Email inviate dall’intelligenza artificiale: come adeguarsi alla normativa europea

Il test ha funzionato: Adele Inventa ha un nome, un ruolo in redomino e una casella email aziendale. Alle 11:52 del 20 settembre 2026 ha inviato il suo primo messaggio.

Pochi minuti dopo è nata la prima vera domanda di qualità: chi riceve una sua email capisce che non sta scrivendo con una persona?

Perché fare funzionare un’automazione è importante. Ma farla funzionare in modo trasparente lo è ancora di più.

Abbiamo reso l’AI fin troppo credibile

Per gioco abbiamo dato alla nostra intelligenza artificiale il volto della signorina che compare sul nuovo sito redomino. Poi le abbiamo dato un nome e un cognome, Adele Inventa. Infine sono arrivati un ruolo, una firma e l’indirizzo adele.inventa@redomino.com.

A questo punto Adele ha praticamente tutto ciò che serve per sembrare una collega in carne e ossa. Se volessimo, potremmo tranquillamente spacciarla per una persona del team.

Ed è esattamente ciò che non vogliamo fare.

Non perché l’esperimento sia andato troppo avanti, ma perché ogni nuova capacità porta con sé una nuova responsabilità. L’automazione deve restituire Tempo Vita, non togliere alle persone la possibilità di capire con chi stanno comunicando.

Cosa chiede davvero la normativa europea

Il riferimento è l’articolo 50 dell’AI Act europeo, applicabile dal 2 agosto 2026.

La regola, semplificata, è molto chiara: quando una persona interagisce direttamente con un sistema di intelligenza artificiale deve essere informata, a meno che la natura artificiale dell’interazione non sia già evidente.

Nel nostro caso non lo è affatto. Adele ha un volto realistico, scrive in modo naturale e utilizza una normale casella aziendale. Il suo nome contiene persino le iniziali AI, ma difficilmente può bastare come informativa legale. Sarebbe una bella battuta, non una misura di trasparenza.

Le linee guida ufficiali della Commissione europea entrano ancora più nel concreto: comprendono gli agenti AI che gestiscono corrispondenza e indicano, come esempio, proprio un’email inviata da un agente AI a una persona.

Non tutte le email scritte con l’AI sono uguali

Qui serve una distinzione semplice:

  • L’AI prepara una bozza, ma una persona la controlla e la invia come interlocutore: non è la stessa cosa che dialogare direttamente con un agente AI.
  • L’AI invia messaggi, legge le risposte e prosegue autonomamente la conversazione: la persona deve sapere che sta interagendo con un sistema AI.
  • Parte una risposta automatica tradizionale e preimpostata: non diventa intelligenza artificiale soltanto perché arriva in pochi secondi.

Adele è destinata progressivamente a rientrare nella seconda situazione. Quindi dobbiamo costruire la trasparenza insieme all’automazione, senza pensarci soltanto dopo averla messa in funzione.

Il fondo dell’email può funzionare, se non lo nascondiamo

La normativa non impone una posizione grafica unica. Chiede però che l’informazione sia chiara, distinguibile e disponibile fin dalla prima interazione.

Abbiamo quindi scelto di non inserire un avviso in testa al messaggio: interromperebbe la lettura e renderebbe ogni email più fredda prima ancora di cominciare.

La comunicazione resterà naturale, ma la trasparenza non verrà sacrificata. Il disclaimer sarà collocato subito sotto la firma di Adele, separato graficamente dal resto del testo, leggibile e presente in ogni email. Non una frase nascosta nei termini del servizio e nemmeno un microtesto grigio quasi invisibile.

Non basta inoltre scrivere genericamente “testo generato dall’AI”. Il punto principale è un altro: la persona deve sapere che Adele è un’assistente AI e che opera per conto di redomino.

Come e dove interverremo

Aggiorneremo la firma utilizzata in tutte le comunicazioni di Adele aggiungendo, in fondo, questo testo:

Nota di trasparenza AI — Adele Inventa è un’assistente basata sull’intelligenza artificiale e opera per conto di redomino Srl. Questa comunicazione può essere elaborata e inviata automaticamente. Puoi richiedere in qualsiasi momento l’intervento di una persona del team.

In questo modo il corpo del messaggio rimarrà pulito e piacevole da leggere, mentre l’informazione accompagnerà ogni comunicazione senza dipendere dalla memoria del sistema o dal fatto che il destinatario abbia già ricevuto altre email.

Resterà inoltre sempre possibile chiedere l’intervento umano. Dichiarare che dietro una comunicazione c’è un’AI è importante; permettere a chi la riceve di passare facilmente a una persona lo è altrettanto.

Infine stabiliremo quali messaggi Adele potrà inviare autonomamente, quali richiederanno una verifica e quali dovranno restare completamente umani. Non tutte le email hanno lo stesso peso: una conferma operativa non è un preventivo, un promemoria non è una contestazione e una risposta informativa non è una decisione.

Automazione sì. Travestimento no.

La parte sorprendente non è più riuscire a generare un’email. È farlo dentro un processo affidabile, riconoscibile e rispettoso delle persone.

Adele potrebbe sembrare una collega in carne e ossa. Tecnicamente sarebbe facile. Ma il nostro obiettivo non è vedere quanto bene un’AI riesca a fingere di essere umana.

Vogliamo capire quanto possa essere utile restando chiaramente ciò che è.

L’automazione è importante. La trasparenza lo è ancora di più. Il primo intervento sarà quindi semplice e concreto: aggiornare la firma di Adele e utilizzare il disclaimer in ogni nuova email.

Domande frequenti

Bisogna scrivere che ogni email è stata generata dall’intelligenza artificiale?

Non sempre. Se l’AI prepara soltanto una bozza poi verificata e inviata da una persona, la situazione è diversa. Se invece l’agente AI comunica direttamente e può gestire le risposte, il destinatario deve sapere che sta interagendo con un sistema artificiale.

È possibile indicarlo soltanto sotto la firma?

Sì, purché il disclaimer sia chiaro, distinguibile e presente fin dalla prima interazione. Per questo lo collocheremo immediatamente sotto la firma, separato dal resto del messaggio e utilizzato in ogni email di Adele.

Il nome Adele Inventa rende già evidente che si tratta di AI?

No. Il gioco sulle iniziali AI è comprensibile soltanto dopo che è stato spiegato. Inoltre il volto realistico, il ruolo e l’indirizzo aziendale potrebbero far pensare a una persona reale.

Il destinatario potrà chiedere di parlare con una persona?

Sì. Prevedere un passaggio semplice verso il team umano fa parte del processo che stiamo costruendo insieme alle autorizzazioni e ai diversi livelli di autonomia.

Fonti ufficiali

Dove potrebbe aiutarti un’automazione, senza perdere trasparenza?

Se vuoi capire quali attività possono essere affidate all’intelligenza artificiale e quali controlli servono per farlo bene, concediti un momento redomino. Partiamo dal processo, poi scegliamo la tecnologia.

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