as a free beer (cioè una birra gratis) or as a free speech (libertà di parola). La carenza era così forte che per dire libero hanno cominciato ad usare la parola libre che non è presente nel dizionario inglese.
Però nonostante questa opportunità sono ancora tanti gli italiani che non hanno chiara la differenza e pensano non solo che l'unico vantaggio del software libero sia la gratuità, ma anche che ciò gli sia dovuto illimitatamente. Con ciò non mi riferisco solo a quelli che ti dicono che se usi il software libero devi lavorare gratis, a questi dedicherò un apposito post, bensì a coloro che pensano che essendo gratuito sia sufficiente scaricarlo e che poi si fa tutto da soli.
Non che in fondo sia sbagliato, ma dipende dagli obiettivi. E' perfettamente ok se voglio smanettare su qualcosa di nuovo, ma se devo installare una complessa applicazione server non mi posso improvvisare esperto e competente come chi segue quella tecnologia da anni.
Per spiegare questo concetto riporto l'esempio che faccio sempre quando spiego l'importanza di essere seguiti da un coach quando ci si lancia in qualche nuovo campo tecnologico anche se il software e la conoscenza nel settore sono liberi.
Io non sono un buon cuoco. A mangiare me la cavo, ma a cucinare so occuparmi solo della sopravvivenza a breve termine. E di persone come me ne conosco tante. Ogni tanto mi lancio anche a fare qualcosa di particolare, una volta ho fatto perfino i profiterols partendo da zero. Ho preparato l'impasto dei bigne, il ripieno e la crema al cioccolato. Diciamo che non hanno opposto resistenza all'essere mangiati, ma erano ben lontani da quelli di un professionista e anche da quelli di una buona casalinga. Quel che faccio lo chiamo hacking culinario e non ristorazione professionale. E badate bene che le ricette sono tutte pubbliche (leggi libere) e spesso molto precise, ma la finezza di chi se ne intende, la sua capacità di fare la cosa giusta al momento giusto, l'esperienza di recuperare una situazione critica non si improvvisano. Altrimenti nessuno andrebbe più a mangiare al ristorante.
Lo stesso discorso vale per il mondo informatico. Anche se il software è libero non è detto che non ci serva il supporto di persone competenti e quindi bisogna essere pronti a sostenerne il costo.
Nulla di nuovo sotto il sole comunque. Con il software proprietario è normale pagare prima le licenze e poi i tecnici per sviluppare le applicazioni. Almeno nell'open source c'è più scelta, non si legati ad un fornitore specifico e la qualità del software è di sicuro maggiore quindi il gioco vale la candela.
Percioè vi auguro buon appetito e di avere pure la birra gratis che di sicuro vi migliorerà la libertà di parola 