Plone non è solo un CMS: questi casi di studio mostrano cosa può diventare
Quando parliamo di CMS, il confronto finisce spesso sulle funzionalità: pubblicare una pagina, gestire le immagini, creare un’area riservata, organizzare i contenuti.
Ma guardando i nuovi casi di studio pubblicati sul sito ufficiale di Plone emerge qualcosa di molto più interessante.
Plone viene utilizzato da governi, università, centri di ricerca, organizzazioni internazionali, strutture sanitarie e aziende per realizzare sistemi che vanno molto oltre il concetto tradizionale di sito web.
Ed è probabilmente questo il modo migliore per capire la vera potenza di Plone: guardare cosa ci stanno costruendo gli altri.
Quando un progetto deve durare vent’anni
Uno dei dati che colpiscono maggiormente riguarda il settore pubblico.
La European Environment Agency e l’agenzia europea per la cybersicurezza ENISA utilizzano Plone da circa vent’anni.
Non stiamo quindi parlando di una tecnologia adottata per realizzare una campagna o un progetto temporaneo, ma di infrastrutture digitali che devono continuare a funzionare, evolvere ed essere aggiornate nel tempo.
È un aspetto che spesso viene sottovalutato quando si sceglie una tecnologia.
Il costo iniziale di un progetto è importante.
Ma cosa succederà tra cinque, dieci o quindici anni?
Potremo aggiornare il sistema? Potremo integrarlo con nuove tecnologie? Saremo ancora proprietari dei nostri dati? Saremo obbligati a seguire le politiche commerciali di un singolo fornitore?
L’open source, in progetti di questo tipo, non è soltanto una questione economica.
Diventa una scelta strategica.
160 GB di storia diventano accessibili online
Un caso particolarmente interessante è quello del UK Land Registry.
Il registro storico britannico risalente al 1862 rappresentava un archivio enorme: circa 160 GB di documentazione storica.
Per renderlo accessibile è stata utilizzata un’architettura headless basata su Plone.
Qui emerge una caratteristica importante delle versioni moderne di Plone.
Il CMS può gestire contenuti, permessi, workflow e dati nel backend, mentre il frontend può essere sviluppato separatamente.
In altre parole, Plone non deve necessariamente essere “il sito”.
Può diventare il motore che alimenta siti, applicazioni e servizi digitali differenti.

Un solo Plone, centinaia di siti
Il mondo universitario offre forse gli esempi più impressionanti.
Il Forschungszentrum Jülich gestisce centinaia di siti dedicati alla ricerca attraverso un’unica installazione Plone 6.
L’Università di Bologna arriva a gestire oltre 600 siti dei corsi di laurea, migrati programmaticamente da SharePoint.
Il German Aerospace Center (DLR), uno dei più importanti centri di ricerca aerospaziale europei, utilizza Plone per il proprio portale destinato a un’organizzazione con circa 10.000 dipendenti.
Numeri che cambiano completamente la prospettiva.
Non stiamo più parlando della gestione di alcune centinaia di pagine.
Parliamo di ecosistemi digitali composti da centinaia di siti, migliaia di utenti, strutture organizzative differenti, permessi, workflow editoriali e integrazioni.
Quattro persone possono gestire un ecosistema digitale
Interessante anche il caso dello York College della City University of New York.
Un team di appena quattro persone utilizza Plone da circa quindici anni per gestire non soltanto il sito principale dell’università, ma anche servizi come permessi di parcheggio, identità digitali e processi amministrativi legati al personale docente.
Questo è uno degli aspetti di Plone che riteniamo più interessanti.
Un CMS può diventare una piattaforma applicativa.
Il contenuto può attivare processi.
Un utente può avere determinati permessi.
Un documento può seguire un workflow.
Un’informazione può provenire automaticamente da un sistema esterno.
Ed è qui che il confine tra CMS e applicazione web comincia a diventare molto sottile.

Quando Plone sostituisce un progetto SAP
Un altro caso raccontato dalla community riguarda l’Università di Saarbrücken.
L’università utilizza da anni un sistema interno di e-procurement basato su Plone.
Secondo il case study, un progetto di procurement basato su SAP che si era arenato è stato sostituito con una soluzione realizzata attraverso Plone in circa quattro mesi e a una frazione del costo.
È un esempio particolarmente interessante perché dimostra qualcosa che chi lavora con Plone conosce bene.
Non siamo obbligati a utilizzarlo soltanto per pubblicare contenuti.
La gestione degli utenti, dei ruoli, dei workflow, dei dati strutturati e delle integrazioni permette di costruire veri strumenti di lavoro.
In Italia: il caso dell’IRST
C’è anche un importante esempio italiano.
L’IRST – Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori “Dino Amadori” utilizza Plone per un progetto che collega il sito pubblico direttamente a quattro sistemi gestionali interni.
Studi clinici, bandi, personale medico e informazioni sulle strutture possono essere sincronizzati con i sistemi dell’istituto.
Questo elimina uno dei problemi più frequenti nelle grandi organizzazioni: duplicare manualmente le informazioni.
Il dato viene gestito dove deve essere gestito e il sito lo utilizza automaticamente.
Il risultato è un portale che non rappresenta semplicemente l’istituzione, ma diventa parte della sua infrastruttura informativa.
Una piattaforma utilizzata in 17 Paesi
Ancora più significativo è OiRA, Online interactive Risk Assessment.
La piattaforma, sviluppata per l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, permette alle piccole e medie imprese di effettuare valutazioni dei rischi professionali online.
Il sistema basato su Plone viene utilizzato in 17 Paesi.
La piattaforma si è dimostrata sufficientemente solida da essere adottata anche fuori dal settore pubblico, compresa Mercedes-Benz.
Ancora una volta il CMS scompare quasi completamente agli occhi dell’utente.
Quello che rimane è il servizio.
Ed è forse proprio questo uno dei migliori complimenti che si possano fare a una tecnologia.
Dall’altra parte del mondo: 55 Paesi africani
Plone viene utilizzato anche dall’African Continental Qualifications Framework.
L’obiettivo è particolarmente ambizioso: coordinare i sistemi delle qualifiche di 55 Paesi africani e otto comunità regionali.
Anche qui la parola “sito” descrive solo una piccola parte del progetto.
Quando informazioni, organizzazioni, lingue e strutture differenti devono convivere all’interno dello stesso ecosistema digitale, la capacità di modellare contenuti e processi diventa fondamentale.
E poi ci sono le intranet
Un’altra applicazione interessante riguarda la gestione della conoscenza aziendale.
La società tedesca di ingegneria HORN + HORN ha utilizzato Plone 6 per sostituire una vecchia intranet.
Più di 1.000 documenti tecnici sono stati trasformati in una base di conoscenza consultabile attraverso wiki, anteprime rapide e ricerca avanzata basata su Solr.
Tre sedi possono così lavorare sulla stessa conoscenza aziendale.
Anche questo è Plone.
Il vero punto non è Plone
Dopo aver osservato questi progetti, però, la riflessione più interessante secondo noi è un’altra.
La tecnologia dovrebbe diventare progressivamente invisibile.
Un cittadino che consulta un servizio pubblico non deve sapere che dietro c’è Plone.
Un ricercatore che pubblica un progetto non deve conoscere l’architettura del CMS.
Un dipendente che cerca un documento nella propria intranet vuole semplicemente trovarlo.
Un paziente che consulta uno studio clinico vuole avere un’informazione corretta e aggiornata.
La potenza di una piattaforma si misura proprio quando permette di concentrarsi sul problema invece che sulla tecnologia.
Perché continuiamo a credere in Plone
In Redomino lavoriamo con Plone da molti anni e questi casi sono interessanti perché confermano una caratteristica che abbiamo imparato a conoscere sul campo.
Plone dà il meglio di sé quando il progetto diventa complesso.
Quando servono sicurezza, ruoli differenti, workflow, contenuti strutturati, integrazioni con altri sistemi, grandi quantità di informazioni, più siti o la necessità di mantenere un progetto per molti anni.
Probabilmente non è la soluzione necessaria per qualsiasi sito.
Ma quando un’organizzazione deve costruire qualcosa destinato a crescere e diventare parte dei propri processi, allora la domanda cambia.
Non è più:
“Quale CMS utilizziamo per fare il sito?”
Diventa:
“Quale infrastruttura digitale vogliamo costruire per i prossimi dieci anni?”
Ed è esattamente in quel momento che Plone diventa molto interessante.
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Fonte: pagina ufficiale “They use Plone”, Plone Foundation, con casi di studio relativi a istituzioni pubbliche, università, ricerca, sanità, ONG e aziende.
