Le AI usano i contenuti: arriva uno standard per misurarlo

Circa L'Autore

Da oltre vent'anni Giuseppe Masili opera nel settore Digital. Fondatore di Redomino, affianca aziende e organizzazioni nello sviluppo di progetti digitali con un approccio orientato agli obiettivi e al miglioramento continuo. Nei primi anni della sua carriera ha contribuito alla diffusione in Italia delle piattaforme Open Source Zope e Plone, partecipando come relatore a conferenze nazionali e internazionali e promuovendo una cultura del web aperta e collaborativa. È coautore del libro internazionale The Definitive Guide to Plone (Apress), autore di articoli sul digitale e ha preso parte, come relatore e membro di giuria, a numerose iniziative dedicate all'innovazione, tra cui il Digital Festival e Create24. Nel corso degli anni è stato inoltre intervistato da testate e media specializzati, tra cui Mashable Italia, oltre a podcast e canali dedicati all'innovazione e al futuro del lavoro. Crede nell'approccio agile come metodo per individuare rapidamente il percorso più efficace, adattandolo e migliorandolo in base ai risultati. Ama viaggiare e considera ogni viaggio un'occasione per confrontarsi con culture diverse, osservare nuovi punti di vista e trasformare ogni esperienza in uno stimolo di crescita personale e professionale.

Da sapere in breve

  • Che cos’è. Content Telemetry è uno standard aperto che prova a registrare come un’intelligenza artificiale usa i contenuti pubblicati online.
  • Che cosa misura. Distingue cinque passaggi: recupero, uso come fonte, citazione, visualizzazione e interazione dell’utente.
  • A chi interessa. È pensato soprattutto per editori e proprietari di contenuti che vogliono dati più chiari sull’utilizzo da parte delle AI.
  • Il limite. Lo standard esiste, ma i grandi servizi di intelligenza artificiale non ne hanno ancora confermato l’adozione.
  • Se sei un cliente redomino, ci pensiamo noi.
    Monitoriamo l’adozione dello standard e valuteremo interventi soltanto quando saranno utili e supportati dai servizi che contano per il tuo sito.

Cosa significa per chi pubblica contenuti

Quando ChatGPT, Gemini, Copilot o un altro servizio basato sull’intelligenza artificiale costruiscono una risposta, possono cercare informazioni online e usare una pagina come fonte. Oggi, però, il proprietario di quella pagina vede spesso poco o nulla: magari riceve una visita, magari compare una citazione, oppure il contenuto contribuisce alla risposta senza generare un clic riconoscibile.

È qui che entra in gioco Content Telemetry. “Telemetria” significa semplicemente raccogliere e inviare segnali su ciò che è accaduto. In questo caso, i segnali dovrebbero spiegare se un contenuto è stato trovato, usato per sostenere una risposta, citato, mostrato o seguito da un’interazione.

Lo standard è promosso da SPUR, sigla di Standards for Publisher Usage Rights: una coalizione internazionale di editori che comprende, tra gli altri, BBC, Financial Times, Guardian, Sky News e Associated Press. L’obiettivo è creare un linguaggio comune tra chi pubblica contenuti e chi sviluppa strumenti di intelligenza artificiale.

I cinque momenti che oggi restano quasi invisibili

Il modello distingue cinque eventi. Sembrano simili, ma raccontano fasi diverse:

Evento In parole semplici
Recuperato Il sistema ha prelevato il contenuto dalla fonte.
Usato come base Il contenuto ha contribuito a costruire o verificare la risposta.
Citato La fonte è stata indicata esplicitamente nella risposta.
Mostrato La citazione o un estratto sono comparsi sullo schermo dell’utente.
Seguito da un’interazione L’utente ha cliccato, aperto o utilizzato il riferimento.

La differenza è importante. Sapere soltanto che un sistema ha letto una pagina non dice se l’ha considerata utile, se l’ha mostrata o se ha portato qualcuno sul sito. È un po’ come distinguere tra una persona che prende un libro dallo scaffale, lo consulta, lo cita in una relazione e poi consiglia ad altri di leggerlo.

Perché può cambiare la misurazione della visibilità nelle AI

La GEO, cioè l’ottimizzazione dei contenuti per essere compresi e utilizzati dai motori generativi, ha ancora un problema molto concreto: la misurazione. Possiamo osservare le citazioni e controllare le visite, ma non sempre sappiamo quale parte del contenuto abbia contribuito a una risposta e in quale fase.

Uno standard condiviso potrebbe rendere più leggibile questo percorso. Per gli editori sarebbe utile anche nelle trattative per concedere in licenza i contenuti. Per aziende e professionisti potrebbe, in futuro, offrire dati migliori per capire quali pagine vengono davvero considerate fonti autorevoli.

Questo si collega a un principio che ripetiamo spesso parlando di SEO e GEO nell’era dell’intelligenza artificiale: prima dei trucchi vengono contenuti chiari, accessibili, originali e verificabili. La misurazione serve a capire che cosa funziona; non sostituisce la qualità della fonte.

La novità del 2 ottobre e il dettaglio da non perdere

La versione 1.0 dello standard tecnico risulta pubblicata il 2 settembre 2026. Il 2 ottobre SPUR ha annunciato una nuova fase operativa: ha invitato OpenAI, Anthropic, Google, Meta e Microsoft a partecipare a un comitato consultivo dedicato alle licenze e all’implementazione.

Al momento, però, nessuna di queste aziende ha confermato pubblicamente di aver aderito. Google ha dichiarato soltanto di confrontarsi regolarmente con SPUR e con altre associazioni. Sono previsti progetti pilota e il primo incontro tecnico è indicato per il 15 ottobre.

Quindi la lettura corretta è questa: non siamo davanti a un nuovo pannello già disponibile nei siti o a una funzione da attivare oggi. Esiste una base tecnica concreta, ma il suo valore reale dipenderà dall’adozione da parte dei servizi di intelligenza artificiale.

Cosa conviene fare adesso

  • Non installare strumenti alla cieca. Non c’è ancora un intervento universale da applicare a tutti i siti.
  • Continuare a curare le fonti. Autore, data, riferimenti verificabili e contenuti originali restano essenziali.
  • Controllare citazioni e visite. Gli strumenti di analisi della visibilità nelle AI disponibili oggi continuano a essere utili, pur con limiti.
  • Seguire l’adozione. La svolta arriverà se i grandi servizi inizieranno a inviare questi segnali in modo coerente.

Per chi gestisce un sito aziendale, la conclusione è rassicurante: non c’è una nuova sigla da inseguire entro venerdì sera. C’è però un tassello serio nella costruzione di una misurazione più trasparente, da osservare con attenzione.

Domande frequenti

Devo modificare subito il mio sito?

No. Lo standard è disponibile, ma non è ancora adottato in modo generalizzato dai principali servizi di intelligenza artificiale. Prima di intervenire occorre capire quali piattaforme lo supporteranno e con quali modalità.

Lo standard garantisce che un contenuto venga citato?

No. Misura alcuni passaggi del possibile utilizzo, ma non rende una pagina più autorevole e non garantisce citazioni, visite o pagamenti.

Può diventare utile anche alle aziende che non sono editori?

Sì, se verrà adottato su larga scala. Anche un’azienda pubblica guide, schede tecniche, ricerche e informazioni che possono diventare fonti per le risposte generate dalle AI.

Fonti

Se vuoi capire come la tua azienda appare nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale, puoi richiedere un Momento Redomino.

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