Piano editoriale social: a cosa serve e come organizzarlo

Circa L'Autore

Da oltre vent'anni Giuseppe Masili opera nel settore Digital. Fondatore di Redomino, affianca aziende e organizzazioni nello sviluppo di progetti digitali con un approccio orientato agli obiettivi e al miglioramento continuo. Nei primi anni della sua carriera ha contribuito alla diffusione in Italia delle piattaforme Open Source Zope e Plone, partecipando come relatore a conferenze nazionali e internazionali e promuovendo una cultura del web aperta e collaborativa. È coautore del libro internazionale The Definitive Guide to Plone (Apress), autore di articoli sul digitale e ha preso parte, come relatore e membro di giuria, a numerose iniziative dedicate all'innovazione, tra cui il Digital Festival e Create24. Nel corso degli anni è stato inoltre intervistato da testate e media specializzati, tra cui Mashable Italia, oltre a podcast e canali dedicati all'innovazione e al futuro del lavoro. Crede nell'approccio agile come metodo per individuare rapidamente il percorso più efficace, adattandolo e migliorandolo in base ai risultati. Ama viaggiare e considera ogni viaggio un'occasione per confrontarsi con culture diverse, osservare nuovi punti di vista e trasformare ogni esperienza in uno stimolo di crescita personale e professionale.

Pubblicare sui social soltanto quando c’è un prodotto da promuovere o un’offerta da comunicare può sembrare una soluzione semplice. Ma una pagina aziendale composta quasi esclusivamente da messaggi commerciali rischia di diventare ripetitiva e poco utile per chi la segue.

Per costruire una presenza social coerente serve capire a chi ci rivolgiamo, che cosa vogliamo comunicare e quali contenuti possono essere davvero interessanti per il nostro pubblico.

È qui che entra in gioco il piano editoriale social: uno strumento che aiuta le aziende a organizzare la comunicazione, evitare pubblicazioni improvvisate e mantenere una direzione nel tempo.

Che cos’è un piano editoriale social?

Il piano editoriale social è il documento che definisce gli argomenti, gli obiettivi e i criteri con cui un’azienda organizza i contenuti destinati ai propri canali social.

Non è semplicemente un elenco di post da pubblicare. Serve a collegare ciò che l’azienda vuole ottenere con ciò che può essere utile alle persone a cui si rivolge.

Un piano editoriale dovrebbe chiarire alcune domande:

  • A chi vogliamo parlare?
  • Quali obiettivi vogliamo raggiungere attraverso i social?
  • Quali problemi, interessi o esigenze ha il nostro pubblico?
  • Quali argomenti possiamo affrontare con competenza?
  • Quali canali e formati sono più adatti?
  • Come capiremo se i contenuti stanno funzionando?

Le risposte permettono di costruire una comunicazione riconoscibile, senza dover inventare ogni volta qualcosa da pubblicare.

Perché un’azienda dovrebbe avere un piano editoriale?

Un piano editoriale non garantisce automaticamente più follower, contatti o vendite. Permette però di lavorare con maggiore continuità e di prendere decisioni meno casuali.

Dare coerenza alla comunicazione

Se ogni pubblicazione nasce da un’esigenza del momento, la pagina può alternare offerte, comunicazioni istituzionali e contenuti generici senza un filo conduttore.

Un piano editoriale aiuta a scegliere gli argomenti da presidiare e a mantenere un tono coerente con l’identità aziendale.

Ridurre le attività improvvisate

Decidere ogni mattina cosa pubblicare richiede tempo. Pianificare gli argomenti in anticipo permette di organizzare meglio testi, immagini, video, approvazioni e pubblicazioni.

Questo è particolarmente utile nelle aziende in cui la comunicazione social viene gestita insieme ad altre attività.

Non parlare soltanto dei propri prodotti

Promuovere servizi e prodotti è legittimo, ma non dovrebbe essere necessariamente l’unico contenuto di una pagina.

Un’azienda può utilizzare i social anche per rispondere a domande frequenti, spiegare come lavora, approfondire un problema, mostrare applicazioni concrete dei propri servizi o raccontare novità rilevanti.

Il punto non è evitare i contenuti commerciali, ma inserirli in una comunicazione che abbia valore anche per chi non è pronto ad acquistare.

Coordinare persone e canali

Quando più persone partecipano alla comunicazione, il piano editoriale permette di condividere priorità e responsabilità.

Aiuta inoltre a coordinare i social con gli altri strumenti aziendali, come il sito web, il blog, le newsletter e le campagne pubblicitarie, evitando di trattare ogni canale come un’attività separata.

Piano editoriale e calendario editoriale: qual è la differenza?

I due termini vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma indicano aspetti diversi del lavoro.

Il piano editoriale definisce la direzione: pubblico, obiettivi, argomenti, tono di voce, canali e criteri di valutazione.

Il calendario editoriale traduce questa direzione in attività concrete: indica quali contenuti pubblicare, quando, su quale canale e chi deve occuparsene.

Per esempio, un’azienda che offre servizi tecnici potrebbe decidere di utilizzare i social per rispondere alle domande più comuni dei clienti. Questa è una scelta del piano editoriale.

Programmare per il martedì un video dedicato a una domanda specifica, assegnarlo a una persona e fissarne la data di approvazione è invece un’attività del calendario.

Il calendario rende operativa la strategia, ma non la sostituisce.

Come costruire un piano editoriale social

Non serve partire da un documento complicato. È più importante definire pochi elementi chiari e utilizzarli davvero.

1. Definire gli obiettivi

Prima di scegliere i contenuti, occorre stabilire quale ruolo debbano avere i social nella comunicazione aziendale.

Gli obiettivi possono essere diversi: aumentare la conoscenza dell’azienda, spiegare meglio un servizio, mantenere una relazione con i clienti o generare visite qualificate verso il sito.

È utile distinguere gli obiettivi di comunicazione dai risultati commerciali. Un post può ottenere molte interazioni senza produrre necessariamente richieste di preventivo o vendite.

2. Conoscere il pubblico

Un piano editoriale efficace parte dalle persone a cui l’azienda vuole rivolgersi.

Quali domande fanno prima di acquistare? Quali dubbi emergono durante una consulenza? Quali errori commettono più spesso? Quali informazioni cercano per scegliere?

Le conversazioni con clienti, il personale commerciale e le richieste ricevute dall’assistenza possono offrire spunti concreti per individuare argomenti utili.

3. Scegliere gli argomenti principali

Una volta definiti pubblico e obiettivi, conviene individuare alcune aree tematiche ricorrenti.

Per esempio, un’azienda potrebbe alternare:

  • contenuti che spiegano problemi e possibili soluzioni;
  • approfondimenti sui propri servizi e prodotti;
  • risposte alle domande frequenti;
  • esempi di progetti o applicazioni concrete;
  • novità aziendali realmente rilevanti per il pubblico.

Non è necessario utilizzare tutte queste tipologie. La selezione dipende dal settore, dal pubblico e dalle risorse disponibili.

4. Scegliere canali e formati

Essere presenti su ogni piattaforma non è un obiettivo in sé.

È preferibile scegliere i canali in cui ha senso raggiungere il proprio pubblico e che l’azienda può gestire con continuità.

Anche i formati devono essere sostenibili: video, immagini, caroselli e contenuti testuali richiedono tempi e competenze differenti. Un formato va scelto perché aiuta a comunicare un contenuto, non soltanto perché è diffuso.

5. Stabilire una frequenza sostenibile

Non esiste un numero di pubblicazioni valido per tutte le aziende.

La frequenza dipende dagli obiettivi, dalla quantità di argomenti utili e dalle risorse necessarie per produrre contenuti di qualità.

Meglio un calendario realistico, che l’azienda riesce a rispettare, rispetto a una programmazione troppo ambiziosa destinata a interrompersi dopo poche settimane.

6. Assegnare responsabilità e scadenze

Per ogni contenuto è utile sapere chi prepara il materiale, chi lo verifica, chi lo approva e chi si occupa della pubblicazione.

Queste informazioni riducono i ritardi e rendono più semplice coinvolgere persone diverse, soprattutto quando sono necessarie competenze tecniche o commerciali per controllare le informazioni.

Come organizzare il calendario editoriale

Il calendario può essere gestito con un semplice foglio di lavoro o con uno strumento condiviso. Non è indispensabile adottare una piattaforma complessa.

Per ogni contenuto è utile registrare almeno:

  • argomento e obiettivo;
  • canale di pubblicazione;
  • formato previsto;
  • persona responsabile;
  • data di pubblicazione;
  • stato di lavorazione.

Se necessario, si possono aggiungere il testo definitivo, i materiali visivi e i collegamenti alle pagine del sito.

Il calendario dovrebbe prevedere anche un margine di flessibilità. Una notizia importante, una domanda ricorrente o un cambiamento nell’attività aziendale possono richiedere modifiche alla programmazione.

Come capire se il piano editoriale sta funzionando

Pubblicare con regolarità non basta. Occorre osservare i risultati rispetto agli obiettivi stabiliti.

Se l’obiettivo è far conoscere l’azienda, possono essere utili dati sulla copertura dei contenuti e sulle persone raggiunte.

Se l’obiettivo è portare utenti verso il sito, è opportuno analizzare le visite generate dai social e il comportamento successivo degli utenti.

Se si punta a ottenere contatti, bisogna verificare quante richieste arrivano e se sono pertinenti rispetto ai servizi offerti.

Commenti, condivisioni e altre interazioni possono fornire indicazioni sull’interesse del pubblico, ma devono essere interpretati nel contesto: non rappresentano automaticamente un risultato commerciale.

Una revisione periodica permette di individuare gli argomenti utili, quelli che non producono i risultati attesi e gli aspetti da modificare.

Il piano editoriale è uno strumento di lavoro, non un documento da archiviare

Il valore di un piano editoriale non sta nel numero di contenuti programmati, ma nella capacità di dare una direzione alla comunicazione e aiutare l’azienda a lavorare meglio.

Un buon piano deve essere abbastanza chiaro da guidare le pubblicazioni e abbastanza flessibile da adattarsi alle informazioni raccolte nel tempo.

Prima di aumentare la frequenza dei post o aprire un nuovo canale, conviene quindi chiedersi se gli obiettivi sono definiti, se i contenuti rispondono a esigenze reali e se esistono le risorse per gestirli.

La pianificazione non sostituisce la qualità della comunicazione. Crea le condizioni per costruirla e migliorarla con continuità.

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