Dopo la pubblicità per le persone arriva quella per le AI
Se domani sarà un’intelligenza artificiale a consigliarci quale banca, assicurazione o software scegliere, quanto varrà riuscire a convincere prima lei di noi?
Non è più soltanto una provocazione.
TIME ha iniziato a sperimentare annunci pubblicitari progettati per essere letti dagli agenti AI, non principalmente dagli esseri umani. Tra i primi inserzionisti ci sono Ally Bank e Project Management Institute.
Come funziona?
TIME crea versioni semplificate delle proprie pagine in Markdown, un formato molto facile da leggere per le macchine.
All’interno di queste pagine vengono inseriti contenuti sponsorizzati sotto forma di domande e risposte contenenti informazioni sul brand.
L’obiettivo è semplice: quando un’AI consulta quella pagina, può incontrare anche quelle informazioni commerciali e, potenzialmente, utilizzarle nelle proprie risposte. Gli annunci sono comunque identificati come contenuti sponsorizzati.

In altre parole:
prima pagavamo per far vedere un annuncio alle persone.
Ora qualcuno sta sperimentando la possibilità di pagare per farlo leggere alle macchine che consiglieranno quelle persone.
Perplexity però ha detto no
Qui la storia diventa interessante.
Perplexity ha deciso di impedire che questi annunci influenzino i propri sistemi, considerando questa pratica assimilabile al cloaking: mostrare ai crawler contenuti diversi rispetto a quelli presentati normalmente agli utenti.
E nasce immediatamente il problema.
Possiamo comprare autorevolezza agli occhi dell’AI?
Finora abbiamo parlato molto di ottimizzazione per i motori generativi: creare contenuti sufficientemente validi e autorevoli da essere utilizzati spontaneamente dalle AI.
Questo esperimento introduce qualcosa di diverso:
pagare una fonte autorevole affinché determinate informazioni vengano messe davanti alle AI.
Potremmo quasi chiamarla pubblicità verso l’AI.
Ma il confine è delicato.
Perché se l’AI dovrà consigliarci un prodotto, vogliamo sapere che quel consiglio deriva dalle fonti che considera migliori oppure qualcuno potrà pagare per entrare nel suo processo informativo?
Perplexity ha già tracciato una prima linea.
OpenAI e Google, secondo quanto riportato finora, non hanno ancora espresso una posizione pubblica specifica su questo esperimento.

Una nuova battaglia pubblicitaria?
Potremmo quindi trovarci davanti a due mercati molto diversi.
Pagare l’AI per raggiungere una persona, come avviene con gli annunci dentro gli assistenti.
Oppure:
pagare una fonte per cercare di raggiungere l’AI.
È presto per sapere se il secondo modello funzionerà. Lo stesso TIME ammette che siamo in territorio inesplorato e non è ancora chiaro come i diversi sistemi AI tratteranno questi contenuti sponsorizzati.
Ma la domanda merita di essere posta adesso:
Se domani saranno le intelligenze artificiali a scegliere prodotti e fornitori per nostro conto, chi controllerà le informazioni che hanno ricevuto prima di consigliarceli?
Benvenuti nella pubblicità del futuro.
Dove, a quanto pare, il cliente da convincere potrebbe non essere più soltanto umano.
