MCP: cos’è e perché farà agire l’intelligenza artificiale

Circa L'Autore

Da oltre vent'anni Giuseppe Masili opera nel settore Digital. Fondatore di Redomino, affianca aziende e organizzazioni nello sviluppo di progetti digitali con un approccio orientato agli obiettivi e al miglioramento continuo. Nei primi anni della sua carriera ha contribuito alla diffusione in Italia delle piattaforme Open Source Zope e Plone, partecipando come relatore a conferenze nazionali e internazionali e promuovendo una cultura del web aperta e collaborativa. È coautore del libro internazionale The Definitive Guide to Plone (Apress), autore di articoli sul digitale e ha preso parte, come relatore e membro di giuria, a numerose iniziative dedicate all'innovazione, tra cui il Digital Festival e Create24. Nel corso degli anni è stato inoltre intervistato da testate e media specializzati, tra cui Mashable Italia, oltre a podcast e canali dedicati all'innovazione e al futuro del lavoro. Crede nell'approccio agile come metodo per individuare rapidamente il percorso più efficace, adattandolo e migliorandolo in base ai risultati. Ama viaggiare e considera ogni viaggio un'occasione per confrontarsi con culture diverse, osservare nuovi punti di vista e trasformare ogni esperienza in uno stimolo di crescita personale e professionale.

MCP è una sigla che probabilmente incontreremo sempre più spesso. Significa Model Context Protocol e descrive uno standard aperto che permette alle intelligenze artificiali di collegarsi a strumenti, dati e servizi esterni.

La differenza è importante: l’intelligenza artificiale non deve più soltanto rispondere. Può, quando autorizzata, leggere informazioni, utilizzare strumenti ed eseguire azioni.

È uno dei passaggi che stanno trasformando ChatGPT e gli altri assistenti compatibili da strumenti con cui conversare a sistemi ai quali possiamo anche demandare parte del lavoro.

Che cos’è MCP?

MCP, Model Context Protocol, è una specifica aperta per collegare un client di intelligenza artificiale a strumenti e dati esterni. In termini semplici possiamo immaginarlo come una presa standardizzata: da una parte c’è l’AI, dall’altra il software che vogliamo utilizzare.

Un server MCP può mettere a disposizione quattro elementi: tools, cioè funzioni che l’AI può utilizzare; resources, cioè dati e contenuti che può leggere; prompts, modelli di istruzioni riutilizzabili; e istruzioni generali che spiegano come usare correttamente quelle capacità.

Non è quindi sinonimo di “plugin”. Un plugin può utilizzare MCP per collegarsi a servizi esterni, ma può anche contenere soltanto istruzioni e risorse. Nella nuova architettura dei plugin di ChatGPT, per esempio, OpenAI distingue proprio tra Skills, che descrivono procedure riutilizzabili, e server MCP, che consentono l’accesso a strumenti, dati e azioni.

La differenza: da «dimmi come fare» a «fallo»

Facciamo un esempio concreto. Senza collegamento, possiamo chiedere a ChatGPT: “Come si crea una bozza su WordPress?”. ChatGPT può spiegarcelo.

Con un server MCP opportunamente configurato possiamo invece chiedere: “Crea la bozza su WordPress”. ChatGPT individua lo strumento disponibile, prepara i parametri necessari, il server verifica la richiesta ed esegue l’operazione autorizzata.

È esattamente il passaggio che abbiamo già sperimentato raccontando il nostro test di ChatGPT, plugin, API e MCP su WordPress e che sta alla base dell’idea di un sito WordPress gestibile attraverso l’intelligenza artificiale.

Come funziona, senza diventare programmatori

Il flusso può essere riassunto così:

Persona → AI → MCP → software esterno → risultato → AI → persona.

Quando facciamo una richiesta, il client AI scopre quali strumenti sono messi a disposizione dal server MCP. Il modello sceglie quello adatto, invia gli argomenti secondo uno schema definito, il server valida la richiesta, esegue l’operazione e restituisce il risultato. È il server a decidere quali capacità esporre e quali sistemi raggiungere.

Questo significa anche che MCP non dà automaticamente all’AI accesso a tutto. Permessi, autenticazione, strumenti disponibili e azioni consentite devono essere progettati. Per dati privati e operazioni che modificano sistemi reali, autorizzazione e controlli diventano parte fondamentale del progetto.

Professionista controlla e autorizza un’operazione eseguita dall’intelligenza artificiale su un sistema aziendale.

Che cosa può collegare?

Potenzialmente moltissimo: CMS come WordPress, CRM, database, sistemi documentali, strumenti di sviluppo, piattaforme di marketing, gestionali e servizi aziendali. Il punto non è avere cento collegamenti, ma individuare quelli che eliminano passaggi ripetitivi o rendono disponibili all’AI informazioni realmente utili.

Per un’azienda la domanda quindi non dovrebbe essere soltanto “quali MCP esistono?”, ma soprattutto “quali attività della mia azienda possono diventare più semplici grazie a un collegamento MCP?”.

Come si realizza un server MCP?

Per chi sviluppa, il percorso è ormai abbastanza definito. Si individuano prima le attività che il sistema deve poter svolgere, poi si progettano i singoli strumenti con input, output e permessi chiari. Il server può essere sviluppato, per esempio, utilizzando gli SDK ufficiali TypeScript o Python.

Per l’utilizzo remoto viene normalmente esposto un endpoint HTTPS stabile, spesso con percorso /mcp, utilizzando il trasporto Streamable HTTP. Se accede a dati privati o agisce per conto di utenti, deve essere protetto con un sistema di autorizzazione adeguato.

OpenAI permette inoltre di collegare un server MCP in modalità sviluppatore, provarlo in ChatGPT e successivamente inserirlo in un plugin. Un plugin pubblico può poi essere sottoposto alla procedura di pubblicazione nella directory condivisa da ChatGPT e Codex.

Dove trovare MCP e informazioni affidabili?

Il primo riferimento è la documentazione ufficiale del Model Context Protocol. Esiste inoltre un MCP Registry, catalogo aperto pensato per rendere individuabili server MCP pubblicamente disponibili.

Per l’ecosistema ChatGPT è utile consultare la documentazione OpenAI sui Plugin, che spiega come Skills, MCP e interfacce possano essere combinati. La directory dei plugin di ChatGPT diventa invece il posto naturale per cercare integrazioni già confezionate e installabili.

Attenzione però: un server presente in un catalogo non diventa automaticamente adatto alla propria azienda. Prima di collegarlo a dati o strumenti reali vanno valutati sviluppatore, permessi richiesti, autenticazione, dati trattati, azioni disponibili, manutenzione e affidabilità.

Il prompt per trovare i plugin e gli MCP utili alla propria azienda

Chiedere semplicemente “quali plugin devo installare?” produce facilmente una lista generica. È molto più utile far partire la ricerca dalle attività reali dell’impresa.

Analizza la mia attività imprenditoriale e individua i plugin di ChatGPT, i server MCP e le integrazioni compatibili che potrebbero migliorarne concretamente il lavoro.

Prima ricostruisci le principali aree operative dell’azienda: amministrazione, marketing, vendite, CRM, sito web, ecommerce, advertising, SEO, contenuti, documenti, email, assistenza clienti, analisi dati, sviluppo e project management.

Per ogni area cerca soluzioni attualmente disponibili e verifica le informazioni su fonti ufficiali. Distingui chiaramente tra plugin installabili in ChatGPT, server MCP e semplici integrazioni/API.

Per ogni soluzione indica: cosa permette di fare, quali attività può automatizzare o demandare all’AI, quali dati richiede, se può eseguire azioni o soltanto leggere dati, autenticazione necessaria, eventuali costi conosciuti, principali rischi o limiti e link alla fonte ufficiale.

Non limitarti agli strumenti che conosco già: cerca anche soluzioni che potrei non conoscere. Evita duplicati e strumenti che non producono un vantaggio concreto.

Alla fine raggruppa le opportunità in: utilizzabili subito, da valutare e da sviluppare su misura. Per quelle su misura, spiega quale server MCP avrebbe senso realizzare e quali tool dovrebbe esporre.

Il prompt può diventare ancora più efficace aggiungendo gli strumenti che l’azienda utilizza già: WordPress, Google Ads, un determinato CRM, un gestionale, Shopify, Drive, Slack o qualsiasi altro sistema. Più conosciamo il processo reale, meno rischiamo di costruire una collezione di plugin che nessuno userà.

La parte più interessante potrebbe essere quella che ancora non esiste

La vera opportunità non è soltanto installare integrazioni già disponibili. Un’impresa possiede procedure, dati e strumenti propri. Se un’attività importante non è coperta da un MCP esistente, può avere senso realizzarne uno su misura.

È qui che il concetto diventa strategico: non chiediamo più alle persone di imparare ogni interfaccia. Possiamo insegnare all’intelligenza artificiale quali strumenti utilizzare, quali procedure seguire e quali limiti rispettare.

In altre parole, una parte delle procedure aziendali può diventare utilizzabile direttamente dall’AI.

Domande frequenti su MCP

MCP significa Model Context Protocol?

Sì. È una specifica aperta che permette ai client AI compatibili di collegarsi a strumenti e dati esterni.

MCP è una tecnologia esclusiva di ChatGPT?

No. MCP è uno standard aperto. ChatGPT lo supporta, ma il principio è proprio consentire interoperabilità con client e sistemi compatibili.

Un plugin e un server MCP sono la stessa cosa?

No. Un plugin è un pacchetto che l’utente può installare e può includere istruzioni, risorse e uno o più collegamenti. MCP è il protocollo attraverso il quale un server può esporre strumenti e dati all’AI.

Un MCP può permettere a ChatGPT di eseguire azioni?

Sì, se il server espone gli strumenti necessari e l’utente dispone delle autorizzazioni appropriate. Può anche essere progettato esclusivamente in lettura.

Serve programmare per creare un MCP?

Per costruire un server MCP personalizzato normalmente servono competenze di sviluppo. Gli SDK ufficiali semplificano però la realizzazione e molti servizi stanno iniziando a offrire collegamenti già pronti.

Dove posso trovare server MCP?

Un punto di partenza è il Registry ufficiale del progetto MCP. Per ChatGPT bisogna inoltre distinguere i server MCP dai plugin già confezionati e disponibili nella directory dei Plugin.

Collegare un MCP è sicuro?

Dipende da come è progettato e da cosa gli viene consentito. Prima di collegare sistemi aziendali vanno valutati identità dello sviluppatore, permessi, autenticazione, dati accessibili e azioni eseguibili.

Posso creare un MCP per le procedure della mia azienda?

Sì. Un server può esporre strumenti, risorse, prompt e istruzioni. Per procedure puramente descrittive potrebbe però bastare una Skill; MCP diventa particolarmente utile quando l’AI deve leggere dati aggiornati o eseguire operazioni su sistemi esterni.

Non è una nuova sigla da imparare. È un cambio di ruolo

API, plugin, agenti, MCP: le sigle rischiano di far sembrare tutto più complicato. Ma il cambiamento che c’è sotto è piuttosto semplice.

Abbiamo iniziato chiedendo all’intelligenza artificiale di dirci cosa fare. Ora stiamo iniziando a darle, con regole e permessi, gli strumenti per farlo.

Ed è probabilmente per questo che sentiremo parlare sempre più spesso di MCP.

Vuoi capire quali collegamenti e procedure potrebbero rendere l’AI realmente utile nella tua azienda? Concediti un Momento Redomino.

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