Search-first vs Answer-first: il futuro della SEO e dell’AI

Circa L'Autore

Da oltre vent'anni Giuseppe Masili opera nel settore Digital. Fondatore di Redomino, affianca aziende e organizzazioni nello sviluppo di progetti digitali con un approccio orientato agli obiettivi e al miglioramento continuo. Nei primi anni della sua carriera ha contribuito alla diffusione in Italia delle piattaforme Open Source Zope e Plone, partecipando come relatore a conferenze nazionali e internazionali e promuovendo una cultura del web aperta e collaborativa. È coautore del libro internazionale The Definitive Guide to Plone (Apress), autore di articoli sul digitale e ha preso parte, come relatore e membro di giuria, a numerose iniziative dedicate all'innovazione, tra cui il Digital Festival e Create24. Nel corso degli anni è stato inoltre intervistato da testate e media specializzati, tra cui Mashable Italia, oltre a podcast e canali dedicati all'innovazione e al futuro del lavoro. Crede nell'approccio agile come metodo per individuare rapidamente il percorso più efficace, adattandolo e migliorandolo in base ai risultati. Ama viaggiare e considera ogni viaggio un'occasione per confrontarsi con culture diverse, osservare nuovi punti di vista e trasformare ogni esperienza in uno stimolo di crescita personale e professionale.

Il futuro non è più “search-first”, ma “answer-first”. Cosa significa davvero per chi produce contenuti

“La SEO è morta.”

Se avessimo ricevuto un euro ogni volta che qualcuno l’ha dichiarata morta negli ultimi quindici anni, probabilmente oggi questo articolo lo staremmo scrivendo da una spiaggia tropicale.

E invece eccoci qui.

La SEO è ancora viva.

Solo che il mondo intorno a lei è cambiato.

Per anni abbiamo costruito contenuti pensando a una domanda molto semplice:

Come faccio a farmi trovare su Google?

Oggi quella domanda non basta più.

La nuova domanda è:

Come faccio a diventare la risposta?

Ed è questa la vera rivoluzione.

Non la scomparsa della SEO.

Ma il passaggio da un web search-first a un web answer-first.

Quando il motore di ricerca smette di cercare

Per oltre vent’anni il funzionamento è stato semplice.

L’utente cercava.

Google mostrava dieci link.

L’utente sceglieva.

Il nostro lavoro consisteva nel conquistare uno di quei dieci posti.

Oggi, sempre più spesso, il motore di ricerca fa qualcosa di diverso.

Legge decine di pagine.

Le confronta.

Le sintetizza.

E costruisce una risposta.

L’utente, in molti casi, ottiene ciò che cercava senza visitare alcun sito.

È qui che cambia completamente il paradigma.

Il concorrente non è più soltanto chi compare sopra di noi.

Il concorrente è la risposta stessa.

Il nuovo obiettivo non è il clic

Per anni abbiamo misurato il successo con indicatori come:

  • posizione in SERP;
  • traffico organico;
  • CTR;
  • sessioni.

Sono metriche ancora importanti.

Ma non raccontano più tutta la storia.

Oggi esiste un’altra domanda.

Il mio contenuto viene utilizzato quando un’intelligenza artificiale costruisce una risposta?

È una metrica ancora difficile da misurare.

Ma diventerà sempre più importante.

Perché essere citati, sintetizzati o utilizzati da ChatGPT, Gemini, Perplexity o Google AI significa influenzare la decisione dell’utente ancora prima del clic.

Search-first significa trovare. Answer-first significa fidarsi.

Qui avviene il cambiamento più interessante.

Per comparire in un motore di ricerca bastava spesso essere il contenuto più ottimizzato.

Per diventare parte di una risposta generata dall’AI bisogna essere anche il contenuto più credibile.

Le intelligenze artificiali tendono a privilegiare informazioni che dimostrano:

  • esperienza reale;
  • competenza;
  • autorevolezza;
  • affidabilità.

Non è un caso che Google continui a parlare di EEAT.

Ed è altrettanto significativo che anche i sistemi generativi sembrino seguire una logica simile.

Le AI non cercano soltanto pagine.

Cercano fonti.

I contenuti che vinceranno

Se dovessimo descrivere il contenuto ideale dei prossimi anni, probabilmente avrebbe queste caratteristiche.

Non è scritto per riempire una keyword.

È scritto per risolvere un problema.

Non ripete ciò che hanno già detto cento altri siti.

Aggiunge qualcosa.

Un dato.

Un’esperienza.

Un caso reale.

Un’opinione argomentata.

Una metodologia.

In altre parole.

Non basta produrre contenuti.

Bisogna produrre conoscenza.

Le FAQ da sole non bastano

Negli ultimi mesi si è diffusa l’idea che basti trasformare ogni titolo in una domanda per essere “ottimizzati per l’AI”.

Sarebbe bello.

Ma non funziona così.

Le domande aiutano.

Una struttura chiara aiuta.

Le FAQ aiutano.

Ma nessuna AI sceglierà un contenuto mediocre solo perché contiene dieci punti interrogativi.

La qualità continua a vincere sulla forma.

Proprio come accadeva con la buona SEO.

Quindi la SEO è cambiata?

Sì.

Ma meno di quanto sembri.

Le fondamenta restano le stesse.

Un sito veloce.

Una struttura chiara.

Contenuti utili.

Autorevolezza.

Esperienza.

La vera differenza è nell’obiettivo.

Prima volevamo essere trovati.

Ora vogliamo essere scelti.

Prima ottimizzavamo per il ranking.

Ora ottimizziamo anche per la comprensione.

Prima cercavamo clic.

Ora costruiamo fiducia.

La previsione dell’Osservatorio Redomino

Nei prossimi due o tre anni continueremo a sentire nuove sigle.

GEO.

AEO.

LLMO.

Forse ne nasceranno altre.

Ma probabilmente faremo lo stesso errore che abbiamo sempre fatto: concentrarci sul nome invece che sul cambiamento.

La vera trasformazione non riguarda gli acronimi.

Riguarda il modo in cui le persone cercano informazioni.

O meglio.

Il modo in cui smetteranno di cercarle.

Perché quando una domanda riceve subito una risposta, la ricerca diventa quasi invisibile.

E il contenuto migliore non sarà quello che compare per primo.

Sarà quello che avrà contribuito a costruire quella risposta.

In conclusione

Forse dovremmo smettere di chiederci se la SEO sia morta.

La domanda interessante è un’altra.

I nostri contenuti meritano davvero di essere la risposta?

Perché è lì che si giocherà la prossima partita.

E, come tutte le rivoluzioni digitali, non premierà chi avrà imparato per primo una nuova sigla.

Premierà chi continuerà a creare contenuti che vale la pena leggere. Anche quando a leggerli, per primi, saranno le intelligenze artificiali.

Cosa ne pensi?