10.000 pagine SEO con l’AI? Finalmente possiamo farlo. Peccato che Google non le voglia

Circa L'Autore

Da oltre vent'anni Giuseppe Masili opera nel settore Digital. Fondatore di Redomino, affianca aziende e organizzazioni nello sviluppo di progetti digitali con un approccio orientato agli obiettivi e al miglioramento continuo. Nei primi anni della sua carriera ha contribuito alla diffusione in Italia delle piattaforme Open Source Zope e Plone, partecipando come relatore a conferenze nazionali e internazionali e promuovendo una cultura del web aperta e collaborativa. È coautore del libro internazionale The Definitive Guide to Plone (Apress), autore di articoli sul digitale e ha preso parte, come relatore e membro di giuria, a numerose iniziative dedicate all'innovazione, tra cui il Digital Festival e Create24. Nel corso degli anni è stato inoltre intervistato da testate e media specializzati, tra cui Mashable Italia, oltre a podcast e canali dedicati all'innovazione e al futuro del lavoro. Crede nell'approccio agile come metodo per individuare rapidamente il percorso più efficace, adattandolo e migliorandolo in base ai risultati. Ama viaggiare e considera ogni viaggio un'occasione per confrontarsi con culture diverse, osservare nuovi punti di vista e trasformare ogni esperienza in uno stimolo di crescita personale e professionale.

Con l’intelligenza artificiale possiamo creare migliaia di pagine SEO in pochissimo tempo. È facilissimo. C’è solo un piccolo problema: Google non ci ha mai chiesto di farlo.

Fino a pochi anni fa creare centinaia di pagine ottimizzate richiedeva tempo, persone e budget.

Oggi possiamo prendere una parola chiave come “consulente Google Ads”, aggiungere qualche variabile e divertirci.

Consulente Google Ads Torino.
Consulente Google Ads Milano.
Consulente Google Ads Roma.

Troppo semplice? Aggiungiamo i settori.

Consulente Google Ads per e-commerce.
Consulente Google Ads per hotel.
Consulente Google Ads per dentisti.

Poi città + settore: Consulente Google Ads per e-commerce Torino.

Possiamo continuare fino a quando Internet chiede pietà.

Google: potete farlo. Ma perché?

Il tema è tornato di attualità dopo un intervento di John Mueller di Google sulla cosiddetta programmatic SEO: la creazione automatizzata di grandi quantità di pagine combinando servizi, località, settori e altre variabili.

Con l’AI questa possibilità è ormai alla portata di quasi tutti. Ed è proprio qui che iniziano i problemi.

Mueller ha messo in guardia dal rischio di riempire un sito di pagine che, prese singolarmente, possono sembrare discretamente utili, ma che nel complesso aggiungono pochissimo valore.

Google ha inoltre una regola precisa contro lo scaled content abuse: produrre grandi quantità di contenuti principalmente per manipolare i risultati di ricerca, invece che per aiutare realmente le persone, può violare le sue policy.

Quindi il problema non è utilizzare l’intelligenza artificiale. È utilizzare una macchina potentissima per produrre contenuti di cui nessuno sentiva particolarmente la mancanza.

Ma se voglio posizionarmi per “consulente Google Ads”?

Naturalmente ha ancora senso creare una pagina dedicata al servizio Consulente Google Ads.

E può avere perfettamente senso creare contenuti specifici quando esiste una differenza reale.

Una pagina dedicata a un consulente Google Ads per e-commerce, ad esempio, potrebbe parlare di Performance Max, Merchant Center, feed prodotti, marginalità, ROAS e valore delle conversioni. Quella pagina ha una ragione per esistere.

Il problema nasce quando prendiamo lo stesso testo e produciamo Consulente Google Ads Torino, Consulente Google Ads Milano, Consulente Google Ads Bologna, cambiando praticamente soltanto il nome della città.

Quello non è approfondire. È Trova e sostituisci con ambizioni imprenditoriali.

Con la ricerca AI la tentazione aumenta ancora

Le nuove esperienze AI di Google possono scomporre domande complesse in diverse ricerche più specifiche.

Potremmo quindi pensare: “Perfetto. Creiamo una pagina per ogni possibile domanda.”

Google ha già raffreddato gli entusiasmi. Nella propria guida alla ricerca generativa spiega che non è necessario creare contenuti separati per ogni possibile variante di ricerca generata dai sistemi AI.

In altre parole, non dobbiamo arrivare a: “Consulente Google Ads per e-commerce di arredamento piemontesi con budget superiore a 7.500 euro che hanno un ROAS inferiore a 4.”

Anche perché a quel punto probabilmente conosciamo già il cliente per nome.

Quando produrre diventa facile, il valore diventa difficile

Oggi possiamo produrre cento pagine mentre prendiamo un caffè. Mille mentre siamo a pranzo. Diecimila mentre discutiamo se fosse necessario produrle.

Quando la capacità di produrre diventa quasi infinita, però, produrre non è più un vantaggio competitivo.

Diventano più preziosi esperienza, dati originali, casi reali, competenze e capacità di risolvere problemi.

L’AI può moltiplicare tutto questo. Ma può anche moltiplicare magnificamente lo zero.

Meno dubbi, non più pagine

Se vogliamo essere riconosciuti come consulente Google Ads, dobbiamo costruire contenuti che permettano a Google, ChatGPT, Gemini e agli altri sistemi di capire chiaramente cosa facciamo, per quali clienti lavoriamo, quali problemi risolviamo, quali competenze abbiamo e perché potremmo essere una buona soluzione.

Servizi spiegati bene. Casi reali. FAQ. Esperienze. Risultati. Approfondimenti realmente utili.

Non serve necessariamente avere più pagine degli altri. Serve lasciare meno dubbi degli altri.

Alla fine l’intelligenza artificiale ci ha regalato una possibilità straordinaria: possiamo finalmente creare 10.000 pagine SEO in un pomeriggio.

Ora dobbiamo soltanto trovare 10.000 buoni motivi per farlo. Altrimenti possiamo tranquillamente fermarci prima.

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