Plone nel 2026: il CMS che non ha nessuna intenzione di andare in pensione
Nel mondo digitale vent’anni sono più o meno un’era geologica.
Nascono piattaforme, diventano indispensabili, raccolgono qualche miliardo, cambiano interfaccia sei volte e infine vengono sostituite dalla prossima cosa indispensabile.
Plone, invece, è ancora qui.
E la parte interessante non è tanto che esista ancora, quanto come continui a evolversi.
Nel 2026 la Plone Foundation sta infatti lavorando su un’agenda che comprende community, nuovi sviluppatori, sostenibilità, finanziamento del progetto, università, strategia sull’intelligenza artificiale e persino la creazione di un’entità europea. La Foundation, va ricordato, non dirige direttamente lo sviluppo: protegge e promuove il progetto e aiuta i diversi team della community a lavorare insieme. (Plone Foundation — 2026 Board Priorities)
Una distinzione importante.
Perché Plone non è il prodotto di un’azienda che una mattina può decidere che il vostro piano Professional da 39 euro diventerà improvvisamente Professional Plus da 119.
È open source. E deve trovare altri modi per sopravvivere.
Il tagliando mensile di Plone
Uno dei più curiosi sono i Plone Tune-Up Days.
Il nome è azzeccato: una specie di tagliando periodico del progetto nel quale sviluppatori e membri della community si incontrano online per sistemare codice, documentazione, infrastruttura, comunicazione e tutto quello che normalmente nessuno mette nella foto celebrativa del nuovo software.
Sono appuntamenti ricorrenti durante l’anno e continuano anche nel 2026; nelle riunioni del Marketing Team troviamo, per esempio, quelli del 20 marzo, 15 maggio e 17 luglio. (Plone — Tune-Up Days)
È forse una delle cose più interessanti da osservare in un progetto open source maturo.
Il software non viene mantenuto soltanto con le grandi release.
Viene mantenuto con qualcuno che, un venerdì pomeriggio, decide di sistemare quella cosa che era lì da sei mesi.
Poco glamour. Molto open source.

Nel frattempo il software cambia
A maggio la community si è incontrata a Bonn per il Beethoven Sprint 2026.
Cinque giorni di lavoro che hanno portato, tra le altre cose, alle release di Plone 6.2 e Volto 19, alla pianificazione di Plone 6.3, al lavoro sul nuovo frontend Plone Aurora, alla modernizzazione dell’infrastruttura e allo sviluppo di una roadmap sull’intelligenza artificiale. (Plone — Beethoven Sprint Report 2026)
Quindi no, mantenere un CMS storico non significa soltanto lucidare il codice scritto nel 2004.
Significa decidere come deve funzionare nel 2026.
E inevitabilmente oggi significa anche chiedersi cosa fare con l’AI.
La Foundation ha infatti inserito tra le priorità dell’anno il miglioramento della propria AI Policy/Strategy. (Plone Foundation — 2026 Board Priorities)
La cosa interessante è il contesto nel quale questa discussione sta avvenendo.
Non semplicemente: “Dove possiamo mettere un chatbot?”
Domanda che, diciamolo, negli ultimi tre anni deve aver causato parecchie riunioni evitabili.
Il discorso che sta emergendo intorno a Plone riguarda piuttosto controllo dei dati, governance dell’AI, sicurezza, accessibilità e indipendenza tecnologica.
Ed è qui che la storia diventa decisamente europea.
Da CMS a questione di sovranità digitale
La prossima Plone Conference 2026, in programma a Maastricht dal 21 al 27 settembre, ha scelto un titolo piuttosto esplicito:
Own Your Digital Future.
Il programma ruota attorno a digital autonomy, AI, governance, sicurezza, accessibilità e riduzione del vendor lock-in. Ci saranno un Business Track rivolto ai decision maker e un Open Source Track più tecnico, oltre a training e sprint. (Plone Conference 2026 — Own Your Digital Future)
Non è difficile capire perché.
Molte organizzazioni stanno cominciando a chiedersi quanto controllo abbiano realmente delle piattaforme digitali dalle quali dipendono.
Dove sono i dati?
Possiamo migrare?
Possiamo modificare il software?
Cosa succede se il fornitore cambia condizioni?
E soprattutto: abbiamo ancora le chiavi di casa?
Sono domande molto meno affascinanti della nuova demo AI del momento.
Ma quando gestisci università, pubbliche amministrazioni, aziende o infrastrutture che devono durare dieci o vent’anni, diventano improvvisamente domande parecchio interessanti.

La vera tecnologia è la community
C’è infine un dettaglio che rischia di passare inosservato.
Il World Plone Day 2026 si è svolto il 16 aprile con eventi online e incontri locali. In Italia sono state organizzate sei ore di programma con sette interventi; altri eventi si sono tenuti, tra gli altri, in Giappone e Brasile. I temi spaziavano dall’AI alla sicurezza, dalle migrazioni alla documentazione e ai casi d’uso. (Plone — World Plone Day 2026)
È probabilmente questo il pezzo più difficile da copiare di Plone.
Il codice si può forkare.
Una community internazionale che continua a incontrarsi, fare sprint, correggere documentazione, formare nuovi sviluppatori e discutere del futuro del progetto dopo più di vent’anni, molto meno.
Ed è forse qui che sta il motivo per cui Plone continua a essere interessante.
Non perché sia sopravvissuto al Web 2.0, agli smartphone, al cloud, ai social network, agli headless CMS e ora all’intelligenza artificiale.
Ma perché ha costruito un’organizzazione capace di cambiare insieme al software.
A settembre quella community si ritroverà a Maastricht per discutere di AI, autonomia digitale e futuro delle piattaforme aperte.
Vedremo cosa ne uscirà.
Nel frattempo Plone continua a fare una cosa sorprendentemente poco moderna:
manutenzione.
Che potrebbe essere una delle tecnologie più sottovalutate del nostro tempo.
Fonti
Plone Foundation — 2026 Board Priorities
Plone — Beethoven Sprint Report 2026: Plone 6.2, Aurora, Cookie Plone and more
Plone — Plone Tune-Up Days 2026
