Google ha introdotto nuovi strumenti per aiutare le aziende a capire meglio quali risultati producono realmente le campagne pubblicitarie.
La novità principale si chiama Data Strength Uplift Metric. Il nome è complicato, ma il concetto è semplice: Google proverà a stimare quante conversioni aggiuntive riesce a riconoscere grazie ai dati forniti direttamente dall’azienda.
Una conversione è un’azione importante compiuta da un utente: per esempio un acquisto, una richiesta di preventivo o una telefonata.
Perché alcune vendite non vengono riconosciute?
Immaginiamo che una persona clicchi su un annuncio, visiti un sito e acquisti qualche giorno dopo utilizzando un altro dispositivo.
L’azienda ha ottenuto una vendita grazie anche alla pubblicità, ma Google potrebbe non riuscire a collegare correttamente i due momenti. Le limitazioni dei browser, le scelte degli utenti sulla privacy e i percorsi sempre meno lineari rendono questo collegamento più difficile.
Per ridurre il problema, un’azienda può comunicare a Google alcuni dati raccolti direttamente dai propri clienti, nel rispetto del consenso e della normativa. Sono i cosiddetti dati proprietari: per esempio le informazioni provenienti dal sito, dal negozio, dal sistema di gestione dei clienti o dalle vendite telefoniche.
La nuova metrica dovrebbe mostrare quante conversioni sarebbero state recuperate grazie a una migliore configurazione di questi dati.
Per esempio, Google potrebbe indicare che, grazie ai dati collegati correttamente, negli ultimi 14 giorni è stato riconosciuto il 5% di conversioni in più.

Arrivano anche controlli automatici
Google sta inoltre potenziando Data Manager, lo strumento utilizzato per collegare le diverse fonti di dati.
Nuovi controlli automatici aiuteranno a individuare gli errori prima che possano influenzare le campagne. È un passaggio importante perché l’intelligenza artificiale, cioè i sistemi che prendono automaticamente molte decisioni pubblicitarie, funziona meglio quando riceve informazioni complete e corrette.
Se i dati di partenza sono incompleti, anche l’automazione rischia di ottimizzare nella direzione sbagliata.
Google vuole anche dimostrare se la pubblicità funziona davvero
Con Meridian GeoX, ora disponibile globalmente, Google permette di realizzare esperimenti geografici.
Una campagna può essere mostrata in alcune zone e limitata in altre. Confrontando vendite e richieste ottenute nei due gruppi, diventa più semplice capire se la pubblicità ha realmente prodotto risultati aggiuntivi.
È un metodo più affidabile rispetto alla semplice domanda: “Quante vendite sono state attribuite alla campagna?”.
Cosa cambia concretamente per le aziende?
La direzione è chiara: non basta più avviare una campagna e guardare il numero di vendite mostrato da Google. Bisogna collegare correttamente sito, negozio, richieste e acquisti, verificando anche consenso e qualità delle informazioni.
La nuova metrica può essere utile, ma resta una stima calcolata dalla stessa piattaforma che vende la pubblicità. Va quindi interpretata come un’indicazione, non come una verità incontestabile.
Il vero passo avanti non è avere un nuovo numero nel pannello. È iniziare a misurare ciò che la pubblicità produce davvero, anche quando il percorso del cliente non è immediatamente visibile.
