Perfezionismo o eccellenza?

Circa L'Autore

Da oltre vent'anni Giuseppe Masili opera nel settore Digital. Fondatore di Redomino, affianca aziende e organizzazioni nello sviluppo di progetti digitali con un approccio orientato agli obiettivi e al miglioramento continuo. Nei primi anni della sua carriera ha contribuito alla diffusione in Italia delle piattaforme Open Source Zope e Plone, partecipando come relatore a conferenze nazionali e internazionali e promuovendo una cultura del web aperta e collaborativa. È coautore del libro internazionale The Definitive Guide to Plone (Apress), autore di articoli sul digitale e ha preso parte, come relatore e membro di giuria, a numerose iniziative dedicate all'innovazione, tra cui il Digital Festival e Create24. Nel corso degli anni è stato inoltre intervistato da testate e media specializzati, tra cui Mashable Italia, oltre a podcast e canali dedicati all'innovazione e al futuro del lavoro. Crede nell'approccio agile come metodo per individuare rapidamente il percorso più efficace, adattandolo e migliorandolo in base ai risultati. Ama viaggiare e considera ogni viaggio un'occasione per confrontarsi con culture diverse, osservare nuovi punti di vista e trasformare ogni esperienza in uno stimolo di crescita personale e professionale.

Generare molte idee, anche quando alcune sono imperfette o si rivelano sbagliate, può essere più utile che aspettare di individuare subito quella definitiva.

Spesso, però, ciò che rende difficile sviluppare un’idea e trasformarla in un’azione è il modo in cui affrontiamo la possibilità di commettere errori.

È uno degli spunti di riflessione che possiamo trarre da L’essenza del coaching, di Alessandro Pannitti e Franco Rossi: quale differenza c’è tra cercare la perfezione e puntare all’eccellenza?

Il perfezionismo: quando la ricerca del risultato ideale ci blocca

Desiderare un lavoro ben fatto è positivo. La difficoltà può emergere quando l’attenzione si concentra esclusivamente su ciò che manca, anziché riconoscere anche quanto è già stato realizzato.

Se l’unico risultato accettabile è quello perfetto, ogni soluzione intermedia rischia di sembrare insufficiente. Diventa difficile considerare i progressi, sperimentare alternative o decidere che è arrivato il momento di agire.

Il timore di non raggiungere le proprie aspettative può così trasformarsi in un ostacolo: per evitare un possibile errore, si continua a rimandare la decisione.

Il problema non è voler fare bene, ma non concedersi la possibilità di iniziare finché tutto non sembra impeccabile.

L’eccellenza: cercare la qualità lasciando spazio alla sperimentazione

Anche l’eccellenza nasce dal desiderio di ottenere un risultato di qualità. La differenza, nella riflessione proposta, sta nell’atteggiamento verso il percorso.

Invece di considerare l’errore soltanto come qualcosa da evitare, è possibile riconoscerlo come un’occasione per capire che cosa non funziona e migliorare il lavoro.

Questo approccio lascia spazio ai tentativi, alle correzioni e alle idee che inizialmente possono sembrare poco convincenti.

Professionista sviluppa un'idea attraverso schizzi a matita, tentativi e correzioni su un tavolo di lavoro.

Puntare all’eccellenza non significa accontentarsi di qualsiasi risultato. Significa continuare a cercare la qualità senza pretendere che ogni passaggio sia perfetto fin dall’inizio.

Come cambia il modo di lavorare?

La distinzione diventa concreta quando dobbiamo prendere una decisione, sviluppare un progetto o proporre un’idea.

Possiamo aspettare di avere una soluzione che ci sembri definitiva, oppure iniziare da una proposta sufficientemente solida, metterla alla prova e migliorarla attraverso ciò che impariamo.

Non sempre è possibile procedere per tentativi: alcune decisioni richiedono verifiche rigorose prima di essere attuate. Ma quando la sperimentazione è praticabile, pretendere la perfezione fin dall’inizio può impedirci di scoprire soluzioni migliori.

La ricerca della qualità e la disponibilità a correggere gli errori possono convivere.

Perfezionismo o eccellenza: una domanda da portare nel proprio lavoro

Quando un progetto sembra non essere mai pronto, può essere utile chiedersi: stiamo ancora migliorando qualcosa di importante oppure stiamo aspettando una perfezione difficile da raggiungere?

La risposta dipende dal contesto, ma la domanda aiuta a distinguere la cura per il risultato dal timore di sbagliare.

Tu come affronti gli errori quando lavori a una nuova idea?


Spunto bibliografico: Alessandro Pannitti e Franco Rossi, L’essenza del coaching. Articolo pubblicato originariamente il 15 febbraio 2016.

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