ChatGPT: cosa sono i GPT personalizzati e perché cambiano

Circa L'Autore

Da oltre vent'anni Giuseppe Masili opera nel settore Digital. Fondatore di Redomino, affianca aziende e organizzazioni nello sviluppo di progetti digitali con un approccio orientato agli obiettivi e al miglioramento continuo. Nei primi anni della sua carriera ha contribuito alla diffusione in Italia delle piattaforme Open Source Zope e Plone, partecipando come relatore a conferenze nazionali e internazionali e promuovendo una cultura del web aperta e collaborativa. È coautore del libro internazionale The Definitive Guide to Plone (Apress), autore di articoli sul digitale e ha preso parte, come relatore e membro di giuria, a numerose iniziative dedicate all'innovazione, tra cui il Digital Festival e Create24. Nel corso degli anni è stato inoltre intervistato da testate e media specializzati, tra cui Mashable Italia, oltre a podcast e canali dedicati all'innovazione e al futuro del lavoro. Crede nell'approccio agile come metodo per individuare rapidamente il percorso più efficace, adattandolo e migliorandolo in base ai risultati. Ama viaggiare e considera ogni viaggio un'occasione per confrontarsi con culture diverse, osservare nuovi punti di vista e trasformare ogni esperienza in uno stimolo di crescita personale e professionale.

Da sapere in breve

  • I GPT personalizzati sono versioni di ChatGPT preparate per un compito preciso, con istruzioni e documenti dedicati.
  • Arrivano i plugin: pacchetti riutilizzabili di istruzioni, materiali e possibili collegamenti ad altri servizi.
  • Le scadenze previste: stop ai nuovi GPT il 26 ottobre 2026 e ritiro standard degli esistenti l’11 dicembre.
  • Non sai se ti riguarda? Chiedi a ChatGPT di verificare i tuoi strumenti e spiegarti cosa fare entro la scadenza applicabile.
  • Se sei un cliente redomino, ci pensiamo noi.
    Per gli assistenti che gestiamo, curiamo verifiche e interventi concordati.

Prima di tutto: che cos’è un GPT personalizzato?

ChatGPT è il servizio di OpenAI con cui conversi per chiedere aiuto, per esempio per scrivere una risposta o riassumere un documento. Un GPT personalizzato è una versione di ChatGPT preparata per un compito specifico, con istruzioni, documenti di riferimento ed eventualmente collegamenti ad altri programmi.

Un esempio: un negozio può preparare un assistente che aiuti il personale a rispondere alle domande sui resi usando le condizioni aziendali. Le regole sono già impostate, quindi non occorre riscriverle a ogni nuova conversazione. Le risposte vanno comunque controllate.

Che cosa significano le lettere GPT? Sono le iniziali di Generative Pre-trained Transformer: un tipo di modello di intelligenza artificiale, cioè un sistema informatico allenato su dati per elaborare richieste e generare risposte. “Generative” indica che produce contenuti; “Pre-trained” che è stato addestrato prima dell’uso; “Transformer” è il nome della struttura informatica che gli permette di mettere in relazione le parti del testo.

La distinzione utile è questa: il modello è il motore, ChatGPT è il servizio, il GPT personalizzato è una configurazione per un lavoro preciso. Personalizzarlo non significa costruire da zero una nuova intelligenza artificiale.

Non sai se devi fare qualcosa? Chiedilo a ChatGPT

Se non sai da dove partire, il primo passo più semplice è usare l’intelligenza artificiale per capire che cosa devi fare. Apri ChatGPT, incolla il testo o il link di questo articolo e aggiungi questa richiesta:

«Leggi questo articolo e controlla le fonti ufficiali aggiornate. Dopo un’attenta analisi degli strumenti che uso e delle informazioni a cui puoi accedere, aiutami a capire se il cambiamento dei GPT personalizzati mi riguarda. Fammi le domande necessarie e chiedimi eventuali schermate o impostazioni che non puoi vedere. Spiegami in parole semplici che cosa devo fare, in quale ordine e qual è la scadenza valida per il mio account. Distingui ciò che hai verificato da ciò che resta da controllare. Se non servono interventi, spiegami perché. Per ora non modificare nulla.»

ChatGPT può aiutarti, ma non vede automaticamente tutti i tuoi strumenti. Descrivi come lo usi e fornisci le informazioni richieste: una verifica incompleta non equivale a “non c’è nulla da fare”. L’obiettivo è ottenere pochi passi chiari, con una data verificata, prima della scadenza.

Che cosa cambia e che cos’è un plugin

OpenAI ha annunciato il ritiro di questi assistenti personalizzati e il passaggio ai plugin. Un plugin è un pacchetto riutilizzabile che aggiunge istruzioni e, quando servono, collegamenti a strumenti esterni. Non sostituisce ChatGPT: lo aiuta a svolgere un’attività. Nel caso del negozio, potrebbe contenere le regole per rispondere sui resi e i documenti da consultare.

Questo trasferimento si chiama migrazione. La procedura guidata compare nella sezione “I miei GPT” quando l’account è abilitato. Si trasferisce soltanto l’ultima versione pubblicata, non le modifiche ancora in bozza: occorre quindi salvare e confermare la versione aggiornata. Non serve renderla pubblica a chiunque.

Le date da segnare

Secondo la documentazione ufficiale disponibile al 1° ottobre 2026, il calendario previsto da OpenAI è questo:

  • 26 ottobre 2026: dovrebbe terminare la possibilità di creare nuovi GPT personalizzati.
  • 11 dicembre 2026: è previsto il ritiro standard dei GPT esistenti.
  • 11 febbraio 2027: alcune organizzazioni con il piano aziendale ChatGPT Enterprise, se ammesse, possono ottenere un rinvio, ma non è una proroga automatica per tutti.

L’arrivo del pulsante di migrazione e degli avvisi può variare in base al piano e all’organizzazione. Per questo non basta aspettare il promemoria dell’ultimo giorno: chi gestisce GPT usati da colleghi o clienti dovrebbe verificare subito quali strumenti esistono, chi ne è responsabile e quali processi dipendono da loro.

Cosa passa al plugin e cosa resta indietro

Il nuovo plugin raccoglie componenti che prima vivevano dentro il GPT personalizzato. OpenAI indica che:

  • le istruzioni vengono trasformate in una skill, cioè un insieme riutilizzabile di regole operative;
  • le app collegate, cioè i collegamenti a servizi esterni autorizzati, restano nel plugin;
  • i file di conoscenza, cioè i documenti caricati perché l’assistente li consulti, diventano materiali di riferimento del plugin.

Il trasferimento, però, non è una fotocopia perfetta. Non vengono migrati automaticamente:

  • le conversazioni già svolte con il GPT;
  • il modello scelto nelle impostazioni, cioè il motore di intelligenza artificiale usato dall’assistente;
  • gli utenti e le regole di condivisione;
  • le modifiche non pubblicate;
  • le azioni personalizzate, cioè i comandi per leggere dati o svolgere operazioni in servizi esterni.

Migrazione di un GPT personalizzato verso un plugin ChatGPT con trasferimento di istruzioni e documenti e verifica separata dei collegamenti esterni.

Proprio questi comandi richiedono attenzione. Se l’assistente legge gli ordini da un programma aziendale, potrebbe servire un nuovo collegamento tramite un’app oppure tramite MCP, Model Context Protocol: uno standard, cioè un insieme condiviso di regole, per far comunicare l’assistente con strumenti esterni. Un server MCP è il programma che gli mette a disposizione le operazioni autorizzate. Chi configura il collegamento deve verificarne accessi e risultati.

Cosa fare adesso, senza panico

  1. Fai l’inventario. Elenca GPT attivi, proprietari, utenti e attività che svolgono davvero.
  2. Pubblica la versione corretta. Rivedi istruzioni e file, poi pubblica le modifiche utili prima della migrazione.
  3. Salva alcune prove. Conserva domande tipiche, risultati attesi e almeno un caso difficile con cui confrontare il nuovo plugin.
  4. Controlla i collegamenti. Segna quali azioni usano servizi esterni e quali autorizzazioni richiedono.
  5. Migra quando compare l’opzione. In ChatGPT, apri “I miei GPT” e usa il comando di migrazione indicato da OpenAI.
  6. Prova prima di condividere. Verifica materiali, formati delle risposte, permessi e integrazioni; poi assegna nuovamente gli accessi necessari.

Dopo la migrazione, il GPT originale non può più essere modificato, ma può continuare a essere usato fino alla data di ritiro applicabile. È una finestra utile per confrontare vecchio e nuovo comportamento, non un motivo per rinviare il controllo a dicembre.

Un nuovo formato non elimina i controlli

Separare istruzioni, documenti e collegamenti può aiutare a organizzare il lavoro. Non corregge però da solo regole confuse, materiali vecchi o permessi troppo ampi. Il trasloco digitale riesce quando, dopo aver spostato gli scatoloni, si controlla anche che le chiavi aprano le porte giuste.

Il punto per aziende e professionisti

Il passaggio è un’occasione per individuare gli assistenti davvero utili. Per ciascuno servono un responsabile, documenti aggiornati, accesso solo ai dati necessari e prove che possano essere ripetute.

Chi utilizza collegamenti tra ChatGPT e WordPress può approfondire anche il nostro test su come collegare ChatGPT a WordPress, il sistema per gestire i contenuti di un sito. Se vuoi verificare GPT, automazioni e passaggi operativi prima delle scadenze, Richiedi un Momento Redomino.

Domande frequenti

I GPT personalizzati smettono di funzionare subito?

No. OpenAI prevede il ritiro standard l’11 dicembre 2026. Fino alla data applicabile, il GPT originale può continuare a essere usato; dopo il trasferimento non può però più essere modificato.

Le modifiche lasciate in bozza vengono trasferite?

No. La migrazione usa l’ultima versione pubblicata. Prima di procedere conviene quindi controllare e pubblicare gli aggiornamenti che devono essere conservati.

Le conversazioni precedenti passano al nuovo plugin?

No. Le vecchie conversazioni non vengono migrate. Se contengono esempi o risultati importanti, occorre conservarli separatamente secondo le regole aziendali.

Le azioni personalizzate continuano a funzionare?

Non automaticamente. Potrebbe essere necessario ricrearle come app o tramite un server MCP e verificare di nuovo permessi, dati e risultati.

Fonti

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