Per l’Europa ChatGPT è diventato ufficialmente un motore di ricerca
Quando ChatGPT è arrivato sembrava un chatbot con cui fare domande. Oggi l’Europa lo considera ufficialmente un grande motore di ricerca.
Il 31 agosto 2026 la Commissione europea ha designato ChatGPT come Very Large Online Search Engine, cioè un motore di ricerca online di dimensioni molto grandi, nell’ambito del Digital Services Act.
Non è soltanto una definizione burocratica.
È soprattutto un altro segnale di quanto velocemente sia cambiato il modo in cui utilizziamo ChatGPT.
Da chatbot a motore di ricerca
All’inizio utilizzavamo ChatGPT soprattutto per scrivere un testo, riassumere un documento, tradurre qualcosa o rispondere a una domanda.
Poi è arrivata la ricerca sul web.
Oggi possiamo chiedergli:
“Qual è il miglior software per questa esigenza?”
“Che hotel mi consigli?”
“Quale agenzia potrebbe aiutarmi con questo problema?”
“Confrontami queste tre soluzioni.”
ChatGPT cerca informazioni online, consulta fonti e prova a restituirci direttamente una risposta.
Ed è proprio questo uno dei motivi per cui la Commissione europea lo considera un servizio ibrido che si qualifica anche come motore di ricerca online.

159 milioni di utenti in Europa
Per entrare nella categoria dei motori di ricerca online di dimensioni molto grandi bisogna raggiungere almeno 45 milioni di utenti medi mensili nell’Unione Europea.
ChatGPT quella soglia non l’ha semplicemente superata.
Secondo i dati pubblicati dalla Commissione europea, è arrivato a circa 159,1 milioni di utenti medi mensili nell’UE.
Per avere un riferimento, Google Search ne dichiara circa 364 milioni.
Naturalmente non significa che ChatGPT abbia già metà dell’utilizzo di Google: sono servizi differenti e questi numeri non misurano il numero di ricerche effettuate.
Ma rendono bene l’idea della velocità con cui è cresciuto.
In pochi anni siamo passati da:
“Hai provato questo nuovo chatbot?”
a:
“L’Europa lo considera uno dei grandi motori di ricerca.”
Perché è importante per le aziende?
Perché significa che la ricerca online non passa più necessariamente da una casella in cui inseriamo qualche parola.
Possiamo raccontare direttamente un problema:
“Ho un e-commerce, spendiamo sempre di più in pubblicità ma le vendite non crescono. Non so se il problema siano le campagne, il sito o la strategia.”
E lasciare che sia l’intelligenza artificiale a capire cosa cercare, quali informazioni confrontare e quali possibili soluzioni proporci.
Per le aziende questo apre una nuova domanda.
Per anni ci siamo chiesti:
“Come facciamo a farci trovare su Google?”
Ora dobbiamo iniziare ad aggiungerne un’altra:
“ChatGPT ha abbastanza informazioni sulla nostra azienda da capire quando potrebbe essere la soluzione giusta?”
Ed è qui che SEO e ottimizzazione per i motori generativi iniziano inevitabilmente ad avvicinarsi.

Non è più soltanto un chatbot
La designazione europea porterà anche maggiori obblighi per ChatGPT.
Il Digital Services Act prevede infatti regole più severe per i grandi motori di ricerca, comprese valutazione e mitigazione dei rischi sistemici, maggiore trasparenza e controllo sui sistemi algoritmici.
Ma per chi si occupa di comunicazione e marketing il segnale più interessante è forse un altro.
ChatGPT è diventato uno dei luoghi in cui le persone cercano.
E quando cambia il luogo in cui le persone cercano, prima o poi cambia anche il modo in cui le aziende devono farsi trovare.
Google continuerà certamente ad avere un ruolo enorme.
Ma ormai la domanda non è più soltanto:
“Siamo visibili su Google?”
Sta diventando:
“Siamo visibili e comprensibili alle intelligenze artificiali che stanno iniziando a scegliere le risposte per noi?”
