Il tuo brand esiste per le intelligenze artificiali? Oggi possiamo misurarlo
Negli articoli precedenti dell’Osservatorio Redomino abbiamo iniziato a porci una domanda che fino a poco tempo fa sembrava quasi prematura:
come ci vedono le intelligenze artificiali?
Abbiamo parlato dell’importanza di interrogare ChatGPT, Gemini, Perplexity, Claude, Copilot e gli altri sistemi per capire se conoscono un’azienda, come la descrivono, quali servizi le attribuiscono e, soprattutto, se la consigliano quando qualcuno cerca una soluzione.
Abbiamo visto come essere visibili nelle risposte delle AI e quale AI conta davvero per il tuo brand.
Abbiamo anche visto come questa analisi non possa essere fatta una volta sola.
Perché le risposte cambiano. Cambiano i modelli, cambiano le fonti consultate, cambiano i contenuti presenti sul Web e cambiano i concorrenti.
La conseguenza è abbastanza evidente: dobbiamo iniziare a misurare l’AI Visibility di un brand nelle intelligenze artificiali, un po’ come abbiamo imparato a monitorare traffico e posizionamento su Google.
La buona notizia è che oggi, agosto 2026, non dobbiamo più farlo completamente a mano.
Gli strumenti stanno arrivando.
Sta nascendo il “Google Analytics delle AI”
Chiariamo subito una cosa: non esiste ancora un Google Analytics universale delle intelligenze artificiali che permetta di sapere quante volte il nostro brand è stato nominato nelle conversazioni degli utenti.
E probabilmente non dobbiamo nemmeno immaginarlo esattamente in questi termini.
Le conversazioni degli utenti con i diversi sistemi AI sono private e gli strumenti esterni non possono conoscere tutte le domande rivolte a ChatGPT, Gemini, Claude o agli altri assistenti.
Il principio utilizzato è diverso.
Si definiscono centinaia o migliaia di prompt, cioè domande rappresentative di quelle che potrebbero fare i nostri potenziali clienti, e gli strumenti le sottopongono periodicamente ai diversi motori AI.
Per esempio:
“Qual è una buona agenzia specializzata in Plone in Italia?”
“A chi posso affidare la gestione delle campagne Google Ads della mia azienda?”
“Quali sono le migliori agenzie per sviluppare un sito accessibile?”
“Quale agenzia italiana può aiutare un’azienda a migliorare la propria visibilità nelle intelligenze artificiali?”
A quel punto possiamo verificare chi viene citato, in quale posizione, con quale frequenza, con quale sentiment e quali fonti vengono utilizzate per costruire la risposta.
È una sorta di nuovo osservatorio permanente sulla reputazione digitale.
Ed esistono già diversi strumenti interessanti.

Ahrefs Brand Radar: partire dai dati reali di ricerca
Ahrefs Brand Radar è probabilmente uno degli strumenti più interessanti perché parte da una base che Ahrefs conosce molto bene: ciò che le persone cercano realmente.
Brand Radar monitora ChatGPT, Gemini, Perplexity, Copilot, Google AI Overview e AI Mode; attraverso i prompt personalizzati permette inoltre di estendere il monitoraggio ad altri ambienti AI.
Inseriamo il nostro brand e possiamo osservare:
- quante volte viene menzionato;
- quante volte il nostro sito viene utilizzato come fonte;
- la Share of Voice AI rispetto ai concorrenti;
- il sentiment;
- gli argomenti che generano maggiore visibilità;
- quali pagine e domini vengono maggiormente citati;
- l’evoluzione nel tempo.
Possiamo inoltre inserire prompt personalizzati e controllare esattamente le domande che interessano alla nostra azienda.
Pro
La grande forza di Ahrefs è l’enorme patrimonio di dati proveniente dalla SEO tradizionale.
Non dobbiamo necessariamente inventare tutte le domande: possiamo partire da ciò che le persone stanno realmente cercando.
È inoltre molto interessante poter collegare SEO tradizionale e visibilità AI nello stesso ambiente.
Contro
Non bisogna interpretare questi dati come se Ahrefs avesse accesso alle conversazioni private degli utenti.
Non è così.
Il monitoraggio è basato su campionamento strutturato: vengono interrogati i sistemi AI con grandi insiemi di prompt e vengono analizzate le risposte ottenute.
È quindi una fotografia statistica della nostra visibilità, non il contatore assoluto di tutte le volte in cui qualcuno nel mondo ha chiesto informazioni su di noi.
Ed è una distinzione fondamentale.
Semrush AI Visibility Toolkit: SEO e AI nello stesso cruscotto
Per chi utilizza già Semrush, il passaggio più naturale potrebbe essere Semrush AI Visibility Toolkit.
Il funzionamento è molto vicino a quello che stiamo descrivendo.
Inseriamo il dominio, individuiamo i concorrenti e definiamo i prompt da monitorare.
Semrush controlla quindi la presenza del brand nelle risposte dei principali sistemi AI, permettendo di analizzare visibilità, concorrenti, prompt e preparazione del sito alla ricerca AI.
Pro
Il vantaggio evidente è l’integrazione.
Possiamo osservare contemporaneamente:
come siamo posizionati sui motori di ricerca → come siamo rappresentati nelle AI → quali concorrenti compaiono → quali contenuti dovremmo migliorare.
Per un’agenzia che già lavora quotidianamente con SEO, contenuti e analisi dei concorrenti è un approccio molto naturale.
Contro
Il costo può aumentare lavorando su numerosi clienti, domini e prompt.
È quindi uno strumento molto interessante, ma bisogna ragionare sulla sua scalabilità quando viene utilizzato da un’agenzia.
Profound: quando il monitoraggio diventa una piattaforma
Profound porta il concetto ancora più avanti.
Il suo sistema Answer Engine Insights interroga periodicamente i motori AI e costruisce un dataset attraverso il quale analizzare Visibility Score, citazioni, sentiment, Share of Voice e posizionamento del brand.
Il principio rimane quello ormai familiare:
domanda → risposta AI → presenza del brand → fonte → concorrenti → andamento nel tempo.
Ma Profound aggiunge strumenti particolarmente interessanti.
Può mostrare quali pagine vengono utilizzate dalle AI, fare competitive benchmarking e trasformare i dati raccolti in raccomandazioni operative.
Una delle evoluzioni più interessanti riguarda inoltre la possibilità di verificare se le informazioni che le AI forniscono sul nostro brand siano corrette.
Questa è una frontiera particolarmente importante.
Non chiediamo più soltanto:
“Le intelligenze artificiali parlano di noi?”
Possiamo iniziare a chiedere:
“Quello che raccontano di noi è corretto?”
Pro
È uno degli approcci più completi.
Non si limita alla presenza del brand ma prova a collegare visibilità, reputazione, citazioni, contenuti, crawling degli agenti e accuratezza delle informazioni.
Contro
La completezza porta inevitabilmente maggiore complessità e costi.
Per una piccola azienda che vuole semplicemente capire se compare nelle risposte AI potrebbe essere sovradimensionato. Diventa invece molto più interessante quando il monitoraggio deve trasformarsi in un processo continuativo di marketing.
Peec AI: semplice e focalizzato sulla visibilità
Un’altra piattaforma da tenere sotto osservazione è Peec AI.
Peec nasce specificamente intorno al problema della AI Search Analytics e punta molto sulla semplicità della dashboard.
Il concetto è immediato: definiamo i prompt importanti per il nostro business e osserviamo come il nostro brand e i concorrenti compaiono nelle risposte dei diversi sistemi.
Tra gli indicatori troviamo visibilità, posizione, sentiment e Share of Voice.
Pro
Interfaccia orientata esattamente al problema che stiamo cercando di risolvere e approccio relativamente semplice.
È interessante soprattutto per piccoli team che stanno iniziando a sperimentare l’ottimizzazione della propria presenza nelle AI.
Contro
Rispetto alle piattaforme più articolate può offrire meno strumenti per trasformare automaticamente l’analisi in interventi operativi.
Inoltre questo mercato cambia molto rapidamente: copertura dei diversi modelli, funzionalità e prezzi devono essere verificati periodicamente.
Qual è quindi lo strumento migliore?
La risposta, almeno oggi, è: dipende da quello che vogliamo misurare.
Ahrefs è molto interessante se vogliamo collegare la visibilità AI alla domanda di ricerca.
Semrush è una scelta naturale se vogliamo far convivere SEO tradizionale e monitoraggio delle AI.
Peec AI offre un approccio più focalizzato e immediato.
Profound diventa interessante quando vogliamo costruire un’attività di monitoraggio molto più strutturata.
Ma forse la vera notizia non è stabilire quale sia il migliore.
La vera notizia è che questi strumenti esistono già.

Prima misuravamo Google. Adesso dobbiamo misurare anche le AI
Per più di vent’anni abbiamo imparato a fare una cosa.
Aprire Google Analytics e capire cosa stava succedendo al nostro sito.
Poi abbiamo aggiunto Search Console, strumenti SEO, social analytics, advertising analytics e sistemi di monitoraggio della reputazione.
Adesso si sta aggiungendo un nuovo livello.
Perché una parte della scoperta di aziende, prodotti e servizi non passa più necessariamente da una pagina di risultati composta da dieci link.
Una persona può semplicemente chiedere:
“Quale azienda mi consigli?”
E ricevere direttamente una risposta.
Se la nostra azienda non è dentro quella risposta, potremmo essere invisibili senza nemmeno accorgercene.
Per questo il monitoraggio della presenza nelle intelligenze artificiali potrebbe diventare rapidamente una normale attività di marketing digitale.
Esattamente come oggi controlliamo traffico, conversioni e posizionamento.
Solo che questa volta non stiamo cercando di capire soltanto quante persone ci trovano.
Stiamo cercando di capire qualcosa di ancora più interessante:
che idea si sono fatte di noi le intelligenze artificiali.
E soprattutto:
quando qualcuno chiede loro un consiglio, siamo tra le aziende che decidono di suggerire?
