Una giornata qualunque nel 2031: alle 15 abbiamo finito
Immaginiamo di svegliarci tra cinque anni.
Non nel 2050.
Nel 2031.
Niente robot che preparano la colazione. Niente città fantascientifiche. Niente ologrammi che ci inseguono per casa.
Fuori dalla finestra il mondo sembra più o meno quello di oggi.
La differenza è che alle 15:00 abbiamo finito di lavorare.
Non perché siamo diventati tutti più pigri.
Perché abbiamo finalmente smesso di fare un’enorme quantità di cose che non servivano.
7:30 — La sveglia non suona
Non abbiamo appuntamenti fino alle 9:30.
L’AI lo sa.
Sa anche quanto abbiamo dormito e quanto tempo ci servirà per prepararci.
Così oggi possiamo dormire mezz’ora in più.
Quando ci alziamo non troviamo 42 notifiche.
Troviamo questo:
«Buongiorno. Oggi hai tre cose importanti. Una riunione alle 9:30, una decisione da prendere sul progetto Rossi e un documento da approvare entro le 14. Il resto può aspettare.»
Tre cose.
Non quarantadue.
La prima grande rivoluzione dell’intelligenza artificiale potrebbe essere proprio questa:
non aiutarci a fare più cose, ma evitare di farci perdere tempo con quelle inutili.
8:15 — Dove lavoriamo oggi?
La domanda non è:
«Vado in ufficio?»
La domanda è:
«Dove voglio stare oggi?»
Non abbiamo riunioni fisiche.
Il lavoro che dobbiamo svolgere richiede concentrazione, qualche decisione e una conversazione con un cliente.
Possiamo farlo da casa.
Da uno spazio condiviso.
Da una casa in montagna.
O da un tavolino davanti al mare.
Oggi scegliamo il mare.
Non stiamo facendo vacanza.
Stiamo semplicemente lavorando in un posto nel quale ci piace stare.
Perché se il nostro lavoro consiste sempre meno nel fare materialmente qualcosa e sempre più nel capire, scegliere, creare e decidere, essere seduti otto ore nello stesso edificio potrebbe iniziare a sembrarci una strana abitudine del passato.
9:30 — La riunione dura ventidue minuti
La riunione inizia.
Nessuno prende appunti.
Nessuno deve spiegare cosa è successo nelle puntate precedenti.
Prima dell’incontro l’AI ha preparato per ciascun partecipante quello che deve sapere.
Parliamo solamente delle cose sulle quali serve una decisione umana.
Ventidue minuti dopo abbiamo finito.
L’AI raccoglie le decisioni, aggiorna il progetto, assegna le attività e prepara le comunicazioni necessarie.
Nessuno deve fare il verbale.
Nessuno deve aggiornare tre software.
Nessuno deve scrivere:
«Come concordato durante la call di questa mattina…»
Sono le 9:52.
Il mare è ancora lì.
10:15 — Il lavoro sta andando avanti senza di noi
Ed ecco la parte che oggi può sembrare più strana.
Mentre beviamo un caffè, il lavoro continua.
Agenti software controllano campagne pubblicitarie, elaborano dati, confrontano risultati, preparano documenti, verificano anomalie, organizzano informazioni e aggiornano sistemi.
Non dobbiamo osservare ogni singolo passaggio.
Interveniamo quando serve qualcosa che le macchine non possono — o non devono — decidere da sole.
L’AI ci segnala:
«La campagna sta spendendo più del previsto ma sta generando risultati migliori. Consiglio di non intervenire. Vuoi approfondire?»
No.
Continua.
Questa piccola parola potrebbe diventare una parte importante del nostro lavoro:
continua.

11:07 — Arriva un problema
Un cliente non è soddisfatto di una proposta.
L’AI ha già raccolto le email precedenti, analizzato il progetto e individuato il punto di attrito.
Potrebbe perfino suggerirci una risposta.
Ma qui decidiamo di intervenire noi.
Chiamiamo il cliente.
Parliamo per quindici minuti.
Ascoltiamo.
Capiamo qualcosa che nessun dato aveva raccontato bene.
Cambiamo una decisione.
È probabilmente questo il lavoro che rimarrà più prezioso.
Non compilare.
Non copiare.
Non cercare.
Non spostare informazioni da un software all’altro.
Capire.
12:30 — Pranzo
Chiudiamo il computer.
Davvero.
Non “pranzo davanti al computer”.
Non “mangio qualcosa mentre rispondo alle email”.
Pranzo.
Perché l’intelligenza artificiale non dovrebbe servire a riempire ogni minuto liberato con altro lavoro.
Altrimenti avremmo costruito una macchina straordinariamente potente per correre ancora più velocemente sulla stessa ruota.
13:30 — Un’ora di concentrazione
Rimane la cosa più importante della giornata.
Un nuovo progetto.
Qui l’AI può aiutarci a cercare informazioni, simulare scenari, produrre alternative e mettere in discussione le nostre idee.
Ma la direzione dobbiamo sceglierla noi.
Per un’ora lavoriamo davvero.
Senza notifiche.
Senza email.
Senza riunioni.
Senza burocrazia digitale.
Forse nel 2031 scopriremo qualcosa che oggi sembra quasi provocatorio:
quattro o cinque ore di lavoro lucido possono valere molto più di otto ore di presenza.
14:42 — «C’è altro?»
Chiediamo all’AI:
«C’è qualcosa che richiede davvero me oggi?»
Controlla progetti, messaggi, scadenze, clienti e attività.
«No. Le attività importanti sono completate. Ho programmato due cose per domani e sto seguendo automaticamente il resto.»
Sono le 14:43.
Potremmo aprire la posta.
Potremmo controllare ancora qualcosa.
Potremmo inventarci del lavoro.
Per due secoli abbiamo associato il lavoro al tempo.
Essere presenti.
Entrare alle nove.
Uscire alle cinque.
Riempire le ore comprese tra questi due momenti.
Ma se il lavoro necessario è finito, perché continuare?
15:00 — Fine
Chiudiamo il computer.
Davanti a noi c’è il mare.
Qualcuno va a prendere i figli a scuola.
Qualcuno fa sport.
Qualcuno studia.
Qualcuno costruisce qualcosa.
Qualcuno semplicemente non fa niente.
E forse dovremo reimparare anche questo.
Perché negli ultimi decenni abbiamo utilizzato quasi ogni aumento di produttività per produrre ancora di più.
Computer più veloci.
Connessioni più veloci.
Smartphone.
Cloud.
Automazione.
Ogni volta abbiamo risparmiato tempo.
E ogni volta siamo riusciti misteriosamente a riempirlo di nuovo.
Con l’intelligenza artificiale potremmo fare una scelta diversa.
La vera rivoluzione potrebbe essere lavorare meno
Quando parliamo di AI nelle aziende, la domanda è quasi sempre:
«Quanto possiamo produrre in più?»
Forse è la domanda sbagliata.
Proviamo a sostituirla.
Quanto tempo possiamo restituire alle persone?
Se un’attività che richiedeva due ore può essere svolta in dieci minuti, non è scritto da nessuna parte che dobbiamo utilizzare l’ora e cinquanta minuti recuperata per fare altre undici attività.
Potremmo semplicemente aver finito prima.
E questo avrebbe conseguenze enormi.
Persone più riposate.
Più lucide.
Più creative.
Probabilmente anche capaci di prendere decisioni migliori.
Perché esiste un limite alla quantità di tempo durante il quale una persona riesce davvero a pensare bene.
L’intelligenza artificiale potrebbe costringerci finalmente a distinguere tra tempo trascorso lavorando e valore prodotto.
E l’ufficio?
Potrebbe cambiare anche lui.
Non necessariamente sparire.
Potrebbe semplicemente smettere di essere il posto nel quale dobbiamo andare per dimostrare che stiamo lavorando.
Andremo in ufficio quando avrà senso incontrarsi.
Per progettare.
Per confrontarsi.
Per creare qualcosa insieme.
Per vedere le persone.
E negli altri giorni potremmo lavorare altrove.
Anche davanti al mare.
Il vero lusso tecnologico del futuro, infatti, potrebbe non essere possedere più tecnologia.
Potrebbe essere avere più libertà.
Libertà di scegliere dove stare.
Libertà di organizzare il proprio tempo.
Libertà di concentrarsi sulle cose nelle quali gli esseri umani continuano ad avere qualcosa di speciale da offrire.
Quando elimini il superfluo, cosa rimane?
Rimangono le decisioni.
Le idee.
Le relazioni.
La creatività.
La responsabilità.
L’intuizione.
La capacità di capire un’altra persona.
E rimane il tempo.

Forse è questo il punto che rischiamo di perdere mentre discutiamo di modelli, chatbot, agenti e automazioni.
L’obiettivo non dovrebbe essere costruire un mondo nel quale, grazie all’intelligenza artificiale, riusciamo a lavorare continuamente.
Dovrebbe essere esattamente il contrario.
Costruire un mondo nel quale molte cose continuano a funzionare anche quando noi smettiamo di lavorare.
Sono le 15:01.
Il progetto procede.
Le campagne stanno girando.
I sistemi stanno controllando.
L’AI sa quando chiamarci se succede qualcosa di importante.
Noi entriamo in acqua.
E forse, finalmente, abbiamo capito a cosa serviva tutta questa tecnologia.
Non a riempire il nostro tempo.
A liberarlo.
Osservatorio Redomino — quando elimini il superfluo, inizia a funzionare.
