Da un sito a venti: come l’AI cambia il lavoro di chi gestisce il web

Circa L'Autore

Da oltre vent'anni Giuseppe Masili opera nel settore Digital. Fondatore di Redomino, affianca aziende e organizzazioni nello sviluppo di progetti digitali con un approccio orientato agli obiettivi e al miglioramento continuo. Nei primi anni della sua carriera ha contribuito alla diffusione in Italia delle piattaforme Open Source Zope e Plone, partecipando come relatore a conferenze nazionali e internazionali e promuovendo una cultura del web aperta e collaborativa. È coautore del libro internazionale The Definitive Guide to Plone (Apress), autore di articoli sul digitale e ha preso parte, come relatore e membro di giuria, a numerose iniziative dedicate all'innovazione, tra cui il Digital Festival e Create24. Nel corso degli anni è stato inoltre intervistato da testate e media specializzati, tra cui Mashable Italia, oltre a podcast e canali dedicati all'innovazione e al futuro del lavoro. Crede nell'approccio agile come metodo per individuare rapidamente il percorso più efficace, adattandolo e migliorandolo in base ai risultati. Ama viaggiare e considera ogni viaggio un'occasione per confrontarsi con culture diverse, osservare nuovi punti di vista e trasformare ogni esperienza in uno stimolo di crescita personale e professionale.

All’inizio l’effetto è quasi inevitabile: guardi un’intelligenza artificiale fare in pochi secondi qualcosa che prima richiedeva una persona, diversi strumenti e un discreto numero di clic.

E pensi: bene, abbiamo automatizzato un lavoro.

Vero.

Ma probabilmente è la parte meno interessante di quello che sta succedendo.

Il primo livello: fare automaticamente quello che facevamo a mano

In questi giorni, lavorando con WPWriter direttamente sull’Osservatorio Redomino, abbiamo fatto un esperimento molto concreto.

Abbiamo scritto un articolo, creato e inserito immagini, lavorato sulla SEO, aggiunto testi ALT e link interni, modificato la bozza direttamente in WordPress e analizzato decine di articoli già pubblicati.

Operazioni che fino a poco tempo fa avrebbero richiesto di passare continuamente da una schermata all’altra, da uno strumento all’altro e, spesso, da una persona all’altra.

La prima conclusione è facile: l’AI può sostituire parecchio lavoro manuale.

E in alcuni casi può anche farlo in modo più sistematico, perché non si stanca alla trentasettesima meta description.

Ma se usiamo il tempo risparmiato per fare più clic, abbiamo capito poco

Il rischio è interpretare questa trasformazione soltanto in termini di produttività.

Prima ottimizzavamo cinque articoli, adesso possiamo ottimizzarne cinquanta.

Ottimo. Ma poi?

Se il risultato dell’automazione è semplicemente riempire il tempo liberato con una quantità maggiore dello stesso lavoro, abbiamo costruito una macchina più veloce senza chiederci bene dove vogliamo andare.

È un tema che in Redomino ritorna spesso e che abbiamo raccolto nel concetto di Tempo Vita: la tecnologia dovrebbe restituirci tempo, non trovare nuovi modi per occuparlo.

Il secondo livello: aumentare la capacità

Durante il nostro test è successo qualcosa di più interessante.

Siamo partiti da un singolo articolo. Poi abbiamo controllato la sua SEO. Poi ci siamo chiesti se lo stesso lavoro potesse essere utile agli altri contenuti dell’Osservatorio.

A quel punto non stavamo più ottimizzando una pagina.

Stavamo analizzando un archivio, individuando problemi ricorrenti, riconoscendo cluster tematici e iniziando a ragionare sull’architettura editoriale complessiva.

Lo strumento non aveva soltanto accelerato un compito. Aveva reso accessibile un livello di analisi che, fatto manualmente, avrebbe richiesto molto più tempo e coordinamento.

Il terzo livello: ridurre la complessità

Qui, secondo noi, comincia il cambiamento più importante.

Per fare quello che abbiamo fatto servono WordPress, strumenti SEO, immagini, Media Library, link interni, analisi dei contenuti e una certa conoscenza di come tutte queste cose funzionano insieme.

Oppure puoi dire:

“Analizza gli articoli dell’Osservatorio e dimmi dove possiamo migliorare.”

Non significa che la complessità sia scomparsa. Significa che una parte della complessità viene assorbita dallo strumento.

E questo cambia il mestiere.

Da saper fare a saper dirigere

Per anni il valore professionale è stato legato soprattutto al saper fare.

Poi abbiamo imparato che bisognava anche saper usare bene gli strumenti.

Ora stiamo entrando in una fase diversa: bisogna saperli dirigere.

  • definire bene l’obiettivo;
  • dare il contesto corretto;
  • capire cosa delegare;
  • controllare la qualità del risultato;
  • riconoscere quando l’AI sta prendendo una scorciatoia sbagliata;
  • decidere cosa merita davvero il nostro tempo.

Il lavoro umano non sparisce. Si sposta.

E, almeno potenzialmente, si sposta verso la parte più interessante.

Da un sito a venti: quando cambia anche la scala del lavoro

C’è poi un aspetto molto concreto, che riguarda direttamente chi oggi lavora sui siti Internet.

Fino a ieri una persona poteva gestire molto bene un sito. Magari due. Ma aumentando ancora il numero, il rischio era semplicemente quello di impazzire.

Non tanto per il lavoro creativo o strategico, ma per la quantità di piccole operazioni che si accumulano: meta description, testi ALT, immagini, SEO, link interni, aggiornamenti, controlli, pubblicazioni e decine di altre attività necessarie ma ripetitive.

Con un sistema come quello che stiamo sperimentando, la scala cambia completamente.

Professionista che coordina più progetti web con il supporto dell’intelligenza artificiale

Se prima potevo seguire professionalmente uno o due siti, domani potrei riuscire a gestirne venti, forse anche di più, e probabilmente farlo con una qualità superiore. Non perché lavorerò venti volte di più, ma perché una parte enorme del lavoro operativo verrà assorbita dall’intelligenza artificiale.

Ed è qui che il discorso sulla paura che “l’AI ci ruberà il lavoro” diventa più interessante.

Alcuni lavori certamente cambieranno e alcune attività probabilmente scompariranno. Ma per chi saprà stare sull’onda di questa trasformazione, imparando a dirigere questi strumenti invece di limitarsi a eseguire le singole operazioni, potrebbe accadere esattamente il contrario.

Il lavoro potrebbe diventare migliore.

Meno tempo passato a impazzire dietro alla trentasettesima meta description e più tempo dedicato a strategia, qualità, clienti, idee e decisioni.

Ma potrebbe diventare anche economicamente più interessante.

Se con lo stesso tempo una persona può seguire non più uno o due progetti, ma dieci, venti o forse ancora di più, mantenendo un livello professionale elevato, cambia anche il valore economico del suo lavoro.

L’intelligenza artificiale, quindi, non aumenta soltanto la velocità.

Aumenta la leva.

E forse sarà proprio questa una delle differenze più importanti tra chi subirà questa trasformazione e chi riuscirà a sfruttarla: non lavorare di più, ma riuscire a dirigere una quantità molto più ampia di progetti, con maggiore qualità, guadagnando di più e, paradossalmente, recuperando anche più tempo.

La vera competenza potrebbe essere decidere cosa non fare

C’è poi un passaggio ulteriore.

Quando il costo operativo di molte attività si abbassa, diventa facilissimo produrre di più: più articoli, più immagini, più analisi, più report, più qualsiasi cosa.

Ma “possiamo farlo” non è ancora una buona ragione per farlo.

La capacità più preziosa potrebbe diventare proprio quella di scegliere.

Quale articolo vale la pena aggiornare? Quale processo conviene automatizzare? Quale dato serve davvero? Quale attività possiamo semplicemente smettere di fare?

L’intelligenza artificiale aumenta la potenza. La direzione, fortunatamente, resta ancora un problema nostro.

Non è solo automazione

È facile raccontare l’AI come una tecnologia che sostituisce attività umane. E in parte lo farà.

Ma fermarsi lì significa guardare soltanto il primo fotogramma.

La trasformazione più interessante potrebbe essere un’altra: strumenti diversi che iniziano a fondersi dietro un’interfaccia sempre più semplice, mentre a noi resta il compito di formulare obiettivi, fare domande migliori, valutare e decidere.

Meno tempo per gestire la complessità degli strumenti.

Più tempo per capire cosa vogliamo ottenere.

Se succederà davvero, forse il vantaggio più importante dell’intelligenza artificiale non sarà farci lavorare più velocemente.

Sarà permetterci di lavorare a un livello diverso.

In pratica, cosa cambia?

  • Prima: eseguire manualmente molte operazioni.
  • Con l’automazione: farle eseguire più velocemente.
  • Con l’AI integrata: coordinare più strumenti partendo da un obiettivo.
  • Il passo successivo: usare il tempo recuperato per analizzare, scegliere e decidere meglio.

Ed è probabilmente qui che dovremmo iniziare a misurare il valore dell’AI: non soltanto in ore risparmiate, ma nella qualità delle decisioni che quelle ore ci permettono finalmente di prendere.

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