Da sapere in breve
- Il tag Google è un piccolo codice che invia a Google Analytics e Google Ads dati su visite, azioni e risultati del sito.
- La modifica, già annunciata, si applica dal 2 ottobre 2026: alcune installazioni non supportate possono misurare dati diversi o incompleti.
- Le configurazioni normali restano valide se usano un contenitore Google Tag Manager con codice che inizia per GTM- oppure il codice diretto corretto di Google.
- Conviene controllare ora il codice presente nelle pagine e verificare con Tag Assistant che visite e conversioni arrivino correttamente.
- Se sei un cliente redomino, ci pensiamo noi.
Nei servizi gestiti controlliamo l’installazione dei tag e concordiamo eventuali modifiche necessarie.
Cosa significa per chi lavora
Il tag Google è un breve pezzo di codice inserito nelle pagine di un sito. Serve, per esempio, a contare una visita in Google Analytics o a registrare in Google Ads che una persona ha inviato un modulo, telefonato o concluso un acquisto.
Per installarlo esistono due strade corrette. La prima usa Google Tag Manager, uno strumento che raccoglie e gestisce più codici di misurazione dentro un contenitore identificato da una sigla che inizia per GTM-. La seconda inserisce direttamente il Google tag tramite il file gtag.js, adatto agli identificativi che iniziano per G- per Google Analytics, AW- per Google Ads o DC- per Campaign Manager.
Il problema riguarda una terza combinazione, non supportata ma ancora presente su alcuni siti: usare il file di Google Tag Manager, chiamato gtm.js, per caricare direttamente un identificativo G-, AW- o DC-, affidandosi poi al comando gtag(‘config’) per completare la configurazione.
Google aveva già avvisato?
Sì, il preavviso c’era. La guida ufficiale di Google conferma l’invio di email agli utenti con installazioni non supportate. La modifica era già riportata pubblicamente da PPC News Feed il 27 agosto 2026, oltre un mese prima della data di applicazione.
Il 2 ottobre 2026 è la data indicata per l’applicazione della modifica, non quella del primo annuncio. Non conosciamo il giorno esatto in cui Google ha iniziato a inviare le email: la guida non lo specifica. Per chi gestisce un sito, il punto è verificare se l’installazione rientra tra quelle interessate.
Cosa cambia dal 2 ottobre
Le comunicazioni inviate da Google ai titolari dei contenitori indicano che, dal 2 ottobre 2026, i codici gtm.js si avviano subito quando la pagina viene caricata e non aspettano più il comando gtag(‘config’). La guida ufficiale di Google descrive questa installazione come non supportata e invita a sostituirla.
Non è un blocco generale di Google Tag Manager. Un contenitore corretto con identificativo GTM- continua a funzionare. Cambia solo il comportamento della configurazione ibrida che mescola il caricatore di Tag Manager con identificativi pensati per il Google tag diretto.
Chi deve fare un controllo
Il controllo è utile soprattutto per siti che hanno ricevuto una comunicazione da Google o che usano plugin, temi, moduli di consenso o vecchi inserimenti manuali per aggiungere i codici di misurazione.
- Se l’indirizzo che carica gtm.js usa direttamente un identificativo G-, AW- o DC- al posto di GTM-, la configurazione va verificata.
- Se gtm.js carica un vero contenitore GTM- e i tag sono gestiti dentro Google Tag Manager, la struttura indicata da Google resta supportata.
- Se il sito usa direttamente gtag.js con un identificativo G-, AW- o DC-, anche questa è una struttura supportata.
Il dettaglio da certosino: sembrano uguali, ma non lo sono
Non cambia il numero del tuo account: cambia il percorso usato per caricare il codice. Nell’esempio seguente AW-123456 è un identificativo inventato di Google Ads; la parte da confrontare è evidenziata.
Installazione errata del tag diretto:
gtm.js?id=AW-123456
Percorso corretto per il tag diretto:
gtag/js?id=AW-123456
Guarda solo l’inizio: gtm.js contiene “gtm”, un punto e “js”; gtag/js contiene “gtag”, una barra e “js”. Il resto, ?id=AW-123456, rimane identico. Un dettaglio piccolo, ma non decorativo. La stessa distinzione vale quando il tag diretto inizia per G- o DC-.
Attenzione all’eccezione: gtm.js?id=GTM-123456 è invece il normale collegamento di Google Tag Manager e non va sostituito per questo cambiamento; i tag vanno configurati dentro quel contenitore. Anche gtag('config', ...) resta corretto se usato con il Google tag installato tramite gtag/js.
Questi sono frammenti per riconoscere la differenza, non un codice completo da copiare né un invito a sostituire tutte le occorrenze di gtm.js. Per correggere un’installazione errata va seguito il blocco completo della guida Google già collegata, mantenendo le impostazioni di consenso e verificando poi la misurazione.
Che cosa può succedere
Google avverte che, senza intervento, il comportamento dei tag può cambiare. In pratica potrebbero arrivare dati incompleti, duplicati o configurati in modo diverso da quanto previsto. Il sito continua normalmente a mostrare pagine e contenuti: ciò che rischia di diventare meno affidabile è la misurazione.
Per un’azienda questo può significare decisioni prese su numeri sbagliati. Una campagna potrebbe sembrare meno efficace perché una richiesta non viene registrata, oppure una conversione potrebbe essere contata due volte. Il guasto più insidioso è proprio quello silenzioso: tutto sembra funzionare, ma il cruscotto racconta una storia sbagliata.
Come controllare senza andare a tentoni
- Individua il codice installato. Controlla il tema, il plugin usato per inserire gli script, il gestore del consenso e le impostazioni di Google Tag Manager.
- Verifica il prefisso. GTM- identifica un contenitore Tag Manager; G-, AW- e DC- identificano invece tag dei prodotti Google.
- Scegli una delle due strade supportate. Usa un vero contenitore GTM- e configura i tag al suo interno, oppure installa correttamente gtag.js per il tag diretto.
- Prova con Tag Assistant. Google Tag Assistant aiuta a vedere quali tag vengono caricati e se risultano attivi.
- Controlla i dati reali. Dopo la modifica verifica visite, eventi e conversioni in Google Analytics e Google Ads, confrontandoli con moduli inviati, ordini o richieste effettive.
Serve Yoast SEO Premium?
No. Yoast SEO è un plugin che aiuta a preparare titoli, descrizioni e altri elementi utili ai motori di ricerca. La versione gratuita o quella a pagamento non corregge automaticamente questa specifica installazione di Google Analytics o Google Ads. Il controllo va fatto nel punto in cui il tag è stato inserito: tema, plugin dedicato, gestore del consenso o contenitore Tag Manager.
Cosa conviene fare adesso
Se non hai ricevuto avvisi e la configurazione usa un normale contenitore GTM-, non serve cambiare codice per precauzione. Se invece trovi la combinazione gtm.js più G-, AW- o DC-, conviene correggerla e testarla prima di affidarsi ai nuovi dati.
Per le campagne pubblicitarie è utile verificare anche che le azioni importanti siano ancora registrate correttamente. Una buona ottimizzazione parte da una misurazione credibile: puoi approfondire il nostro servizio di ottimizzazione delle campagne Google Ads.
Se vuoi capire quale codice è presente sul tuo sito e quale strada è più adatta, richiedi un Momento Redomino.
