Generare molte idee, anche quando alcune sono imperfette o si rivelano sbagliate, può essere più utile che aspettare di individuare subito quella definitiva.
Spesso, però, ciò che rende difficile sviluppare un’idea e trasformarla in un’azione è il modo in cui affrontiamo la possibilità di commettere errori.
È uno degli spunti di riflessione che possiamo trarre da L’essenza del coaching, di Alessandro Pannitti e Franco Rossi: quale differenza c’è tra cercare la perfezione e puntare all’eccellenza?
Il perfezionismo: quando la ricerca del risultato ideale ci blocca
Desiderare un lavoro ben fatto è positivo. La difficoltà può emergere quando l’attenzione si concentra esclusivamente su ciò che manca, anziché riconoscere anche quanto è già stato realizzato.
Se l’unico risultato accettabile è quello perfetto, ogni soluzione intermedia rischia di sembrare insufficiente. Diventa difficile considerare i progressi, sperimentare alternative o decidere che è arrivato il momento di agire.
Il timore di non raggiungere le proprie aspettative può così trasformarsi in un ostacolo: per evitare un possibile errore, si continua a rimandare la decisione.
Il problema non è voler fare bene, ma non concedersi la possibilità di iniziare finché tutto non sembra impeccabile.
L’eccellenza: cercare la qualità lasciando spazio alla sperimentazione
Anche l’eccellenza nasce dal desiderio di ottenere un risultato di qualità. La differenza, nella riflessione proposta, sta nell’atteggiamento verso il percorso.
Invece di considerare l’errore soltanto come qualcosa da evitare, è possibile riconoscerlo come un’occasione per capire che cosa non funziona e migliorare il lavoro.
Questo approccio lascia spazio ai tentativi, alle correzioni e alle idee che inizialmente possono sembrare poco convincenti.

Puntare all’eccellenza non significa accontentarsi di qualsiasi risultato. Significa continuare a cercare la qualità senza pretendere che ogni passaggio sia perfetto fin dall’inizio.
Come cambia il modo di lavorare?
La distinzione diventa concreta quando dobbiamo prendere una decisione, sviluppare un progetto o proporre un’idea.
Possiamo aspettare di avere una soluzione che ci sembri definitiva, oppure iniziare da una proposta sufficientemente solida, metterla alla prova e migliorarla attraverso ciò che impariamo.
Non sempre è possibile procedere per tentativi: alcune decisioni richiedono verifiche rigorose prima di essere attuate. Ma quando la sperimentazione è praticabile, pretendere la perfezione fin dall’inizio può impedirci di scoprire soluzioni migliori.
La ricerca della qualità e la disponibilità a correggere gli errori possono convivere.
Perfezionismo o eccellenza: una domanda da portare nel proprio lavoro
Quando un progetto sembra non essere mai pronto, può essere utile chiedersi: stiamo ancora migliorando qualcosa di importante oppure stiamo aspettando una perfezione difficile da raggiungere?
La risposta dipende dal contesto, ma la domanda aiuta a distinguere la cura per il risultato dal timore di sbagliare.
Tu come affronti gli errori quando lavori a una nuova idea?
Spunto bibliografico: Alessandro Pannitti e Franco Rossi, L’essenza del coaching. Articolo pubblicato originariamente il 15 febbraio 2016.
