Bug e bachi: software proprietari peggio dei liberi?
Alla luce degli ultimi eventi sembra che, nonostante investimenti miliardari, i software proprietari presentino molti più bug di quelli open source.
Brutte figure dei software proprietari: hanno più bug e causano più danni dei software open source.
I software sono fatti da esseri umani, e gli esseri umani, si sa, sono fallibili. Di conseguenza anche i software da essi progettati sono soggetti a malfunzionamenti, errori, bachi.
Quello che lascia perplessi è come la presenza e soprattutto la pericolosità dei bug siano maggiori all'interno di sistemi chiusi o proprietari, per i quali gli stanziamenti di budget sono nettamente superiori se confrontati con quelli destinati a progetti open source, e per i quali quindi l'attenzione ad errori di sviluppo dovrebbe essere ben altra. Ma a fronte degli avvenimenti che hanno segnato gli ultimi mesi le conclusioni che è possibile trarre sono ben altre... Eccone una breve lista dei più rilevanti, dall'attacco cinese a Google ai guai di Apple iTunes:
Youtube
Un difetto XSS è stato scoperto nel sistema di commenti di YouTube: esso permetteva di inserire codice HTML e JavaScript nella sezione comenti. Nel caso specifico i fan del cantante Justin Bieber, al momento di visualizzare uno dei suoi video, si sono visti reindirizzati su vari siti porno. Stando alle dichiarazioni di Google decise contromisure sono state prese contro questo tipo di vulnerabilità di YouTube.
Sul famoso social network è stato trovato un bug in grado di forzare un utente a diventare 'follower' di un altro. Tale bug è stato confermato dai portavoce di Twitter, i quali hanno assicurato che si stanno occupando intensamente del problema.
Delizia degli utenti, croce di tutti coloro preoccupati della loro privacy. Secondo alcune voci su Facebook sarebbe possibile vedere le chat private dei propri 'amici' con poche semplici mosse. Non solo: sembra che Facebook si stia arrovellando il cervello circa alcune applicazioni non totalmente verificate che potrebbero portare al furto di dati degli utenti. Il caso forse più eclatante è stato quello di "Friends Revealed", un'applicazione che automaticamente inoltrava un questionario un po' sopra le righe a tuti gli utenti presenti nella lista amici.
Apple
L'iPhone 4 sembra proprio essere nato sotto una cattiva stella. A partire dalla clamorosa scomparsa del prototipo ritrovato poi sul bancone di una tavola calda e la cui recensione fece il giro del mondo (bella operazione di marketing?), sembra che i grattacapi per la Casa della mela non finiscano mai. Ultimo in ordine di data l'ormai famigerato problema legato all'antenna dell'iPhone 4, il quale è sfociato in una vera e propria class-action.
AT&T/iPad (Apple 2a parte)
Un gruppo di sicurezza ha scoperto che l'iPad/AT&T è vulnerabile. Una breccia nel suo sistema di sicurezza permette di avere accesso alle informazioni degli utenti (tra questi anche capi d'azienda, politici e alte sfere dell'esercito). Questo vero e proprio buco nella sicurezza potrebbe portare a spam commerciale e ad attività di hackeraggio maligno.
iTunes (Apple 3a parte)
Gli account degli utenti di iTunes, servizio a pagamento fornito da Apple per il download legale di brani musicali, sono stati craccati e qualcuno ha anche utilizzato il credito di alcuni utenti per acquisti personali. A quanto sembra anche l'App Store è stato compromesso.
Microsoft Internet Explorer
Tra tutti probabilmente il danno più grande l'ha causato il browser di Microsoft. A causa delle varie 'pecche' presenti nel suo sistema di sicurezza, infatti, Google e varie aziende ad esso legate sono state oggetto di un violento e massiccio attacco da parte di hacker cinesi, a quanto sembra per avere accesso alle informazioni di gruppi di ativisti. Il risultato è stato il furto di proprietà intellettuale ai danni di Google. Come conseguenza il colosso di Mountain View ha cominciato ad affidarsi sempre meno alle tecnologie di Microsoft, mentre IBM ha già annunciato di voler passare da IE a Firefox.
Ovviamente esistono altri casi di questo genere, ma già questa rassegna può essere indicativa, con buona pace di tutti i detrattori dell'Open Source. 