Google Ads può dare priorità ai prodotti più redditizi

Circa L'Autore

Dal 2008 Eleonora Manfrini opera nel settore del Digital Marketing. In Redomino ricopre il ruolo di Senior Google Ads Specialist, affiancando aziende e professionisti nella pianificazione e nell'ottimizzazione di strategie di acquisizione orientate ai risultati. È in possesso di tutte le certificazioni Google Ads e nel 2015 ha ricevuto il riconoscimento Google AdWords Power Up, assegnato da Google ai professionisti che si sono distinti per competenze e risultati ricevendo il premio nella sede di Dublino. Nel corso della sua carriera ha gestito campagne Google Ads per progetti di rilievo, amministrando investimenti pubblicitari anche di importo elevato, multi lingua e secondo le logiche dei mercati esteri, maturando un'esperienza che la rende una delle professioniste italiane più esperte nel settore. Affronta ogni progetto con un approccio basato sull'analisi dei dati, sul miglioramento continuo e sulla condivisione delle competenze, mettendo la propria esperienza a disposizione di chi desidera rafforzare la propria presenza online e trasformare gli investimenti digitali in opportunità di crescita.

Google Ads sta sperimentando un nuovo modo per aiutare i negozi online a investire sui prodotti che contano davvero. La funzione si chiama Product Value Optimization, cioè “ottimizzazione del valore dei prodotti”, ed è disponibile in versione beta soltanto in alcuni account.

La novità sembra tecnica, ma il principio è semplice: due prodotti possono generare lo stesso incasso e avere un valore molto diverso per l’azienda.

Prima di tutto: cos’è Google Ads?

Google Ads è la piattaforma pubblicitaria di Google. Permette alle aziende di mostrare annunci nei risultati di ricerca, su YouTube e in molti altri spazi. Per un negozio online può promuovere direttamente i prodotti, mostrando immagine, prezzo e nome dell’articolo.

Tra le campagne più utilizzate nell’e-commerce ci sono Shopping e Performance Max, spesso abbreviato in PMax. Performance Max significa “massime prestazioni”: Google utilizza l’intelligenza artificiale per decidere dove mostrare gli annunci e come distribuire il budget, cercando di ottenere il risultato indicato dall’inserzionista.

Il limite attuale: cento euro non valgono sempre cento euro

Immaginiamo un negozio che venda due lampade:

  • Lampada A: prezzo 100 euro, margine 15 euro.
  • Lampada B: prezzo 100 euro, margine 50 euro.

Se entrambe vengono acquistate, Google Ads vede in tutti e due i casi una vendita da 100 euro. Ma per il negozio la seconda è molto più conveniente: lascia 50 euro per sostenere pubblicità, personale e altre spese, mentre la prima ne lascia soltanto 15.

Con Product Value Optimization l’inserzionista può comunicare a Google che la Lampada B ha un valore strategico maggiore. Il sistema di offerte automatiche può così provare a investire di più sulle occasioni in cui è più probabile venderla, senza dover creare una campagna separata.

Logo Google Ads sopra due lampade da 100 euro con margini di 15 e 50 euro
Lo stesso incasso può produrre margini molto diversi: la nuova funzione permette di segnalarlo a Google Ads.

Perché questa modifica ha un grande potenziale

Molte campagne vengono ottimizzate soprattutto per aumentare vendite o fatturato. Ma vendere di più non significa necessariamente guadagnare di più. La funzione può avvicinare l’algoritmo alla realtà dell’azienda, permettendo di valorizzare prodotti con margini più alti, best seller, articoli stagionali o categorie sulle quali si vuole crescere.

È un passaggio importante: Google non riceve soltanto il dato “questa vendita vale 100 euro”, ma anche un’indicazione su quanto quella vendita sia utile rispetto alle altre.

Non è però un pulsante magico

Le regole devono nascere da dati affidabili. Se si attribuisce troppo valore a un prodotto perché “ci piace”, senza conoscere margini, disponibilità e tasso di reso, Google potrebbe spostare il budget nella direzione sbagliata.

Occorre distinguere il valore usato per guidare l’algoritmo dal ricavo realmente incassato. Prima di valutare i risultati bisogna documentare gli aggiustamenti e confrontare non soltanto il ROAS — ritorno sulla spesa pubblicitaria — ma anche margine, ordini, resi e profitto.

Il consiglio è iniziare con poche categorie ben conosciute e misurare il risultato. È lo stesso principio alla base del nostro approfondimento sulle offerte automatiche di Google Ads: l’automazione è utile quando riceve obiettivi corretti. Anche AI Max mostra quanto sia importante mantenere controlli leggibili mentre Google aumenta l’automazione. Per interpretare bene i risultati, inoltre, bisogna ricordare che Google Ads non vede sempre tutte le vendite.

Cosa conviene fare adesso?

La funzione è ancora in beta e potrebbe non comparire in tutti gli account. Chi gestisce un e-commerce può prepararsi: ordinare il catalogo per margine e priorità commerciale, verificare categorie e marchi nel catalogo prodotti e decidere prima quali indicatori userà per giudicare il test.

Il vero potenziale è passare da una pubblicità che insegue il fatturato a una pubblicità che prova a sostenere il valore reale dell’impresa.

È il momento Redomino: se vuoi capire quali prodotti meritano davvero più budget, scopri la nostra consulenza Google Ads.

Domande frequenti

La funzione è disponibile per tutti?

No. Al momento è una beta e la disponibilità varia da un account all’altro.

Serve creare nuove campagne?

Non necessariamente. Google indica che gli aggiustamenti possono essere applicati a prodotti, marchi e categorie senza cambiare la struttura delle campagne.

Funziona anche senza un negozio online?

È pensata per campagne Performance Max e Shopping basate su un catalogo prodotti. Il suo impiego più naturale è quindi nell’e-commerce.

Fonti

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