Meta dovrà davvero eliminare like e filtri? Facciamo chiarezza
Negli Stati Uniti è iniziato un processo che potrebbe cambiare Facebook e Instagram, soprattutto per i minori. Ma Meta non è stata “incriminata” e nessuno ha ancora vietato like e filtri.
Da qualche giorno circola una notizia dal tono definitivo: Meta sarebbe stata incriminata negli Stati Uniti e obbligata a eliminare da Facebook e Instagram like, filtri estetici e altre funzioni.
La realtà è diversa.
Meta non è imputata in un processo penale. È coinvolta in una grande causa civile federale promossa da diversi Stati americani, secondo i quali Facebook e Instagram sarebbero stati progettati per favorire un uso compulsivo, soprattutto tra bambini e adolescenti.
La modifica o la rimozione di like, filtri, scorrimento infinito e notifiche rientra tra i rimedi richiesti dagli Stati. Non è un ordine già emesso dal tribunale e non riguarda necessariamente tutti gli utenti.
Cosa contestano gli Stati a Meta
La causa nasce nell’ottobre 2023, quando una coalizione bipartisan di 33 procuratori generali agisce contro Meta. Il procedimento federale oggi coinvolge 29 procuratori generali; il processo iniziato il 18 agosto 2026 si concentra inizialmente sulle contestazioni di California, Colorado, Kentucky e New Jersey.
Le accuse riguardano soprattutto il design delle piattaforme. Secondo gli Stati, alcune funzioni non sarebbero semplici servizi, ma meccanismi pensati per aumentare il tempo trascorso online e la frequenza con cui si torna sull’app.
Nel mirino ci sono:
- il conteggio visibile dei like;
- i filtri che modificano l’aspetto fisico;
- lo scorrimento infinito e l’autoplay;
- le notifiche che richiamano continuamente l’utente;
- alcune forme di raccomandazione algoritmica;
- i contenuti effimeri come le Stories.
La causa riguarda anche la raccolta dei dati dei minori di 13 anni senza un adeguato consenso dei genitori, in possibile violazione della legge federale COPPA. Nel giugno 2026 la giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha respinto una parte importante del tentativo di Meta di chiudere anticipatamente il caso. Restano però ancora da accertare molte delle responsabilità contestate. (Reuters)
Meta nega di avere progettato i propri servizi per creare dipendenza e ricorda gli investimenti effettuati per proteggere gli adolescenti.

Like e filtri verranno davvero eliminati?
Oggi non possiamo saperlo. Il tribunale potrebbe respingere le richieste, accoglierle in parte o imporre modifiche soltanto agli account dei minori. Meta potrebbe inoltre presentare appello oppure raggiungere un accordo con gli Stati.
La denuncia cita espressamente il conteggio dei like e sostiene che Meta avrebbe potuto nasconderlo almeno agli utenti più giovani. Affronta anche i rischi dei filtri estetici legati al confronto sociale e alla percezione del proprio corpo. (Denuncia multistatale del 2023)
È comunque poco probabile che like e filtri scompaiano improvvisamente per tutti. Lo scenario più realistico è un’esperienza diversa per i minori: like nascosti per impostazione predefinita, filtri meno aggressivi, notifiche ridotte, maggiori controlli parentali e limiti alle raccomandazioni.
Il punto non sono i like. È il Tempo Vita
Questa causa pone una domanda più importante: quando una piattaforma trattiene una persona il più a lungo possibile, sta davvero offrendo un servizio migliore?
Nel nostro manifesto Tempo Vita sosteniamo che il tempo non sia una semplice metrica: è una parte della vita. Per questo il successo di un prodotto digitale non dovrebbe coincidere automaticamente con la durata della sessione, il numero di clic o la quantità di interazioni generate.
Il caso Meta mostra il rovescio di questa logica. Like, notifiche, autoplay e scorrimento infinito possono essere utili o piacevoli; ma quando vengono combinati per impedire all’utente di fermarsi, il tempo trascorso smette di essere un indicatore neutrale. Diventa il risultato di una precisa scelta di design.
La questione è ancora più delicata per i minori. Un adulto può almeno riconoscere, non sempre facilmente, il tentativo di catturare la sua attenzione. Un bambino o un adolescente possiede meno strumenti per farlo. E il tempo sottratto non è soltanto “tempo davanti allo schermo”: può essere tempo per dormire, studiare, annoiarsi, sviluppare relazioni, fare sport o costruire la propria identità lontano dal giudizio continuo degli altri.
Proteggere i minori, quindi, non significa demonizzare la tecnologia. Significa pretendere che sia progettata rispettando la loro età, la loro vulnerabilità e il valore del loro tempo.

La previsione dell’Osservatorio Redomino
Non prevediamo la fine dei like. Prevediamo piattaforme sempre più differenziate in base all’età.
Meta potrebbe introdurre volontariamente alcune protezioni prima di un ordine definitivo, riducendo il rischio giudiziario e mantenendo il controllo sulle soluzioni tecniche. La vera battaglia riguarderà la verifica dell’età e le funzioni che sostengono il modello economico dell’engagement.
È probabile che le misure più immediate riguardino impostazioni protettive attive automaticamente per i minori. Più difficile sarà imporre l’eliminazione generale di funzioni che incidono direttamente sul tempo trascorso e, quindi, sui ricavi pubblicitari.
Alcune soluzioni nate negli Stati Uniti potrebbero arrivare anche in Europa: mantenere versioni completamente diverse delle piattaforme è costoso. Ma non sarà un passaggio automatico e dipenderà dalle regole e dalle scelte commerciali di ogni mercato.
In conclusione
È vero che Meta è sotto processo e che gli Stati chiedono interventi su like, filtri, notifiche e scorrimento infinito. Non è vero che sia stata incriminata penalmente o già obbligata a eliminarli in tutti gli Stati Uniti.
Il risultato del processo è ancora incerto. Il cambiamento culturale, invece, è già visibile: il design digitale comincia a essere valutato non soltanto per ciò che permette di fare, ma per il tempo e l’attenzione che consuma.
La domanda che poniamo nel manifesto Tempo Vita vale anche qui: questa tecnologia restituisce tempo alle persone oppure lo consuma inutilmente?
Per i minori, non è una domanda secondaria. È il punto centrale.
