ChatGPT, plugin e API: chi stiamo pagando davvero?

Circa L'Autore

Da oltre vent'anni Giuseppe Masili opera nel settore Digital. Fondatore di Redomino, affianca aziende e organizzazioni nello sviluppo di progetti digitali con un approccio orientato agli obiettivi e al miglioramento continuo. Nei primi anni della sua carriera ha contribuito alla diffusione in Italia delle piattaforme Open Source Zope e Plone, partecipando come relatore a conferenze nazionali e internazionali e promuovendo una cultura del web aperta e collaborativa. È coautore del libro internazionale The Definitive Guide to Plone (Apress), autore di articoli sul digitale e ha preso parte, come relatore e membro di giuria, a numerose iniziative dedicate all'innovazione, tra cui il Digital Festival e Create24. Nel corso degli anni è stato inoltre intervistato da testate e media specializzati, tra cui Mashable Italia, oltre a podcast e canali dedicati all'innovazione e al futuro del lavoro. Crede nell'approccio agile come metodo per individuare rapidamente il percorso più efficace, adattandolo e migliorandolo in base ai risultati. Ama viaggiare e considera ogni viaggio un'occasione per confrontarsi con culture diverse, osservare nuovi punti di vista e trasformare ogni esperienza in uno stimolo di crescita personale e professionale.

Aggiornamento del 29 ottobre 2026 — crediti API per alcuni abbonati ChatGPT.

OpenAI ha annunciato il 28 ottobre un beneficio per i piani Pro e Business idonei: attivando il collegamento a un’organizzazione API, una quota di utilizzo delle API può essere coperta da crediti promozionali. Abbonamento ChatGPT e fatturazione API restano separati; non è un accesso illimitato né un aumento dei limiti di ChatGPT o Codex.

Per chi sviluppa automazioni: il solo abbonamento non copriva il consumo API; ora, se l’offerta è abilitata, il saldo promozionale può coprirne una parte. Esempio ipotetico: un piccolo programma che riassume richieste dei clienti può consumare questo saldo, invece di usare subito crediti API acquistati. Non cambia il prezzo o il limite di post di un plugin terzo.

I piani Pro da 100, 200 e 500 dollari prevedono rispettivamente 100, 200 e 500 dollari per un ciclo mensile completo. Per Business il contributo è di 20 dollari per posto Standard pagante e 100 per Premium, con tetto complessivo di 500 dollari mensili per workspace. Il primo accredito è proporzionato al periodo residuo; per Business annuale anticipato valgono accredito annuale e tetto di 6.000 dollari.

Servono almeno sette giorni di abbonamento pagato, la stessa email e la proprietà sia dell’abbonamento o workspace sia dell’organizzazione API ricevente, con il permesso di gestirne la fatturazione. Si attiva da Billing e si verifica il saldo nella piattaforma API. I crediti scadono a fine ciclo e non si accumulano. Sono esclusi Plus e prove gratuite; l’offerta non stabilisce l’idoneità di Enterprise ed Edu. La disponibilità dipende anche da Paese e gruppo di account abilitati: la fonte non pubblica un elenco geografico completo, quindi non garantiamo l’attivazione per ogni account italiano.

Restano i limiti API; il beneficio non copre Codex tramite chiavi API. Finito il saldo gratuito si consumano eventuali crediti acquistati, altrimenti le richieste si fermano. Per Redomino la verifica utile è controllare idoneità, saldo e scadenza prima di stimare il costo di un’integrazione. Non abbiamo attivato né testato questo beneficio.

Fonti: annuncio OpenAI del 28 ottobre; condizioni e idoneità; guida API. Il racconto del test di settembre qui sotto rimane storico.

Tempo di lettura: 5 minuti

Da alcuni giorni stiamo sperimentando un nuovo modo di creare e gestire i contenuti dell’Osservatorio Redomino: il ragionamento e la scrittura avvengono insieme a ChatGPT, mentre un collegamento porta il risultato dentro WordPress e gestisce le operazioni tecniche.

Avevamo iniziato chiedendoci se fosse possibile collegare l’intelligenza artificiale direttamente a WordPress. Ora abbiamo messo alla prova due strade diverse.

ChatGPT e API non sono la stessa cosa

Quando scriviamo un articolo dentro ChatGPT utilizziamo il nostro abbonamento. Quando invece un plugin chiede direttamente a un modello di generare o modificare un contenuto, normalmente utilizza le API.

API significa Application Programming Interface: è il collegamento attraverso il quale un software comunica con un altro servizio. Le chiamate API possono avere costi separati in base al modello e ai token, cioè alle porzioni di testo elaborate.

Ne avevamo già fatto una prima stima nell’articolo su quanto costa automatizzare WordPress con intelligenza artificiale e WPWriter. Il test sul campo ci ha però mostrato un’altra possibilità.

La bozza era pronta, ma WPWriter l’ha fermata

WPWriter è un ottimo plugin e nel nostro primo test completo ne avevamo raccontato il vantaggio principale: evitare il continuo copia e incolla tra ChatGPT e WordPress.

Questa volta l’articolo era già scritto. WPWriter doveva soltanto salvarlo come bozza, ma ha bloccato l’operazione perché erano terminati i post inclusi nel piano Starter.

In sintesi: non chiedevamo al fattorino di preparare il pacco, ma soltanto di consegnarlo. Senza crediti, però, non lo ha neppure ritirato.

A questo si aggiunge il problema delle immagini: non siamo riusciti a ottenere il formato orizzontale 16:9 richiesto dall’Osservatorio. Abbiamo scritto all’assistenza, senza ricevere finora risposta.

Abbiamo provato MCP Server di miniOrange

Abbiamo quindi affiancato a WPWriter miniOrange Secure MCP Server, lasciandoli entrambi installati per poterli confrontare.

MCP significa Model Context Protocol: è uno standard che permette a ChatGPT e ad altri client compatibili di interagire con strumenti esterni. Nel nostro caso il server MCP è installato direttamente su WordPress e consente a ChatGPT di utilizzare le funzioni che abbiamo autorizzato.

Attraverso MCP Server abbiamo creato e modificato contenuti, gestito categorie e dati SEO, caricato immagini e pianificato la pubblicazione direttamente dalla chat. Senza utilizzare i crediti di WPWriter.

Non stiamo pagando le singole azioni a MCP Server

Qui il confronto con WPWriter cambia parecchio. Il server MCP che stiamo testando non funziona con un pacchetto di post da consumare ogni volta che chiediamo a ChatGPT di intervenire su WordPress.

Il plugin fa da collegamento controllato tra ChatGPT e il sito: espone le funzioni WordPress autorizzate e applica i permessi dell’utente. Possiamo decidere quali operazioni rendere disponibili all’intelligenza artificiale e mantenere il controllo su ciò che può fare.

Nel nostro flusso, inoltre, non stiamo chiedendo al plugin di generare autonomamente i testi tramite una nostra chiave API OpenAI: lavoriamo in ChatGPT e utilizziamo MCP Server per eseguire su WordPress le operazioni autorizzate. È una differenza importante, perché separa il lavoro dell’intelligenza artificiale dal collegamento tecnico con il CMS.

Anche MCP ha avuto il suo intoppo

Abbiamo generato due immagini orizzontali, ma i file PNG erano troppo pesanti per essere trasferiti. Le abbiamo convertite in WebP, un formato più leggero per il web, mantenendo le dimensioni di 1600×900 pixel: esattamente 16:9.

Flusso di lavoro da un’idea a una bozza WordPress attraverso ChatGPT e MCP Server

A quel punto entrambe sono state caricate correttamente: una come immagine in evidenza e una dentro l’articolo. MCP Server ha richiesto qualche passaggio tecnico, ma ci ha permesso di completare il lavoro senza il blocco incontrato con WPWriter.

Il test continua

Questo non basta per decretare un vincitore. WPWriter offre un’esperienza più guidata e nasce specificamente per il lavoro editoriale; MCP Server segue una logica diversa: collega ChatGPT a WordPress e gli permette di utilizzare, in modo controllato, le funzioni che gli rendiamo disponibili.

Proprio questa flessibilità è l’aspetto che vogliamo continuare a mettere alla prova. Non soltanto per gli articoli: un collegamento MCP può diventare interessante ogni volta che vogliamo far dialogare ChatGPT con WordPress senza costruire un’automazione diversa per ogni singola operazione.

L’obiettivo non è pubblicare senza controllo. Come abbiamo scritto parlando delle 10.000 pagine SEO generate con l’intelligenza artificiale, produrre è diventato facile. Il difficile è creare qualcosa che valga la pena leggere.

Scelta degli argomenti, punto di vista e revisione finale resteranno umani.

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