Gemini supera un miliardo di utenti. Ma sta cambiando anche il modo in cui le aziende devono raccontarsi
Se le persone iniziano a raccontare i propri problemi all’intelligenza artificiale invece di cercare due o tre parole su Google, come deve cambiare il modo in cui un’azienda si presenta online?
La domanda diventa interessante guardando gli ultimi numeri pubblicati da Google.
L’app Gemini ha superato un miliardo di utenti mensili, diventando il prodotto con la crescita più rapida nella storia di Google.
Ma c’è un altro dato ancora più interessante: il 63% degli utenti parla direttamente con Gemini.
Non scrive soltanto. Parla.
E quando parliamo, normalmente non utilizziamo keyword.
Raccontiamo problemi.
Dalla keyword al problema
Immaginiamo di avere un e-commerce che non sta ottenendo i risultati sperati.
Su Google potremmo aver cercato:
“consulente Google Ads Torino”
Con un’intelligenza artificiale è molto più naturale dire:
“Ho un e-commerce che fattura circa due milioni, spendiamo 15.000 euro al mese su Google ma il costo di acquisizione continua a salire. Non so se il problema siano le campagne, l’agenzia o se dovremmo iniziare a investire anche altrove.”
Non abbiamo indicato quale servizio ci serve.
Abbiamo raccontato il problema.
Sarà l’intelligenza artificiale a cercare di capire quale potrebbe essere la soluzione.
Ed eventualmente chi potrebbe fornirla.
E allora come deve raccontarsi un’azienda?
Qui cambia qualcosa di importante.
Per anni abbiamo costruito molte pagine dei siti pensando soprattutto a ciò che le persone cercavano:
“Consulenza SEO”
“Google Ads”
“Realizzazione e-commerce”
“Web agency Torino”
Tutto ancora utile.
Ma un’intelligenza artificiale deve comprendere qualcosa di più.
Deve riuscire a capire:
cosa facciamo, per chi lo facciamo, quali problemi sappiamo risolvere, in quali situazioni abbiamo esperienza e perché potremmo essere una buona soluzione.
Dire semplicemente:
“Siamo un’agenzia di digital marketing.”
potrebbe diventare sempre meno interessante.
Spiegare invece che lavoriamo con determinate aziende, affrontiamo determinati problemi, abbiamo esperienza in specifici mercati e abbiamo ottenuto determinati risultati fornisce all’AI molto più contesto per comprenderci.

I siti potrebbero diventare ancora più importanti
Può sembrare un paradosso.
Se utilizzeremo sempre più le intelligenze artificiali per trovare risposte, qualcuno potrebbe pensare che i siti serviranno meno.
Potrebbe accadere esattamente il contrario.
Se sarà l’AI a decidere quali aziende considerare quando qualcuno racconta un problema, dovremo darle abbastanza informazioni per capire esattamente quando siamo una possibile soluzione.
Non significa produrre centinaia di pagine riempite di parole.
Significa costruire siti più completi, specifici e comprensibili.
Servizi spiegati bene.
Problemi affrontati.
Casi reali.
Esperienze.
Settori conosciuti.
Domande concrete.
Risposte concrete.
In altre parole, lasciare meno dubbi possibile su ciò che sappiamo fare.
Un miliardo di persone sta imparando un nuovo modo di cercare
Google racconta che Gemini non ha soltanto superato il miliardo di utenti mensili.
Una persona su cinque che utilizza Gemini Live va già oltre la semplice voce, utilizzando anche videocamera o condivisione dello schermo.
Gemini può inoltre compiere azioni attraverso più di 40 applicazioni Android.
Contemporaneamente anche Google Search sta diventando più conversazionale: Google afferma esplicitamente che molte esigenze delle persone non possono essere facilmente condensate in poche keyword e ha ridisegnato la ricerca AI proprio per permettere di descrivere meglio ciò di cui abbiamo bisogno.
Il cambiamento quindi non riguarda soltanto Gemini.
Riguarda il modo in cui stiamo imparando a chiedere informazioni a Internet.
Prima cercavamo le parole giuste.
Ora possiamo semplicemente raccontare ciò che ci serve.

E lasciare che sia l’intelligenza artificiale a interpretarlo.
Per le aziende questo potrebbe cambiare profondamente il significato stesso di “essere trovati online”.
La domanda non sarà più soltanto:
“Per quali parole vogliamo essere trovati?”
Ma sempre di più:
“Abbiamo spiegato abbastanza bene ciò che facciamo perché un’intelligenza artificiale capisca in quali problemi dovrebbe proporre proprio noi?”
