Gli Smart Goals erano una funzionalità di Google Analytics pensata per aiutare gli inserzionisti che non avevano ancora configurato il monitoraggio delle conversioni.
Utilizzavano l’apprendimento automatico per individuare le sessioni considerate più promettenti e permettevano di importare questi risultati in Google AdWords, oggi Google Ads.
Oggi gli Smart Goals non sono più disponibili. Erano una funzionalità di Universal Analytics, la precedente versione di Google Analytics, sostituita da Google Analytics 4 (GA4).
Vediamo come funzionavano e, soprattutto, cosa puoi utilizzare oggi per misurare correttamente i risultati delle tue campagne pubblicitarie.
Che cosa erano gli Smart Goals?
Gli Smart Goals, chiamati anche obiettivi intelligenti, erano stati introdotti per offrire una soluzione agli inserzionisti che non disponevano di un sistema di monitoraggio delle conversioni.
Google Analytics analizzava diversi segnali relativi alle sessioni sul sito web, tra cui:
- Durata della sessione.
- Numero di pagine visitate.
- Dispositivo utilizzato.
- Posizione geografica.
- Browser e altre caratteristiche della navigazione.
Attraverso un modello automatico, Analytics individuava le sessioni considerate migliori e le classificava come Smart Goals.
Questi obiettivi potevano essere importati in Google Ads e utilizzati per valutare il rendimento delle campagne e alimentare le strategie di offerta automatiche.
Perché Google aveva introdotto gli Smart Goals?
Il problema era semplice: molte aziende investivano in pubblicità senza sapere quali campagne generassero realmente contatti o vendite.
Gli Smart Goals cercavano di offrire un indicatore alternativo, basato sulla qualità stimata delle visite.
Una sessione caratterizzata da un maggiore coinvolgimento poteva essere considerata più promettente rispetto a una visita breve e superficiale.
Questo approccio aveva però un limite importante: una visita di qualità non equivale necessariamente a una conversione reale.
Una persona può visitare molte pagine senza acquistare nulla. Un’altra potrebbe entrare sul sito, compilare immediatamente un modulo e diventare un potenziale cliente.
Per questo gli Smart Goals rappresentavano un’approssimazione, non una misurazione diretta dei risultati commerciali.
Gli Smart Goals esistono ancora in Google Analytics 4?
No. Gli Smart Goals appartenevano a Universal Analytics e non sono stati riproposti come funzionalità equivalente in Google Analytics 4.
Non è quindi possibile seguire oggi le vecchie istruzioni che prevedevano la creazione di uno Smart Goal all’interno di una vista Analytics e la successiva importazione in Google AdWords.
Con GA4, la misurazione si basa sugli eventi: azioni che descrivono ciò che gli utenti fanno sul sito o nell’applicazione.
Gli eventi particolarmente importanti per il business possono essere contrassegnati come eventi chiave e utilizzati anche per creare conversioni in Google Ads.
Il principio è diverso da quello degli Smart Goals: anziché identificare automaticamente le visite migliori, definisci quali azioni rappresentano davvero un risultato per la tua azienda.
Come misurare oggi le conversioni in Google Ads
La prima cosa da fare è stabilire quali risultati vuoi ottenere.
Per un ecommerce potrebbe trattarsi di un acquisto. Per un’azienda di servizi, invece, di una richiesta di preventivo, una prenotazione o una telefonata.
Una volta individuate queste azioni, puoi configurare il monitoraggio attraverso Google Ads oppure utilizzare gli eventi di Google Analytics 4.
1. Individua le azioni importanti
Non tutte le interazioni con il sito hanno lo stesso valore.
Visualizzare una pagina, cliccare su un pulsante e completare un acquisto sono comportamenti differenti.
Definisci quali azioni rappresentano risultati concreti e quali servono soltanto a comprendere meglio il comportamento dei visitatori.
2. Configura correttamente il tracciamento
Puoi creare azioni di conversione direttamente in Google Ads utilizzando il Google tag e gli strumenti di implementazione appropriati.
In alternativa, puoi configurare gli eventi in Google Analytics 4, contrassegnare quelli più importanti come eventi chiave e creare le corrispondenti conversioni in Google Ads.
Per utilizzare questa seconda soluzione è necessario collegare correttamente gli account Google Analytics e Google Ads e verificare le impostazioni di tracciamento.
La scelta dipende dalla struttura dei sistemi già presenti sul sito e dalle esigenze di misurazione dell’azienda.

3. Verifica che le conversioni vengano registrate
Non basta creare un evento e assegnargli un nome.
Devi verificare che venga attivato nel momento corretto e che non registri conversioni duplicate o inesistenti.
Un modulo, per esempio, dovrebbe generare una conversione quando la richiesta viene inviata correttamente, non semplicemente quando qualcuno clicca sul pulsante di invio.
Per gli acquisti, è importante controllare anche il valore economico e gli identificativi delle transazioni, quando applicabili.
4. Scegli quali conversioni utilizzare per ottimizzare le campagne
Google Ads distingue tra azioni di conversione principali e secondarie.
Le conversioni principali possono essere utilizzate dalle strategie di offerta per ottimizzare le campagne, quando sono incluse negli obiettivi selezionati. Quelle secondarie sono normalmente utilizzate per l’osservazione, con alcune eccezioni legate agli obiettivi personalizzati.
Se una campagna deve generare richieste di preventivo, non è opportuno ottimizzarla indiscriminatamente per ogni visita o clic su un pulsante.
Verifica inoltre di non utilizzare due azioni principali che conteggiano lo stesso evento, per esempio una conversione registrata direttamente da Google Ads e la medesima conversione importata da GA4.
Le strategie automatiche devono ricevere dati coerenti con gli obiettivi aziendali, non semplicemente un numero elevato di conversioni.
Come ottimizzare le campagne se hai poche conversioni?
Il problema che aveva portato alla nascita degli Smart Goals è ancora attuale: alcune aziende ricevono poche richieste o vendite e hanno difficoltà a raccogliere dati sufficienti per valutare le campagne.
La soluzione non è trasformare automaticamente tutte le visite considerate interessanti in conversioni.
È preferibile verificare prima che il monitoraggio funzioni, controllare il percorso dell’utente e individuare eventuali azioni intermedie realmente significative.
Per esempio, in un processo commerciale complesso potrebbe essere utile distinguere tra una semplice visita, una richiesta di informazioni e un contatto qualificato.
Queste informazioni permettono di comprendere meglio il percorso del cliente, senza confondere un segnale di interesse con una vendita acquisita.
Inoltre, quando è possibile collegare Google Ads al CRM, puoi valutare l’importazione di risultati successivi al contatto, come una richiesta qualificata o una vendita conclusa.
Dagli Smart Goals alle conversioni reali: cosa conta oggi?
Gli Smart Goals rappresentavano un tentativo di aiutare gli inserzionisti a ottimizzare le campagne anche in assenza di un tracciamento completo.
Oggi, però, la priorità dovrebbe essere costruire un sistema di misurazione che rappresenti il più fedelmente possibile i risultati dell’azienda.
Non basta sapere che una visita è stata lunga o che una persona ha consultato molte pagine. Bisogna capire se l’investimento pubblicitario sta generando contatti pertinenti, vendite o altre opportunità concrete.
Se le tue campagne Google Ads sono già attive ma non sai se le conversioni vengono misurate correttamente, il nostro servizio di ottimizzazione delle campagne Google Ads comprende anche la verifica del tracciamento e dei risultati.
Il punto non è far registrare più conversioni alla piattaforma, ma misurare quelle che hanno davvero valore per il tuo business.
