ChatGPT apre alla pubblicità. Ma quando l’AI ci consiglia qualcosa, dove finisce il consiglio e dove comincia l’annuncio?
Se chiediamo a un’intelligenza artificiale quale prodotto comprare, riusciremo sempre a distinguere la risposta migliore da quella sponsorizzata?
La domanda non è più teorica.
L’11 agosto 2026 OpenAI ha esteso ChatGPT Ads a Regno Unito, Messico, Brasile, Giappone e Corea del Sud.
L’Italia non è ancora coinvolta, ma OpenAI ha dichiarato che l’espansione continuerà verso altri mercati nel corso dell’anno.
Non parliamo più quindi di un piccolo esperimento confinato agli Stati Uniti.
La pubblicità sta entrando nel mondo delle conversazioni con l’intelligenza artificiale.
Ed è una novità importante.
Come funzionano le pubblicità dentro ChatGPT
OpenAI ha già introdotto un proprio Ads Manager, cioè uno strumento attraverso il quale le aziende possono creare campagne pubblicitarie, stabilire budget e offerte, caricare annunci e misurarne i risultati.
È disponibile anche il modello CPC, costo per clic: l’inserzionista paga quando qualcuno clicca sull’annuncio.
Suona familiare?
Molto.
Perché per certi versi sembra di tornare ai primi anni di Google Ads.
Solo che questa volta l’annuncio non vive accanto a una lista di risultati.
Vive dentro una conversazione.
E questo cambia parecchio.
OpenAI dichiara che gli annunci vengono mantenuti separati dalle risposte, sono chiaramente identificati come sponsorizzati e non possono influenzare ciò che ChatGPT risponde.
È un principio fondamentale.
Ma apre comunque una domanda interessante.
Dove finisce il consiglio e dove comincia la pubblicità?
Immaginiamo di chiedere:
“Qual è la migliore assicurazione per la mia famiglia?”
L’AI ci fornisce una risposta.
Poi compare un’offerta sponsorizzata.
Tecnicamente le due cose sono separate.
Ma psicologicamente?

Quanto influenzerà la nostra decisione il fatto che la pubblicità arrivi esattamente nel momento in cui stiamo chiedendo un consiglio?
Il problema non riguarda soltanto ChatGPT.
Google sta già sperimentando nuovi formati pubblicitari dentro AI Mode, la propria esperienza di ricerca basata sull’intelligenza artificiale.
Claude, almeno per ora, ha scelto la strada opposta: Anthropic ha dichiarato esplicitamente che Claude resterà senza pubblicità.
Insomma, il mercato non ha ancora deciso quale modello vincerà.
Ed è proprio questo a rendere i prossimi anni interessanti.
Chi vive soltanto di Google Ads dovrebbe iniziare a guardarsi intorno
Per oltre vent’anni molte aziende hanno costruito una parte enorme della propria acquisizione clienti su Google Ads.
Ha funzionato.
E continua a funzionare.
Ma potrebbe essere rischioso considerarlo l’unico canale possibile anche per il futuro.
Se le persone iniziano progressivamente a cercare prodotti, confrontare servizi e prendere decisioni attraverso ChatGPT, Google AI, Perplexity e altri assistenti, anche la pubblicità seguirà quelle persone.
È una dinamica abbastanza semplice.
La pubblicità va dove va l’attenzione.
Prima era sui giornali.
Poi sulla televisione.
Poi sui motori di ricerca.
Poi sui social.
Ora potrebbe entrare nelle conversazioni con l’intelligenza artificiale.
Un’azienda totalmente dipendente da Google Ads potrebbe quindi trovarsi davanti a un problema: il pubblico potrebbe iniziare a distribuire la propria attenzione su molti ambienti diversi.
Non significa abbandonare Google.
Significa evitare di accorgersi del cambiamento quando tutti gli altri sono già partiti.
Il prossimo problema sarà scegliere dove investire
Ed ecco il passaggio probabilmente più divertente.
Se nei prossimi anni diverse piattaforme AI introdurranno sistemi pubblicitari, il responsabile marketing potrebbe ritrovarsi davanti a questo menu:
Google Ads.
ChatGPT Ads.
Pubblicità dentro altre AI.
Social Ads.
Marketplace.
Motori di risposta.
Agenti AI.

E magari altre cinque piattaforme che oggi non esistono ancora.
Buona fortuna con il foglio Excel.
Nel primo periodo ci sarà inevitabilmente molta sperimentazione.
Quale piattaforma porterà clienti migliori?
Quale funzionerà per il B2B?
Quale per l’e-commerce?
Quanto costerà un clic dentro una conversazione AI?
Quanto varrà una conversione?
Avrà più valore essere consigliati spontaneamente dall’AI oppure comparire come inserzionisti?
Non lo sappiamo ancora.
Ed è proprio per questo che le aziende dovranno probabilmente testare prima di avere certezze.
E i consulenti Ads?
Qui arriva la domanda inevitabile.
Se le piattaforme utilizzeranno sempre più intelligenza artificiale per:
- creare annunci;
- scegliere il pubblico;
- decidere le offerte;
- distribuire il budget;
- generare varianti creative;
- analizzare i risultati;
che cosa farà ancora il consulente?
Google sta già andando in questa direzione con strumenti basati su Gemini e agenti che aiutano a gestire e ottimizzare campagne pubblicitarie.
Probabilmente diminuirà il valore del lavoro puramente operativo.
Creare cinquanta annunci.
Cambiare un’offerta.
Spostare un budget.
Controllare manualmente centinaia di keyword.
Sono attività che l’intelligenza artificiale farà sempre meglio.
Il consulente dovrà salire di livello.
Dovrà capire:
- Dove investire?
- Quale piattaforma ha senso testare?
- Quale cliente vogliamo raggiungere?
- Quale messaggio ci rende differenti?
- Quanto possiamo spendere per acquisire un cliente?
- L’AI sta davvero facendo crescere il business o sta semplicemente producendo bellissimi grafici?
Il consulente Ads del futuro potrebbe quindi assomigliare molto meno a un tecnico della piattaforma e molto più a uno stratega degli investimenti pubblicitari.
E forse non è necessariamente una cattiva notizia.
Per anni abbiamo chiamato “strategia” anche il cambio di una keyword alle 17:42.
Era ora di fare un po’ di chiarezza.
La vera partita è appena iniziata
ChatGPT Ads non sostituirà Google Ads domani mattina.
Google non scomparirà.
E non tutte le intelligenze artificiali sceglieranno necessariamente di mostrare pubblicità.
Ma qualcosa è iniziato.
Le conversazioni con l’AI stanno diventando un nuovo luogo nel quale le persone scoprono prodotti, confrontano alternative e prendono decisioni.
Ed è inevitabile che le aziende cerchino di essere presenti proprio lì.
La questione non è quindi:
“Dobbiamo spostare il budget da Google a ChatGPT?”
È troppo presto.
La domanda più utile è:
“Quanto siamo dipendenti oggi da un solo canale e quanto siamo pronti a sperimentare quelli che stanno nascendo?”
E soprattutto:
quando l’AI saprà creare, distribuire e ottimizzare una campagna meglio di noi, il vero lavoro del marketing tornerà finalmente a essere avere una buona idea?
E voi?
Vi fidereste allo stesso modo di un consiglio dato da un’intelligenza artificiale sapendo che, pochi centimetri sotto, compare un prodotto sponsorizzato?
E se domani doveste dividere il vostro budget tra Google Ads, ChatGPT Ads e altri ambienti AI, da quale iniziereste e perché?
Il confronto, questa volta, potrebbe essere più interessante dell’algoritmo.
Fonti
- OpenAI, Testing ads in ChatGPT, aggiornamento dell’11 agosto 2026 sull’espansione di ChatGPT Ads a Regno Unito, Messico, Brasile, Giappone e Corea del Sud.
- OpenAI, New ways to buy ChatGPT ads, 5 maggio 2026: introduzione di Ads Manager self-service in beta, acquisto CPC e nuovi strumenti di misurazione.
- OpenAI, Our approach to advertising and expanding access to ChatGPT, 16 gennaio 2026: principi sulla separazione tra pubblicità e risposte di ChatGPT, privacy delle conversazioni e controllo da parte degli utenti.
- Google, A new generation of ads for the AI era of Search, 20 maggio 2026.
- Anthropic, Claude is a space to think, 4 febbraio 2026: Anthropic dichiara la scelta di mantenere Claude senza pubblicità.
