Newsletter e privacy: le regole del Garante sulle aperture

Circa L'Autore

Da oltre vent'anni Giuseppe Masili opera nel settore Digital. Fondatore di Redomino, affianca aziende e organizzazioni nello sviluppo di progetti digitali con un approccio orientato agli obiettivi e al miglioramento continuo. Nei primi anni della sua carriera ha contribuito alla diffusione in Italia delle piattaforme Open Source Zope e Plone, partecipando come relatore a conferenze nazionali e internazionali e promuovendo una cultura del web aperta e collaborativa. È coautore del libro internazionale The Definitive Guide to Plone (Apress), autore di articoli sul digitale e ha preso parte, come relatore e membro di giuria, a numerose iniziative dedicate all'innovazione, tra cui il Digital Festival e Create24. Nel corso degli anni è stato inoltre intervistato da testate e media specializzati, tra cui Mashable Italia, oltre a podcast e canali dedicati all'innovazione e al futuro del lavoro. Crede nell'approccio agile come metodo per individuare rapidamente il percorso più efficace, adattandolo e migliorandolo in base ai risultati. Ama viaggiare e considera ogni viaggio un'occasione per confrontarsi con culture diverse, osservare nuovi punti di vista e trasformare ogni esperienza in uno stimolo di crescita personale e professionale.

«Aprire una newsletter può far sapere al mittente che l’hai letta. Continuare a riceverla deve poter essere una scelta distinta dal lasciarsi tracciare.»

Da sapere in breve

  • Il 29 ottobre 2026 è scaduto il termine per adeguarsi alle linee guida del Garante sui pixel nelle email: immagini invisibili che possono segnalare chi apre un messaggio.
  • Chi li usa deve informare i destinatari, verificare quando serve il consenso e permetterne la revoca anche soltanto per il tracciamento.
  • Le regole riguardano newsletter, piattaforme di invio e altri messaggi con questi strumenti. Sono previste deroghe specifiche, anche per statistiche realmente anonime.
  • La prima azione: controllare piattaforma, moduli di iscrizione e preferenze. Aggiornare solo la privacy policy non risolve una configurazione scorretta.

Cosa cambia per chi invia e riceve newsletter?

Aziende e agenzie: al controllo sul diritto di inviare email devono affiancare quello sul tracciamento delle aperture. Il Garante chiarisce come gestire informazioni, consenso e scelte tecniche; il termine di adeguamento è già trascorso.

Destinatari: rispetto alla sola alternativa “resto iscritto oppure mi cancello”, quando il tracciamento si basa sul consenso devono poter rifiutare solo quello, continuando a ricevere i messaggi.

Esempio ipotetico: Maria vuole le offerte di un negozio, ma non vuole che il negozio registri quali email apre. Deve poter mantenere l’iscrizione e revocare il consenso ai pixel.

Che cosa succede quando apri una newsletter

Un pixel di tracciamento, detto anche tracking pixel, è una minuscola immagine caricata da un server esterno. Quando il programma di posta la scarica, il mittente può registrare l’apertura del messaggio e, secondo la configurazione, informazioni come orario, dispositivo e indirizzo di rete.

È il meccanismo che può alimentare il report “questo contatto ha aperto l’email”. Non è una conferma certa di lettura umana: il segnale deriva dal caricamento dell’immagine. Il problema affrontato dal Garante è che questo può avvenire senza che il destinatario se ne accorga.

Che cosa chiede il Garante dal 29 ottobre

Busta e cursori delle preferenze nell’illustrazione del vademecum del Garante sui tracking pixel
Dettaglio illustrativo dal vademecum ufficiale del Garante, pagina 8 (ritaglio della sola illustrazione; consultato il 30 ottobre 2026). Non è una schermata di una piattaforma.

Le linee guida del 17 aprile 2026 applicano ai pixel nelle email l’articolo 122 del Codice privacy, insieme al GDPR, il Regolamento generale sulla protezione dei dati. Chiariscono l’applicazione di obblighi già presenti nella normativa.

Pubblicate in Gazzetta Ufficiale il 29 aprile, prevedevano sei mesi per conformarsi. Il Garante ha confermato la scadenza del 29 ottobre 2026 e richiamato i controlli ispettivi sul tema.

Le sei verifiche da fare sulle email aziendali

  1. Scoprire dove è attivo il tracciamento. Verificare newsletter, messaggi automatici, conferme d’ordine e strumenti commerciali. Chiedere al fornitore se le aperture sono associate ai singoli indirizzi. Per un negozio, la verifica comprende anche collegamenti come Brevo e WooCommerce.
  2. Aggiornare l’informativa e il modulo di raccolta. Spiegare quali dati vengono raccolti e perché, con una sintesi comprensibile vicino all’iscrizione e un collegamento ai dettagli. Per esempio: “Misuriamo l’apertura delle email per adattare le nostre comunicazioni ai tuoi interessi”, soltanto se descrive ciò che avviene davvero.
  3. Verificare il consenso quando necessario. Per nuovi trattamenti con misurazione promozionale individuale deve essere preventivo, informato e libero. Il Garante ammette in linea di principio un consenso unico a comunicazioni promozionali e pixel, purché la richiesta sia chiara, neutra e senza forzature. Non basta aggiungere una frase a un’informativa mai portata all’attenzione dell’iscritto.
  4. Offrire una revoca selettiva. Una soluzione indicata dal Garante è un link riconoscibile nell’email verso un’area preferenze: cancellarsi dalle comunicazioni oppure continuare a riceverle senza pixel. Le scelte devono essere registrate e applicate agli invii successivi, senza penalizzare il servizio per chi rifiuta il tracciamento.
  5. Ridurre i dati esposti. Valutare se servono davvero aperture individuali. Per il tracciamento consentito, il Garante suggerisce identificativi non comprensibili e non sequenziali, collegati all’indirizzo email in un ambiente interno separato: l’indirizzo non deve così viaggiare direttamente nella richiesta del pixel. Questa misura riduce l’esposizione, ma non rende automaticamente anonimi i dati.
  6. Provare il percorso completo. Con indirizzi di prova verificare iscrizione, informativa, preferenze e successivi invii senza pixel dopo la revoca. Come indicazione operativa Redomino, se la piattaforma non consente di rispettare le scelte, disattivare quel tracciamento finché non è disponibile una configurazione adeguata. Concordare ruoli e responsabilità con fornitore e referente privacy.

Per le liste già esistenti: le linee guida prevedono un regime transitorio per trattamenti già in corso su un valido presupposto giuridico: informare tempestivamente al primo invio utile o momento di discontinuità e attivare la revoca anche granulare. Non è un’autorizzazione a utilizzare liste raccolte illecitamente. Occorre verificare il caso concreto, senza presumere che tutti i vecchi consensi coprano qualsiasi utilizzo.

Quando il consenso ai pixel può non servire

Il Garante prevede deroghe circoscritte. Per esempio, statistiche complessive sulle aperture, anche per migliorare la consegna delle email e contrastare lo spam, possono rientrarvi se non permettono di misurare il comportamento del singolo: pixel uguali per la campagna e anonimizzazione degli altri dati tecnici. Un riepilogo aggregato ottenuto conservando dati personali dettagliati non basta.

Altre deroghe riguardano specifiche necessità di sicurezza, come l’autenticazione, e determinate comunicazioni istituzionali o di servizio da inviare obbligatoriamente, quando rileva l’effettiva presa di conoscenza. Chiamare un’email “di servizio” non dà un’esenzione generale. La valutazione spetta al titolare del trattamento; l’obbligo di informare resta anche nelle deroghe.

Domande frequenti su newsletter, pixel e privacy

Basta il link “Disiscriviti” per rispettare le regole sui pixel nelle newsletter?

No, se consente soltanto di rinunciare all’intera newsletter. Quando il tracciamento si basa sul consenso, serve poter revocare anche solo quello, mantenendo la ricezione delle email.

Le email sulla privacy aggiornata dipendono tutte dalle regole sui pixel?

No. Questa scadenza può spiegare alcuni aggiornamenti, ma il motivo di ogni comunicazione va verificato nel suo contenuto. Il Garante non impone indistintamente a ogni azienda di inviare una nuova email privacy a tutti.

Chi invia newsletter senza pixel deve cambiare tutto?

Queste indicazioni riguardano l’uso dei pixel. Rimangono comunque gli altri obblighi su dati personali e comunicazioni commerciali: inviare senza tracciamento non risolve eventuali problemi nella raccolta degli indirizzi.

Fonti ufficiali

Vuoi verificare come sono configurate le email del tuo sito o negozio online? Contatta Redomino per analizzare gli strumenti e gli interventi tecnici, coordinandoli con chi segue la privacy della tua attività.

Cosa ne pensi?

0.0/5