Slow Marketing: etica e valori al primo posto

Ascolto, dialogo e interazione: le parole chiave dello slow marketing, un innovativo approccio di vendita che punta sulla qualità della vita e delle relazioni umane

Slow Marketing: etica e valori al primo posto

Slow Marketing

E' molto probabile che la prima volta che avete sentito il termine “slow” sia stato in associazione con il movimento Slow Food fondato nel 1986 da Carlo Petrini con lo scopo di promuovere un cambiamento culturale e un rallentamento dello stile di vita odierno degli individui e di riscoprire il valore della qualità e delle tradizioni in campo eno-gastronomico contro il dilagare del consumismo frenetico da fast food.

L'associazione Slow Food si batte per promuovere l'interesse legato al cibo come portatore di piacere, cultura, tradizioni, identità e di uno stile di vita alimentare rispettoso dei territori e delle tradizioni locali.

Sulla scia di Slow Food negli ultimi anni il termine “slow” è stato usato anche in settori diversi da quello eno-gastronomico come ad esempio l'urbanistica (Cittaslow), il design (Slow Design) e più in generale lo stile di vita (Slow Living) creando così il cosiddetto Slow Movement.

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Slow Tourism: il turismo che rispetta il territorio e l'ambiente
 

In particolare è interessante sottolineare come il concetto di “slow” si possa applicare con successo al settore del turismo dando vita così al cosidetto Slow Tourism. Slow Tourism è un movimento che intende promuovere un turismo sostenibile e responsabile per la tutela e la salvaguardia delle località di pregio attraverso la formazione e l’informazione del viaggiatore e delle comunità residenti, restituendo così al territorio il suo antico valore e significato e diminuendo allo stesso tempo l'impatto ambientale di un settore che è fra i più inquinanti nel nostro Paese.

La prima persona a unire il termine “slow” con il mondo del marketing è stata la blogger Evelyn Rodriguez in un post del 28 settembre 2006 intitolato “Slow Food, Slow Sex, Slow Travel…Slow Marketing” dove ha descritto un marketing basato sulle esigenze profonde dei singoli individui invece che su quelle del consumo di massa.

Il marketing classico punta sulla massimizzazione a tutti i costi del profitto a breve termine ottenibile dalla vendita di prodotti o servizi, anche a scapito del ciclo naturale di vita degli oggetti e delle risorse naturali, con ricadute negative sull'ambiente. Lo Slow Marketing cerca invece di soddisfare innanzitutto il bisogno primario delle persone di stabilire relazioni con gli altri membri della comunità e di appartenere a network fondati sui valori emotivi.

Slow Marketing


Slow Marketing: saper parlare al cuore del cliente


Lo scopo dello Slow Marketing è creare valore per le persone e per la società e inoltre seguire princìpi etici che perseguano il bene comune per un nuovo sviluppo armonico del triangolo relazionale “imprese, ambiente, società”. In questo modo si viene a creare una sinergia positiva che in un’ottica win-win favorisce contemporaneamente sia il lato sociale e ambientale sia l’aspetto imprenditoriale e di business.

Lo Slow Marketing si occupa primariamente di coltivare relazioni e di incentivare il passaparola e agisce secondo la convinzione che ciò che gli utenti dicono a proposito di un brand non sia altro che il riflesso diretto di quanto forte è il loro legame, individuale e collettivo, con il brand stesso. Più un brand investe nell’interazione con i propri utenti più forte diventerà la reciproca relazione emotiva che li lega l'un l'altro.

In generale oggi è possibile osservare in molti settori come l'alimentare, l'edilizia, la cosmesi, che l'azione di marketing sta slittando sempre di più dalla vendita pura e fine a se stessa al dialogo attivo e costante con il cliente. La necessità di cambiare radicalmente il paradigma attuale del marketing standard è espresso anche da due importanti correnti di pensiero per molti versi simili allo Slow Marketing: il Societing e il Marketing Mediterraneo.


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Societing: l'impresa diventa una comunità per il valore sociale

 

Con Societing si intende una nuova filosofia sviluppata dal sociologo Giampaolo Fabris che vede l'impresa come anello fondamentale per la generazione del valore sociale all'interno della propria comunità di appartenenza. Secondo questo approccio innovativo le imprese sono destinate a diventare sempre più aperte e a costituirsi come dei network sociali: questo comporta nuove forme di legami e di responsabilità verso quell'aspetto sociale da cui sempre di più derivano il loro valore.

Si manifesta inoltre la necessità per le imprese di “fare società” (societing) creando con gli stakeholder coinvolti nei processi produttivi nuove relazioni che riescano sia a generare business sia a contribuire al bene comune. In questo modo l'impresa si trasforma man mano da un'entità monolitica e insensibile al contesto sociale e ambientale in una comunità produttiva allargata tenuta insieme da un'etica comune e virtuosa.


Marketing Mediterraneo: l'importanza dei valori tradizionali

 
Il Marketing Mediterraneo prende invece origine dal pensiero del sociologo Franco Cassano e ai principi della produttività, dell’attivismo individuale, della competitività e della razionalità dominanti nell’orientamento di marketing standard di matrice anglosassone contrappone un nuovo set di valori tra cui l’apertura alla diversità, al pluralismo delle voci, al rispetto dell’altro, all’accoglimento della tradizione e la connettività, tutti valori tipici - secondo lo studioso - delle popolazioni che abitano nell'area del Mediterraneo. Questo nuovo approccio consiste quindi nella riscoperta di valori antichi fondati sulla consapevolezza che l’azienda è inserita in un sistema di relazioni sociali di cui non può non tener conto.

L’obiettivo principale del Marketing Mediterraneo è quello di spostare l’attenzione su un modo nuovo di fare marketing e comunicazione nella società moderna, un modo che si propone di creare valore non esclusivamente per le aziende che lo applicano ma anche per la società intera che lo fruisce. Questo approccio al marketing, che condivide con lo Slow Marketing la rivalutazione della lentezza e la centralità del consumatore, pone al centro del processo comunicativo il senso di comunità, di appartenenza e di autenticità, idee che al tempo del web 2.0 si traducono in community online facilitate dai brand e fondate sul legame emozionale degli utenti e in piattaforme partecipative di co-creazione dove le persone interagiscono con l'obiettivo di giungere insieme a soluzioni migliorative o totalmente nuove sia in ambito di business che sociale attraverso iniziative di engagement 3.0.


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L'approccio sbagliato: spam e marketing aggressivo sui social

Come abbiamo visto quindi per costruire relazioni autentiche il brand deve necessariamente abbandonare le strategie di marketing di breve periodo aggressive e superficiali utilizzate finora come standard e ripensare la propria strategia in un'ottica di rallentamento e approfondimento delle singole relazioni personali. In quest'ottica la gestione delle conversazioni online con l'utilizzo pianificato dei social media per la generazione di contenuti di valore può rappresentare un ottimo strumento di creazione e miglioramento delle relazioni dei brand con gli utenti.

L'uso dei social media può rivelarsi però un'arma a doppio taglio: se da un lato questi strumenti digitali possono aiutare i brand a interagire al meglio con il proprio pubblico, dall'altro possono rappresentare una fonte rilevante di “inquinamento delle conversazioni” a causa di un utilizzo negativo, per esempio quando si ricorre allo spam continuo di messaggi di marketing non richiesti.

Gli errori più comuni del marketing aggressivo messo in atto da alcuni brand con lo spam sui social media sono:

  • postare e condividere contenuti senza alcun obiettivo o strategia di lungo termine
  • ignorare le eventuali relazioni di coinvolgimento con gli utenti e postare unicamente contenuti commerciali correlati al business aziendale
  • scrivere sul blog aziendale contenuti non rilevanti per gli utenti
  • inserire nei propri messaggi un numero eccessivo di keywords legate al prodotto/servizio che si vuole vendere con l'unico scopo di essere più visibili per i motori di ricerca


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L'approccio giusto: per un social media marketing più etico

 
Per contrastare questa tendenza all'automazione e alla “spersonalizzazione” del social media marketing (SMM) Redomino, ispirandosi agli approcci più evoluti del marketing sopra descritti, propone un approccio diverso, un percorso che può essere intrapreso anche per rimediare agli errori commessi in passato:

  • adottare fin da subito una strategia di lungo termine per l'interazione con gli utenti e fissare degli obiettivi intermedi per controllare periodicamente l'andamento della campagna di SMM attraverso il coinvolgimento del pubblico con il quale si dialoga
  • utilizzare un tono informale, amichevole e onesto nelle relazioni con tale pubblico
  • chiarire da subito i valori e gli obiettivi aziendali per essere trasparenti con i propri utenti
  • postare esclusivamente contenuti che possano essere interessanti per i destinatari dei messaggi
  • non forzare le conversazioni online ma lasciare che queste crescano spontaneamente
  • mantenere una coerenza comunicativa unica sui vari canali social
  • stimolare la partecipazione del pubblico alle iniziative di SMM e prendersi il tempo giusto per curare le relazioni con i singoli utenti
  • personalizzare e umanizzare il più possibile i propri messaggi di marketing in modo da arricchire concretamente l'esperienza degli utenti


Se volete sostenere la nostra passione nel fare marketing e approfondire il nostro approccio veniteci a trovare sul nostro gruppo LinkedIn Marketing 3.0.1 e dateci la vostra opinione.

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Articolo a cura di Marco Apostoli Cappello e Flavio Fabiani