Google avverte: niente falsi autori creati con l’AI

Circa L'Autore

Da oltre vent'anni Giuseppe Masili opera nel settore Digital. Fondatore di Redomino, affianca aziende e organizzazioni nello sviluppo di progetti digitali con un approccio orientato agli obiettivi e al miglioramento continuo. Nei primi anni della sua carriera ha contribuito alla diffusione in Italia delle piattaforme Open Source Zope e Plone, partecipando come relatore a conferenze nazionali e internazionali e promuovendo una cultura del web aperta e collaborativa. È coautore del libro internazionale The Definitive Guide to Plone (Apress), autore di articoli sul digitale e ha preso parte, come relatore e membro di giuria, a numerose iniziative dedicate all'innovazione, tra cui il Digital Festival e Create24. Nel corso degli anni è stato inoltre intervistato da testate e media specializzati, tra cui Mashable Italia, oltre a podcast e canali dedicati all'innovazione e al futuro del lavoro. Crede nell'approccio agile come metodo per individuare rapidamente il percorso più efficace, adattandolo e migliorandolo in base ai risultati. Ama viaggiare e considera ogni viaggio un'occasione per confrontarsi con culture diverse, osservare nuovi punti di vista e trasformare ogni esperienza in uno stimolo di crescita personale e professionale.

Da sapere in breve

  • Profilo autore: è la scheda che spiega chi firma un contenuto; Google ora avverte di non inventare persone, fotografie o qualifiche per farle sembrare esperti umani.
  • L’intelligenza artificiale non è vietata: il problema è ingannare il lettore, non usare l’AI per aiutarsi a scrivere, cercare o organizzare le informazioni.
  • Il rischio è la fiducia: nomi, volti o competenze false possono rendere una pagina poco affidabile anche per i sistemi automatici di Google.
  • Il controllo da fare: verifica firme, biografie, immagini e qualifiche presenti sul sito e dichiara con chiarezza l’eventuale ruolo dell’AI.
  • Se sei un cliente redomino, ci pensiamo noi.
    Nei siti e nei contenuti che gestiamo possiamo controllare firme e profili, concordando con te le eventuali correzioni.

Un autore deve essere riconoscibile, non soltanto credibile

Il profilo autore è la parte di un sito che racconta chi ha scritto o revisionato un contenuto. Può essere una breve firma in fondo all’articolo oppure una pagina più completa con fotografia, esperienza e competenze.

Serve alle persone per capire da dove arriva un’informazione. Serve anche a Google per valutare se il contenuto offre elementi concreti di affidabilità. Il 5 ottobre 2026 Google ha aggiornato le proprie indicazioni sui contenuti utili aggiungendo un avvertimento molto chiaro: non bisogna creare profili fittizi per far credere che un testo sia stato scritto da un esperto umano realmente esistente.

Gli esempi indicati da Google comprendono fotografie generate con l’intelligenza artificiale, nomi inventati e qualifiche false. Se questi elementi vengono usati per costruire un’autorità inesistente, Google li considera una forma di inganno e un segnale di scarsa qualità.

Google non sta vietando i contenuti creati con l’AI

Questo passaggio è importante, perché altrimenti il titolo rischia di correre più veloce della notizia. Google non dice che l’intelligenza artificiale non possa partecipare alla produzione di un contenuto.

Le stesse linee guida spiegano che automazione e AI possono essere utilizzate. Quando il loro contributo è sostanziale e il lettore potrebbe ragionevolmente chiedersi come sia nato il contenuto, Google consiglia di descriverne il ruolo. Ciò che conta è il risultato: il testo deve essere utile, accurato, originale e creato per aiutare le persone, non per riempire il sito o manipolare la visibilità nella ricerca.

In parole semplici: farsi aiutare da uno strumento è diverso dall’inventare un medico, un consulente finanziario o un tecnico con un volto realistico, un nome plausibile e dieci anni di esperienza che non sono mai esistiti.

Quando un personaggio AI può essere usato senza confondere

Un’identità artificiale può avere un nome, un volto e una funzione editoriale. La scelta più prudente, sulla base delle nuove indicazioni di Google, è però dichiarare subito che si tratta di un personaggio o di un assistente basato sull’intelligenza artificiale, senza attribuirgli esperienze umane o qualifiche professionali non reali.

È la strada che abbiamo scelto per Adele Inventa: il nome gioca apertamente con le iniziali “AI”, la sua natura è dichiarata e il suo ruolo riguarda ricerca, automazioni e sperimentazione. Adele non viene presentata come una consulente umana che ha frequentato corsi, incontrato clienti o maturato anni di esperienza personale.

Questa è una nostra interpretazione operativa delle linee guida, non una certificazione preventiva di Google. Per ridurre ogni ambiguità conviene mantenere separati tre elementi:

  • chi è responsabile del contenuto, quindi la persona o l’organizzazione che lo firma e ne risponde;
  • come è stato prodotto, spiegando quando l’AI ha avuto un ruolo rilevante;
  • quali competenze sono reali e verificabili, senza trasformare un’immagine convincente in una biografia immaginaria.

Perché il problema riguarda aziende e siti normali

Non serve gestire una fabbrica di articoli automatici per essere coinvolti. Un profilo autore fittizio può nascere anche da una scelta apparentemente innocua: acquistare pacchetti di contenuti, usare una fotografia generata per rendere il blog più “umano” oppure attribuire testi tecnici a un personaggio con un curriculum inventato.

Il rischio aumenta nei temi che possono influire sulla salute, sulla sicurezza o sul denaro delle persone. In questi ambiti Google presta particolare attenzione a esperienza, competenza, autorevolezza e affidabilità: quattro concetti spesso riassunti con la sigla inglese E-E-A-T. Non è un punteggio da riempire come una tessera punti; è un modo per valutare se una pagina merita fiducia.

Una firma falsa non rende più autorevole un contenuto. Al contrario, può indebolire anche informazioni corrette, perché mette in dubbio tutto il resto.

Cosa conviene controllare adesso

  1. Rivedi gli autori presenti sul sito. Controlla che nomi, fotografie, ruoli e biografie corrispondano a persone reali oppure dichiarino con chiarezza la natura artificiale del personaggio.
  2. Elimina le qualifiche non dimostrabili. “Esperto”, “specialista” e “professionista certificato” devono poggiare su competenze reali, non su una descrizione generata per rendere il profilo più convincente.
  3. Collega le firme a pagine complete. Una buona pagina autore spiega chi è la persona, cosa conosce e perché può parlare di quell’argomento.
  4. Dichiara il ruolo dell’AI quando è importante. Non serve aggiungere un cartello luminoso a ogni correzione grammaticale; serve trasparenza quando automazione o generazione hanno contribuito in modo sostanziale.
  5. Prevedi una revisione umana. Fonti, date, esempi e conclusioni devono essere controllati, soprattutto quando il contenuto può orientare decisioni importanti.

Se il tuo sito contiene molti articoli, profili autore costruiti negli anni o contenuti prodotti con strumenti diversi, una consulenza SEO e un audit del sito possono aiutare a capire cosa correggere prima. Non è necessario cancellare tutto: spesso basta rendere ruoli, responsabilità e processo editoriale più chiari.

Richiedi un Momento Redomino se vuoi verificare firme, contenuti e segnali di affidabilità del tuo sito.

Domande frequenti

Google vieta di pubblicare articoli scritti con l’intelligenza artificiale?

No. Google valuta soprattutto utilità, accuratezza, originalità e finalità del contenuto. L’uso dell’AI diventa problematico quando serve a ingannare le persone o a produrre grandi quantità di pagine create principalmente per manipolare la ricerca.

Posso usare un avatar AI come autore?

Le indicazioni non vietano espressamente ogni avatar. Il rischio nasce quando l’avatar viene presentato come una persona o un esperto umano realmente esistente. La scelta più prudente è dichiararne chiaramente la natura artificiale, il ruolo e chi mantiene la responsabilità editoriale.

Devo dichiarare ogni uso dell’AI?

Google consiglia una spiegazione quando l’automazione ha contribuito in modo sostanziale e il lettore potrebbe ragionevolmente voler sapere come è stato creato il contenuto. Un controllo grammaticale occasionale non richiede necessariamente lo stesso livello di informazione di un articolo generato quasi interamente.

Una falsa biografia può penalizzare tutto il sito?

Google non indica una penalizzazione automatica e uguale per tutti. Dice però che l’autorialità ingannevole rende una pagina poco affidabile per le persone e per i suoi sistemi automatici ed è un segnale di bassa qualità.

Fonti

Cosa ne pensi?

0.0/5