Gemini naviga al posto nostro: cosa stiamo autorizzando?

Circa L'Autore

Da oltre vent'anni Giuseppe Masili opera nel settore Digital. Fondatore di Redomino, affianca aziende e organizzazioni nello sviluppo di progetti digitali con un approccio orientato agli obiettivi e al miglioramento continuo. Nei primi anni della sua carriera ha contribuito alla diffusione in Italia delle piattaforme Open Source Zope e Plone, partecipando come relatore a conferenze nazionali e internazionali e promuovendo una cultura del web aperta e collaborativa. È coautore del libro internazionale The Definitive Guide to Plone (Apress), autore di articoli sul digitale e ha preso parte, come relatore e membro di giuria, a numerose iniziative dedicate all'innovazione, tra cui il Digital Festival e Create24. Nel corso degli anni è stato inoltre intervistato da testate e media specializzati, tra cui Mashable Italia, oltre a podcast e canali dedicati all'innovazione e al futuro del lavoro. Crede nell'approccio agile come metodo per individuare rapidamente il percorso più efficace, adattandolo e migliorandolo in base ai risultati. Ama viaggiare e considera ogni viaggio un'occasione per confrontarsi con culture diverse, osservare nuovi punti di vista e trasformare ogni esperienza in uno stimolo di crescita personale e professionale.

Gemini naviga al posto nostro. Comodo. Ma sappiamo ancora cosa stiamo autorizzando?

Google ha iniziato a trasformare il browser da strumento che utilizziamo noi a strumento che può utilizzare l’intelligenza artificiale per nostro conto.

Il 18 agosto 2026 Google ha esteso Gemini in Chrome a tutti gli utenti Android negli Stati Uniti. Per gli abbonati Google AI Pro e Ultra è disponibile anche auto browse, una funzione attraverso la quale Gemini può navigare sul web ed eseguire attività composte da più passaggi.

Annuncio ufficiale Google: Gemini in Chrome e auto browse

Google cita esempi molto concreti: organizzare parti di un viaggio, modificare ordini ricorrenti o occuparsi di altre attività che normalmente richiederebbero diversi passaggi sul web. Per determinate operazioni sensibili è prevista la conferma dell’utente.

La cosa interessante non è soltanto ciò che Gemini può fare oggi.

È capire dove ci sta portando.

L’AI naviga. Noi possiamo guardare

Con Auto Browse possiamo affidare un’attività all’intelligenza artificiale e lasciare che sia lei a utilizzare il browser.

Immaginiamo:

“Cercami tre hotel a Firenze sotto i 250 euro, con parcheggio e cancellazione gratuita. Confrontali e prepara la soluzione migliore.”

Gemini può svolgere diversi passaggi e, quando necessario, chiedere il nostro intervento.

Possiamo anche osservare quello che sta facendo.

Fantastico.

Per circa cinque minuti.

Poi guardare un’intelligenza artificiale cliccare, scorrere e compilare campi probabilmente diventerà emozionante quanto osservare una lavatrice durante il programma cotone.

Ed è proprio questo il punto.

Non vogliamo guardare l’AI lavorare.

Vogliamo che lavori.

Una tecnologia di transizione

Auto Browse potrebbe quindi rappresentare soprattutto una fase intermedia.

Ieri: navighiamo noi.

Oggi: l’AI naviga e possiamo guardarla.

Domani: l’AI naviga mentre facciamo altro e ci chiama soltanto quando serve una decisione.

Dopodomani: le diciamo semplicemente quale risultato vogliamo ottenere.

A quel punto potrebbe non interessarci nemmeno sapere quali siti abbia visitato.

E forse, in molti casi, non avrà neppure bisogno di visitarli.

Un agente AI potrebbe comunicare direttamente con i sistemi delle aziende per conoscere disponibilità, prezzi e condizioni ed eseguire un’operazione.

Macchina che parla con macchina.

Il browser potrebbe diventare semplicemente uno degli strumenti disponibili.

Il prossimo visitatore del nostro sito potrebbe quindi non essere umano

Questa evoluzione riguarda direttamente anche le aziende.

Per anni abbiamo costruito siti pensando alle persone.

Poi abbiamo imparato a renderli comprensibili ai motori di ricerca.

Ora dobbiamo iniziare a pensare anche agli agenti AI.

Google stessa spiega che gli agenti possono interpretare una pagina attraverso ciò che appare sullo schermo, la struttura tecnica e le informazioni utilizzate per l’accessibilità.

Guida ufficiale Google all’ottimizzazione per AI Search e agenti

La domanda quindi non sarà soltanto:

“Il mio sito è bello?”

oppure:

“Google riesce a trovarlo?”

Ma:

“Un’intelligenza artificiale riesce a capire cosa vendo, quanto costa e come acquistarlo?”

E più avanti potrebbe diventare:

“La mia azienda può essere utilizzata direttamente dalle macchine?”

Ma c’è un problema: per agire dobbiamo concedere accesso

Ed è qui che la comodità incontra la sicurezza.

Un’intelligenza artificiale che legge informazioni pubbliche ha un certo livello di rischio.

Un agente che opera all’interno di servizi nei quali siamo autenticati appartiene a una categoria completamente diversa.

Può potenzialmente interagire con informazioni personali, ordini, account e servizi.

Google prevede limitazioni e richieste di conferma per determinate azioni proprio perché riconosce la delicatezza di questa nuova capacità.

Ma la questione va oltre Google.

Per trent’anni abbiamo progressivamente barattato privacy con comodità.

Con gli agenti potremmo iniziare a barattare qualcosa di ancora più importante:

autonomia con velocità.

“Consenti all’agente”

Oggi clicchiamo distrattamente:

“Accetta tutti i cookie.”

Domani potremmo cliccare altrettanto distrattamente:

“Consenti all’agente di accedere.”

Ma le conseguenze possono essere molto diverse.

Quali dati può leggere?

Per quanto tempo?

Può modificarli?

Può effettuare un acquisto?

Può inviare qualcosa?

Quali altri servizi può utilizzare?

Quali informazioni vengono conservate?

Come vengono utilizzate per personalizzare il servizio?

Sono domande che diventeranno fondamentali.

Un buon sistema agentico dovrebbe quindi permetterci di stabilire un perimetro di delega molto preciso: fai questa cosa, utilizzando questi dati, entro questi limiti e chiedimi conferma prima di andare oltre.

Il problema più grande potrebbe essere la velocità

C’è infine qualcosa di ancora più complicato.

Queste tecnologie stanno arrivando una dietro l’altra.

AI che risponde.

AI che cerca.

AI che vede.

AI che naviga.

AI che acquista.

AI che agisce.

Mentre una parte della popolazione sta cercando di comprendere la precedente rivoluzione, quella successiva è già iniziata.

E allora nasce una domanda quasi ironica.

Chi è rimasto fermo a guardare la lavatrice vera si renderà conto che nel frattempo quella digitale ha iniziato a navigare su Internet al posto suo?

La battuta nasconde un problema serio.

La distanza tra ciò che utilizziamo e ciò che comprendiamo potrebbe aumentare rapidamente.

Potremmo utilizzare sistemi senza conoscere realmente quali autorizzazioni abbiamo concesso, quali informazioni stanno elaborando, quali algoritmi stanno prendendo decisioni per noi e in quale modo il nostro comportamento viene analizzato e profilato.

La profilazione, inoltre, non riguarda necessariamente soltanto la pubblicità: algoritmi e sistemi automatizzati possono essere utilizzati, a seconda del contesto e delle regole applicabili, per personalizzazione, sicurezza, valutazione del rischio, raccomandazioni e altre forme di classificazione.

Per questo la nuova alfabetizzazione digitale non potrà significare soltanto saper usare l’intelligenza artificiale.

Dovrà significare anche:

capire cosa le stiamo permettendo di fare.

La domanda dell’Osservatorio Redomino

Gli agenti AI promettono qualcosa di straordinariamente comodo:

“Tu occupati della parte noiosa. Chiamami quando hai finito.”

Probabilmente lo faremo.

Perché è utile.

Perché è veloce.

E perché nessuno sentirà particolare nostalgia per quaranta minuti trascorsi a confrontare parcheggi o compilare moduli.

Ma proprio quando smetteremo di guardare l’intelligenza artificiale lavorare, dovremo diventare ancora più consapevoli di ciò che le abbiamo permesso di fare.

La domanda quindi non è se utilizzeremo questi sistemi.

È un’altra:

Più delegheremo alle macchine il compito di agire per noi, saremo ancora capaci di sapere cosa stanno facendo con noi?

Fonti

Google — Gemini in Chrome e Auto Browse, 18 agosto 2026

Google Search Central — Guide to Optimizing for Generative AI Features on Google Search

Google Support — informazioni e controlli per le attività agentiche di Gemini

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